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Disquisizioni semantiche

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Prendete una frase come tante altre.
Una a caso.
Diciamo… “Voglio un paio di corna”.

Tesi:      “Un paio di corna” =/= “due corna”

Prerequisiti: http://www.etimo.it/?term=corno

Dimostrazione:
‘Corna’ è il plurale di ‘Corno’. —> due corna, tre corna, quattro corna, cinque corna…infinite corna

‘Un paio” =
un=1
paio=2
‘Un’ x ‘paio’ = 1 x 2
‘Un paio di qualcosa” —-> due di qualcosa.
     |
     |
     |
     v
“Un paio di corna” —-> due di corna.
Ma quante corna ci sono nel plurale ‘corna’?
Se ‘corna’ comprende tre corna, allora ‘un paio di corna’ ci porterà ad avere 6 corna,
Se ‘corna’ comprende 12 corna, allora ‘un paio di corna’ ci porterà ad avere 24 corna.

Ma un genericissimo paio di corna, che non specifica quel plurale ‘corna’, che cosa dovrebbe esattamente moltiplicare per due?

Conclusione:
“Un paio di corna” è equivalente a “Delle corna”

Implicazioni:

“Voglio un paio di corna”, posto che ‘corna’=2

lascia indefinito il tipo di corna. Può essere che l’insieme ‘corna’ comprenda diverse cose.

Così potrei ritrovarmi ad avere 4 donne nel letto del mio fidanzato, così come 1 donna e 3 corna di cervo, 2 corna di cervo-1 donna-1 corno napoletano ecc.

Vi risparmio tutti i calcoli matematici che Lui si è divertito a fare.
Comunque, pensateci.

Sulla Relazione e piccole novità.

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Prima di raccontare alcune evoluzioni sulla situazione, volevo prendermi un pò di tempo per chiarire la relazione che ho con Lui. Mi sono resa conto, tramite alcune delle mail dei lettori, che la situazione è facilmente fraintendibile, e che io sono una tipetta piuttosto strana che non permette di figurare bene la situazione.
Quindi precisiamo un pò di cose.

– Il cuckqueaning e il bdsm sono due cose diverse. Penso sia importante sottolinearlo: il cuckqueaning è a pieno titolo un fetish, che non implica necessariamente la presenza di un rapporto di potere sbilanciato tra i due partner. Avete presente gli scambisti? Non mi pare che si umilino a vicenda mentre scopano altri (o almeno, non tutti lo fanno); ecco, siamo su questo livello del fetish. Di per sè la cuckquean o il cuckold che si fa una sega guardando il partner andare con un altro non implica necessariamente una posizione subordinata. Che questo accada nella maggior parte dei casi, è responsabilità dei praticanti nel darsi effettivo del fetish, non è una regola della pratica stessa.

Un lettore in particolare mi ha posto la domanda “Si può definire cuckquean una slave?”. Non è una domanda stupida. Per niente. Pensiamo a questa situazione emblematica: un Master che offre la propria slave ad altri; lui è forse un cuckold? Sa che lei va con altri, magari assiste anche, la cosa lo eccita anche. E’ un cuckold lui o è lei un oggetto offerto al primo offerente dal Master che può fare di lei ciò che vuole? Se una slave è costretta a servire le amanti del suo Master, è una cuckquean che ricava piacere assoluto dalla situazione o è una slave che obbedisce agli ordini?

Sono una paranoica dei livelli (mi pareva si fosse già capito col mega post sulla Metacomunicazione), perciò direi che sebbene il confine sia labile è bene essere precisi, per evitare ambiguità e superficialità. Una sub (arriverò poi alle slave) non può essere trattata come una cuckquean: se il suo piacere deriva dall’obbedire al Master, questo non è la stessa cosa del dire “la eccita saperlo con un’altra”. Ci rendiamo conto dell’immensa differenza?
Io cuckquean posso permettermi di tornare a casa e trovarmi il mio Lui con un’altra sul divano che ci danno dentro come se fossero tornati in auge i riti dionisiaci; io sub se tornassi a casa e mi ritrovassi in una situazione simile con Lui che fraintende il mio volerlo servire con i suoi capricci accontentati sempre e comunque, avrei tutti i diritti di prendere una sedia e giocare a bowling con due birilli formato umano.

Il cuckqueaning, così come il cuckolding, prevede che il cuck chieda/proponga/accetti con un grande pollice in su l’adulterio da parte del partner. Non è una costrizione, non è un’imposizione, è una LIBERA SCELTA. Il cuck sa già di esserlo e si prodiga per farlo capire al proprio partner (e mi riferisco al lungo purgatorio che molti cuckold devono passare per convincere la propria moglie ad andare con altri e che loro non sono andati fuori di testa), oppure davanti alla proposta dell’altro capiscono che l’idea li eccita immensamente. Sono i primi a rendersi conto che c’è una risposta sessuale immediata al pensiero del partner con un altro/a, non ci sono livelli intermedi del tipo “io servo Lui; ergo accetto che Lui vada con altre; ergo mi eccita che Lui vada con altre perchè così confermo il mio servirlo”. Sono cose diverse.

Tornando alla domanda iniziale: una slave implica un contratto in cui lei ‘dona’ la propria volonta al suo Master. Lascio perdere il fatto che per me è essenziale che nel contratto ci sia la possibilità da parte della slave di metacomunicare e di avere metaregole nel caso in cui le cose non vadano, ma più in generale, se la situazione della slave prevede che a lei va bene tutto quello che il Master fa, lei lo deve solo accettare. Ma anche qui, siamo alla definizione di Cuckquean. E’ semplicemente la moglie consenziente all’adulterio del marito? O è qualcosa di più? Una Cuckquean non è forse la moglie consenziente ed eccitata all’adulterio del marito?

La slave accetta, la Cuckquean spinge. La slave obbedisce, la Cuckquean propone. La slave serve, la Cuckquean offre servigi.

– Dopo questa lunga introduzione, arriviamo al mio caso personale. E’ tempo che vi facciate un pò idea di come funziona tra me e Lui il mondo bdsm&fetish.

Premetto il fatto che nessuno dei due ha spinto l’altro ad entrare in questo mondo, ci siamo conosciuti che avevamo già queste spinte. Lui era già interessato alle relazioni M/s e al bdsm in generale, e io ero già una piccola pervertita ossessionata dal tradimento.
Già, perchè la sottoscritta ha in testa questa cosa dall’infanzia. Devo averlo accennato in qualche altro post, ma per me la competizione si è sempre mischiata con qualche livello di tradimento, perciò nella mia testolina infante immaginare una scenetta in cui la mia personcina ne usciva fuori vittoriosa e stupenda, implicava sempre e comunque la quasi perdita di qualcuno, la competizione, la ‘lotta’ e la mia vincita personale.
Quando io e Lui ci siamo conosciuti io non ero minimamente pronta ad incontrare i suoi desideri. Ero così accecata da questa mia vittoria nella competizione, che non concepivo una situazione in cui dovessi abbassare la testa. Ero testarda, cocciuta, orgogliosa nel peggior senso possibile, ed egoista a livelli sinceramente curiosi.
Abbiamo entrambi avuto modo di maturare, lontani ma sempre rivolti l’uno all’altra. Lui ha formato la sua meravigliosa personalità, il suo carattere dominante, ha personalizzato il sesso in modo da conformarlo al suo carattere, è diventato un Uomo. Io ho imparato che il mio orgoglio aveva milioni di modi più costruttivi di esprimersi, ho ampliato i miei orizzonti attraverso interessi e studi che mi hanno resa capace di vedere l’Altro rispetto a me, ho trovato il compromesso che mi permetteva di essere Libera.
Quando io e Lui ci siamo reincontrati e ci siamo innamorati di nuovo, gli anni di teatro mi avevano già fatto capire quanto amassi entrare in personaggi che erano fuori da me. Avevo già sviluppato un Estetismo che mi spingeva verso milioni di interessi, i quali mi davano tutti una certa dose di autostima, permettendomi di sentirmi Bella. Avevo ancora in mente la valchiria che volevo essere nell’ambiente cuck, ma in aggiunta avevo anche capito quanto ero in grado di piacermi mentre mi inginocchiavo.
Sono una sub sicuramente atipica, vado ben oltre ciò che mi viene chiesto e lo faccio per puro piacere personale, vedo in Lui il riflesso della mia figura, e mi piace così tanto che continuo a servirlo per compiacermi. Forse mi piace la discrepanza che si forma tra il mio orgoglio e il mio carattere fermo e a tratti aggressivo, con la me sottomessa e composta, dignitosa e calma.
Ne parlo spesso con Lui, più che sub sembro una cortigiana, dipende dalle giornate.
Lui conosce questi miei tratti e li sposa perfettamente con il suo carattere, dandomi sempre nuove possibilità di esprimere me stessa. Lui traccia la strada perfetta, e quando decido di percorrere una strada alternativa perchè sento che mi piacerei di più in quell’altra, trovo che Lui non solo l’aveva già prevista, ma me l’ha anche decorata. Lo sento accanto a me e contemporaneamente tre passi in avanti, ci lasciamo la libertà di essere noi stessi completamente.
E’ l’unico verso cui avverto il desiderio di sentirmi Bella servendolo. Mentre con tutti gli altri (e specialmente le donne) sono persino dominante, con Lui non posso fare a meno che abbassarmi, perchè so che non perdo nulla della mia persona nel farlo, non mi forzo in nulla, ma mi affido a Lui che mi conosce e sa anticiparmi.

Ora, dopo queste immagini molto carine, sottolineo il fatto che io e Lui metacomunichiamo in continuazione. Non c’è un solo giorno in cui non parliamo di come ci sentiamo riguardo ad una cosa piuttosto che ad un’altra. Dopo ogni fantasia cuckquean, mentre ancora ansimo per l’orgasmo mi fermo a raccontargli cosa mi è piaciuto e cosa no, cos’è che avrei voluto e cos’è che si potrebbe fare. Abbiamo entrambi lo stesso potere nel metacomunicare, entrambi proponiamo, discutiamo, decidiamo insieme il da farsi.

In questi mesi ho amato fondere alcuni tratti sub con il cuckqueaning. Ci siamo entrambi divertiti come matti trovando nuovi modi per ‘umiliarmi’, sia verbalmente che fisicamente. Ho imparato tantissimo in quest’anno, e sono anche maturata su moltissime cose, ho imparato a vedere diversamente tantissime altre.
E’ stato Lui a dirmi che era il momento di separare più nettamente il lato sub da quello cuckquean, perchè il periodo di vita che sto vivendo richiede che io sia aggressiva e decisa, per puntare il più in alto possibile e non fermarmi davanti a niente. Non me ne stavo rendendo conto, ma stavo naturalizzando le umiliazioni verbali, mi accoccolavo come un gatto pronto a ricevere una carezza e due pizzicotti, contenta di avere attenzioni. E’ una strada legittima, ma non è quella più utile. Temeva che questo potesse ripercuotersi fuori dal cuckqueaning, fuori dal bdsm.
Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di accentuare la metacomunicazione, cosicchè ogni volta che stiamo parlando all’interno della dinamica cuckquean, dobbiamo avvisarci a vicenda, per non rischiare nemmeno inconsciamente di confondere i livelli.

Questo mi porta direttamente a parlare delle piccole evoluzioni che ci sono state.
Dovete sapere che io effettivamente questa nuova amica di Lui l’ho conosciuta. Partendo un pò dall’inizio della giornata, io dovevo avere un esame nel primo pomeriggio, e dovevo decidere se lei poteva venire in casa nostra per studiare tutto il pomeriggio con Lui. Dico che dovevo decidere perchè avevo l’ultima parola a riguardo, perchè non dovevo assolutamente rischiare di distrarmi durante l’esame, così se avessi scoperto che l’idea di loro due insieme in casa NOSTRA da soli mi faceva deconcentrare, l’avrei detto a Lui e loro due si sarebbero visti in biblioteca invece che a casa.
Invece è stato tutto estremamente naturale. Ero totalmente rivolta al mio esame e nemmeno per un istante il pensiero di lei con Lui mi ha fatta deconcentrare. Sono andata in università mentre mandavo sms a Lui per sapere se lei era arrivata, poi ho aspettato di poter entrare nell’aula ripassando gli argomenti e nei momenti liberi persino fantasticando su loro due insieme. Ho fatto l’esame dando il 110%. Ci ripensavo mentre tornavo a casa, che quello era proprio il tipo di atteggiamento che volevo avere: quando ad Aprile parlavo con Lui del mio feticcio per i tradimenti, avevo sottolineato quanto trovassi estremamente motivante il fare qualcosa di importante, non essere solo una fidanzata immobilizzata da qualche parte che si tocca (nulla togliendo a chi lo fa, semplicemente non è la mia strada).  Volevo essere una cuckquean che cavalcasse l’onda, più che starsene sotto di essa in una bolla protetta. Così mentre tornavo a casa pensavo che era stato estremamente soddisfacente dare un esame e sapere che Lui stava con lei da solo in casa. Mentre tornavo fantasticavo di poterli trovare in qualche momento intimo, di sbirciarli dalla finestra. Ho percorso i 2 km che mi separavano da casa con l’ansia di un bambino che aspetta la mattina per aprire i regali di Natale. Volevo tornare a casa e vederli.
Sono arrivata sotto la finestra in punta di piedi, ho assaporato come mai mi era capitato il momento in cui decidevo di sbirciare. Li ho visti sulla poltrona, seduti vicini che parlavano. Ho avuto un attimo di delusione per non averli scoperti in qualche gesto più intimo, ma poi ho pensato che era stato meglio così, quella giornata era perfetta così com’era. Così sono rientrata in casa, mi sono presentata a lei, ho raccontato com’era andata la mia giornata, loro mi hanno raccontato la loro, io ho parlato senza peli sulla lingua del mio fetish (sapendo che tanto lui gliene aveva già parlato), dandolo per scontato, e godendo nel vedere il suo viso forzatamente composto mentre io parlavo di un mondo così lontano dal suo. Mi sono sentita superiore perchè comprendevo e condividevo una realtà totalmente estranea alla sua, ed era lei a doversi sforzare per capire come fossi in grado di pensare così.
Lui mi ha stuzzicata chiedendomi se sarei dispiaciuta tornando a casa nel trovarlo a scopare, o nel vedere dei preservativi usati sul tavolo, e io ho sinceramente risposto che mi sarebbe dispiaciuto solo perchè non avrei potuto assistere. Le ho potuto spiegare che non sono il sogno di ogni ragazzo (clichè), perchè in realtà la posizione che ha Lui è tutto fuorchè facile, giacchè non si tratta semplicemente di andare con altre, ma di coinvolgermi sempre e comunque. Le ho messo bene in chiaro che la mia figura è imprescindibile, e nel momento in cui lui va con altre, anche se non sono presente fisicamente, sono implicata nella situazione. Non è mai una scappatoia da me, ma qualcosa di cui io faccio parte attivamente.
Lei ha continuato a non fare una piega, a registrare le notizie senza far vedere cosa ne pensava. Probabilmente le serve del tempo per metabolizzare la cosa, o forse non le interessa nemmeno.
Intanto sa che se vuole interessarsi a Lui, farebbe bene a tenere sempre a mente me.
Lui poi quella stessa sera l’ha riaccompagnata a casa, si sono scambiati l’ormai solito abbraccio stretto e poi lui ha raffreddato un pò i rapporti, sia per non viziarla troppo che per darle modo di capire bene le cose.

Ora siamo al punto in cui loro devono rivedersi da soli, lui forse ci proverà, o magari le parlerà direttamente chiedendole se le interessa la cosa. Non lo so sinceramente. Sono stranamente più tranquilla, mi va di scoprire cose nuove e l’ansia non mi prende più come prima. Forse ho confermato che ce la faccio, che so farmi valere anche in mezzo al cuckqueaning, che non sono una povera fidanzata il cui fidanzato approfitta della sua assenza.
Sono una tosta.
Bella e austera. Continuerò ad inseguire questo ideale.

p.s. Ultima precisazione: ragazzi (inteso in senso totalmente universale, mi riferisco a tutti i lettori, maschi femmine e di qualunque età)…cercate di capirmi, scrivo in prima persona di un’esperienza non esattamente semplice da descrivere in modo chiaro. Non dimenticatevi dei post in cui scrivevo di stare piangendo come una bambina terrorizzata, o quelli in cui dicevo di essere totalmente nel panico e incapace di fare un solo passo in avanti. Chi credete che mi abbia raccolta col cucchiaino in quei momenti?
Mi sento padrona del mio fetish nella misura in cui ho al 100% quel 50% di potere nel parlarne e decidere sul da farsi che ha anche Lui.
Sono un pò troppo intraprendente per essere una sub da manuale, lo ammetto. Questo non mi impedisce di godermi una sana sculacciata o cinghiata (ultima grande scoperta, quanto mi piace!) o qualsiasi cosa gli venga in mente o mi venga in mente.
Perciò non pensate così automaticamente che io sia quella che ‘tesse le fila’, andrebbe contro il tipo di cuckqueaning che voglio mostrarvi di avere. Io e Lui portiamo avanti INSIEME questa cosa, venisse meno uno dei due, crollerebbe tutto all’istante.

Detto questo, continuo a gradire immensamente le mail che mi mandate, vi invito a continuare senza ulteriori indugi

Metacomunicazione

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Premetto che questo articolo è frutto dei miei studi privati, indi per cui non è permesso il riutilizzo e/o il copia-incolla senza il mio permesso.

 

Probabilmente questo è l’argomento più importante che potrei mai trattare sul blog, e non ho la presunzione di concluderlo in un solo post. Avviso già da ora che se ne sentirà parlare più volte, sempre in maniera diversa ma sempre sottolineandone l’enorme importanza.
Quello che scriverò qui vale come mia personalissima opinione e non vuole essere un messaggio di Verità ultima. Leggetelo come un altro punto di vista abbastanza interessante da poter essere preso in considerazione. Per il resto, ognuno sceglie di vivere come preferisce.
Come dichiarazione d’intenti, vorrei evidenziare la mia assoluta convinzione che tutto il palcoscenico del bdsm/fetish può reggersi in piedi in modo sano e duraturo attraverso una singola azione: la Metacomunicazione.
Ora che ho specificato la mia tesi, prima di mettermi d’impegno ad argomentarla, vi regalo una digressione per capire bene di cosa si sta parlando.

Prendiamo due persone: Fabio e Patrizia. Stanno insieme, non stanno insieme, si conoscono, non si conoscono, sono amici, sono nemici; sono tutte cose che decideremo di volta in volta con gli esempi. I concetti che vi presenterò potrebbero essere caotici e troppo vicini, chiedo venia.

Il concetto base è che nel momento in cui Fabio comunica un messaggio a Patrizia, il processo comunicativo non è finito qui. Si inserisce il concetto di retroazione, laddove una volta comunicato qualcosa da A a B, B con la sua risposta modificherà a sua volta A.
Dato per certo che NON SI PUO’ NON COMUNICARE (il cercare disperatamente di non comunicare -anche con il linguaggio del corpo- è in realtà veicolo di un messaggio chiarissimo “non voglio comunicare”), la nostra vita è totalmente immersa nella comunicazione e nelle sue retroazioni.
Immediatamente agganciato alla retroazione è il concetto di equilibrio omeostatico, che reagisce a qualsiasi cambiamento facendo in modo che resti intatto l’equilibrio precedente al suddetto cambiamento. Un esempio? Consideriamo un individuo disturbato psicologicamente e la sua famiglia. Non è così raro che nel momento in cui l’individuo migliora e/o guarisce, qualcun altro in famiglia si ammala. Se consideriamo come l’equilibrio di quella famiglia comprendesse la presenza dell’elemento disturbato per permettere a tutti gli individui di relazionarsi in un certo modo, l’assenza di questo anello porta al processo omeostatico atto a trovare immediatamente un rimpiazzo. Questo vale per qualsiasi diade-triade o rapporto con più persone; l’equilibrio non è affatto detto che rispecchi quella che è la nostra idea di ‘stabilità’, ‘armonia’, ‘pace’. In una famiglia con la figlia schizofrenica, il padre assente e la madre iperprotettiva, i ruoli sono perfettamente incastrati e funzionanti, e l’equilibrio è assicurato da loro stessi; non solo, vi dirò anche che il loro equilibrio è ben più saldo di quello di una famiglia ‘sana’, in quanto le loro regole e la loro dinamica è ben più fissa ed immutabile delle altre. Vien da sè la considerazione che una comunicazione sana si adatta ai cambiamenti, ma i confini tra il giusto e lo sbagliato qui sono labili ed etici, perciò mi limiterò ad esprimere la mia idea senza cercare di condannare qualcuno.
Considerando invece il rapporto tra due persone, ci rendiamo subito conto quanto spesso e volentieri siamo impegnati nel dare una punteggiatura agli eventi. Prendiamo Fabio e Patrizia, che finalmente possono iniziare a fare il loro dovere in questo post. I due litigano in continuazione: lui accusa lei di essere isterica ed aggressiva, cosa che lo porta ad essere freddo e distaccato per trovare pace; lei accusa lui di essere freddo e distaccato, cosa che la porta ad essere isterica ed aggressiva per attirare disperatamente l’attenzione. Non serve una grande immaginazione per capire l’impasse in cui si sono vicendevolmente intrappolati.

Marito: (al terapeuta) So ormai per esperienza che se voglio la pace in famiglia non devo intromettermi perchè mia moglie vuole fare le cose a modo suo.
Moglie: Non è vero! Quanto vorrei vederti prendere qualche decisione o avere un pò più di iniziativa almeno una volta ogni tanto perchè…
Marito: (interrompendola) Non me lo permetteresti mai.
Moglie: Sarei contenta di lasciarti fare – ma se ci provo, non muovi neanche un dito, e allora devo fare tutto io all’ultimo momento.
Marito: (al terapeuta) Capisce? Uno non può occuparsi delle cose se e quando c’è bisogno – tutto deve essere pianificato e organizzato una settimana prima.
Moglie: (con rabbia) Fammi un solo esempio. Dì quand’è stato che hai fatto qualcosa negli ultimi anni.
Marito: Non ho nessun esempio da fare, perchè è meglio per tutti, anche per i bambini, se ti lascio fare a modo tuo. E’ una verità che ho scoperto molto presto dopo che ci siamo sposati.
Moglie: Sei stato sempre così, da quando mi ricordo – le decisioni le hai lasciate sempre a me!
Marito: Santo cielo, adesso mi tocca sentire anche questa (pausa, poi si rivolge al terapeuta) – ecco cosa dirà, dirà che stavo sempre lì a chiederle cosa voleva – per esempio “dov’è che vuoi andare stasera?” o “come ti piacerebbe passare il week-end?” e invece di capire che cercavo di farla contenta, si arrabbiava…
Moglie: (al terapeuta) Già, però quello che ancora non capisce è che se una sente un mese dopo l’altro la stessa sinfonia “tutto – quel – che – vuoi – cara – per – me – va – bene” una comincia a capire che a lui non gliene importa niente di quello che una vuole… [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.86-87]

Tutto questo ci porta all’importante concetto della ‘profezia che si autodetermina’ […] che dal punto di vista dell’interazione è forse il fenomeno più interessante nel settore della punteggiatura. Nella comunicazione, il ‘dare la cosa per scontata’ si può considerare l’equivalente della ‘profezia che si autodetermina’. E’ il comportamento che provoca negli altri una reazione alla quale quel dato comportamento sarebbe la risposta adeguata. […] L’aspetto tipico della sequenza (che poi è ciò che lo rende un problema di punteggiatura) è che l’individuo in questione crede di reagire a quegli atteggiamenti e non di provocarli. [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.88]

Una quantità imbarazzantemente grande di conflitti nelle coppie nascono proprio da un’errata punteggiatura, o ancor meglio dalla pretesa di inserire una punteggiatura ad un livello troppo maturo cronologicamente (relativamente al conflitto) per poterlo davvero fare. Se Fabio urta un vaso e Patrizia urla perchè era il regalo di sua nonna, non facciamo nessuna fatica a comprendere la punteggiatura; Fabio potrà scusarsi (e magari lamentarsi un pò perchè il vaso era in una posizione già di per sè precaria) e lei potrà sospirare e raccogliere i cocci (o magari tenergli il muso, non ha importanza).
Tuttavia questa possibilità non c’è sempre: a volte è talmente sottile la ragnatela che ha invischiato i comunicanti con un lento crogiolamento, che diventa assolutamente irrilevante porre una punteggiatura, perchè oramai entrambi hanno alle spalle lo stesso bagaglio e ne sono responsabili in egual modo.
Ha senso allora concentrarsi sull’analisi della loro situazione attuale e al modo per uscire dalle corde con cui si sono intrappolati. Ma facciamo una cosa per volta.

L’ultimo grande concetto che ci manca per poter trattare in modo soddisfacente l’argomento è quello di Metacomunicazione, per l’appunto. Dall’inizio del post non ho fatto altro che parlare di alcuni meccanismi della comunicazione, con relativi esempi laddove l’ho ritenuto necessario. Durante tutto questo post comunicherò sulla comunicazione: ergo metacomunicherò.
La necessità di definire la metacomunicazione è essenziale, perchè mai come in questo campo i livelli si mischiano. Se sto facendo una dimostrazione matematica e qualcuno mi fa una domanda, utilizza la lingua che padroneggia meglio al momento (può essere la sua lingua madre o l’inglese, se si trova in uno scambio culturale, o in qualsiasi altra lingua adatta alla circostanza). Se voglio fare una domanda riguardante la comunicazione, utilizzo la stessa lingua che uso quotidianamente, e le possibilità di creare ambiguità sono moltissime, perchè non c’è più alcuna distinzione tra la lingua che uso per comunicare e tra quella che uso per comunicare sulla comunicazione.
Comunicare sulla metacomunicazione è un livello ancora successivo, replicabile teoricamente all’infinito.
Ora, la metacomunicazione è essenziale per riuscire a chiarire la natura della relazione in corso tra due o più persone, così come per chiarire i ruoli di potere che ci sono all’interno.

I coniugi erano ricorsi allo psichiatra per i litigi (talvolta anche violenti) che scoppiavano tra di loro e che li lasciavano profondamente preoccupati perchè sentivano di aver fallito tutti e due come coniugi. Erano sposati da ventun anni. Il marito era un uomo d’affari di successo. All’inizio dello scambio verbale che riproduciamo, la moglie aveva solo osservato che per tutti quegli anni di matrimonio non aveva mai saputo in che rapporti fosse col marito.
Psichiatra: Lei vuole dire che avrebbe bisogno di ricevere da suo marito qualche indicazione per sapere se è contento di quello che lei fa.
Moglie: Sì.
Psichiatra: Ma suo marito non le fa delle osservazioni, positive o negative che siano?
Marito: E’ raro che io le faccia osservazioni…
Moglie: E’ proprio raro…
Psichiatra: Allora come- come sa che…
Moglie: (interrompendolo) Lui fa solo i complimenti. E’ questa la cosa che sconcerta. Mettiamo che mi si bruci qualcosa che ho cucinato -lui dice che è proprio ‘buono, molto buono’. Ma se preparo un piatto che è veramente buono, lui ripete la stessa frase: ‘Buono, molto buono’. Gliel’ho detto che non capisco quand’è che mi critica e quando mi fa i complimenti. Ma lui pensa che i complimenti mi spingano a far meglio, così quando proprio me li merito lui è al sicuro (li fa sempre). Stanno così le cose…Il valore dei complimenti l’ho perduto.
Psichiatra: Lei vuol dire che non sa in che rapporti è con una persona che le fa smepre i complimenti…
Moglie: (interrompendolo) No, io non so più quando è che mi critica e quando sono veri i complimenti che mi fa.
Anche se i coniugi sono entrambi pienamente consapevoli dello schema in cui sono impigliati, alla fine la consapevolezza non li aiuta a fare qualcosa che uscirne. [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.76]

Prendiamo ancora Fabio e Patrizia, e diciamo che lui sia il Master e lei sia la slave; lei è stata ‘collarizzata’ due mesi prima, e come moltissimi fanno, hanno stilato un contratto con tanto di firma e timbro. Quel contratto non è forse metacomunicativo? Non chiarisce la natura della loro relazione? Non stanno forse parlando della loro relazione su quel pezzo di carta? Poniamo il caso in cui Fabio e Patrizia metacomunichino senza sapere di farlo, senza distinguere consciamente i livelli. Mettiamo che Fabio abbia fatto qualcosa che ha ferito profondamente Patrizia a livello emotivo; qualcosa che doveva essere taboo, che doveva essere FUORI dal bdsm, e che invece era entrato con forza e l’aveva lasciata totalmente spogliata della sua sicurezza. Immaginiamoci Patrizia che gli dice – Non dovevi farlo -, e Fabio che le risponde – Non sei tu a dare gli ordini qui -.
Il problema? Patrizia sta metacomunicando, Fabio no. Fabio non ha distinto i livelli, e si sta comportando esattamente nel ruolo che gli è dato, non astraendosi. Ma per metacomunicare c’è bisogno di uscire dalla bolla di ruoli della dinamica relazionale. E’ come se due soldati di fazioni opposte in guerra abbandonassero le armi, si sedessero ad un tavolo e giocassero a scacchi decidendo le rispettive strategie.
Mi sembra estremamente chiarificatore citare il meraviglioso scritto teatrale di Edward Albee, Chi ha Paura di Virginia Woolf, dove la comunicazione tra i due protagonisti (che sono sposati) si piega al loro gioco e risulta così scarsa a livello metacomunicativo da mostrare gli effetti disastrosi di due ruoli che non riescono più a fare altro che distruggersi a vicenda.
Anzi, per essere sicura di dire con certezza tutto quello che voglio dire sull’argomento, cito me medesima copiando un paio di miniparagrafi da una ricerca che avevo fatto in passato, incentrata proprio sui paradossi della/nella comunicazione.

2. Il paradosso nella comunicazione

Entrando nello specifico dei paradossi pragmatici, questi hanno particolare valore nelle comunicazioni umane in quanto generano comportamenti che possono cadere nella schizofrenia e altre patologie.
Nell’interazione umana, si genera un paradosso quando:
・ Vi è una forte relazione di tipo complementare (ufficiale e subordinato, ad esempio).
・ Viene data un’ingiunzione che deve essere obbedita ma deve essere disobbedita per essere obbedita.
・ La persona che nella relazione ricopre la posizione one-down (sottomesso) non è in grado di uscire dallo schema paradossale in quanto non può metacomunicare*** (cioè comunicare sulla comunicazione paradossale).

La forma più frequente di paradossi nella pragmatica della comunicazione umana è un’ingiunzione che richiede un comportamento specifico, che proprio per sua natura non può che essere spontaneo. Ad esempio, chiunque riceva il messaggio “Sii spontaneo!” si ritrova in una posizione insostenibile, perché per obbedire ed essere spontaneo deve entrare in uno schema di non spontaneità, che è l’obbedienza. Alcune varianti possono essere:
(a) “Dovresti amarmi”
(b) “Non essere così ubbidiente”
(c) “Sai che puoi fare quello che vuoi, non preoccuparti se però poi piango”

Queste ingiunzioni sono paradossali in quanto richiedono la simmetria in un tipo di rapporto complementare.
Sottoporre una qualunque persona per lungo tempo ad un tipo di comunicazione di questo tipo significa ledere significativamente la sua salute mentale, in quanto uno stimolo paradossale non può che generare una risposta altrettanto paradossale. Il lavaggio del cervello infatti si fonda quasi esclusivamente sul paradosso pragmatico.

Lo studio condotto a metà del 1900 da Bateson, Jackson, Haley e Weakland ha gettato nuova luce sul comportamento schizofrenico, ipotizzando che fosse l’ambiente a generare la schizofrenia, e non la schizofrenia a degradare l’ambiente circostante. Secondo loro infatti lo schizofrenico “deve vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali in qualche modo saranno appropriate”. Studiando approfonditamente questo tipo di comunicazione, sono arrivati a coniare il termine doppio legame.
Questo è generato quando:
・ Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, per alcune, o per tutte.
・ Viene dato un messaggio che è strutturato in modo tale che (a) asserisce qualcosa, (b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione, (c) queste due asserzioni si escludono a vicenda.
・ Si impedisce al ricettore del messaggio di uscir fuori dallo schema stabilito, o metacomunicando o chiudendosi in se stesso.

Possiamo evidentemente notare come alla base del doppio legame vi sia proprio un paradosso pragmatico nella sua definizione da manuale. In particolare, impedire al ricettore del messaggio di uscir fuori dallo schema lo costringe di fatto a reagire forzatamente all’ingiunzione, che in quanto paradossale lo porta a rispondere in modo anch’esso paradossale.
È importante poi sottolineare che questo tipo di relazione non è unidirezionale, ma ogni membro del rapporto avrà importanza eguale rispetto agli altri, e se un doppio legame produce un comportamento paradossale, sarà proprio questo a legare il legatore. Perde allora di senso la domanda “come”, o “perché” in quanto questi sistemi patologici sono circoli viziosi auto-perpetuantesi. Laddove vi è un doppio legame, si potrà diagnosticare nel membro “più disturbato” la schizofrenia.
Davanti ad un doppio legame, le possibili reazioni possono essere:
・ La persona penserà di essersi lasciata sfuggire un particolare importante per rendere sensato lo schema, idea ancora più motivata dal fatto che per tutti gli altri membri lo schema appare come logico. Sarà perciò ossessionata dallo scoprire questi elementi, e non trovandoli porterà la ricerca a fenomeni senza alcuna attinenza col significato e con gli elementi che cerca di trovare.
・ Opterà per la soluzione paramilitare, e cioè prendere tutte le ingiunzioni alla lettera, elidendo ogni idea personale. L’osservatore perciò potrebbe notare comportamenti insensati in quanto mancherebbe la capacità/volontà di distinguere ciò che è banale da ciò che è importante, ciò che è plausibile e ciò che non lo è.
・ Potrebbe scegliere di chiudere i canali di comunicazione ed isolarsi psicologicamente e fisicamente, per evitare di dover reagire all’ingiunzione. L’osservatore si troverebbe davanti ad un soggetto autistico. Per lo stesso motivo la persona potrebbe decidere di diventare iperattiva, al punto da sommergere tutti i messaggi in entrata.

Una volta che il messaggio paradossale è stato imposto alla persona che a sua volta ha risposto con un comportamento paradossale anch’esso, il paradosso è imposto agli altri comunicanti, completando il circolo vizioso. Ogni comunicazione infatti tende a creare un circuito a retroazione positiva, cioè dove una volta che A ha inviato un messaggio a B, questo invia un messaggio sull’output ad A che lo modifica.

***Sull’importanza della metacomunicazione, rimando al paragrafo successivo, su “Chi ha paura di Virginia Woolf”

2.1 Chi ha paura di Virginia Woolf?

“Chi ha paura di Virginia Woolf” è un dramma teatrale di Edward Albee, scritta nel 1962 e rappresentata in tutto il mondo.
La trama è abbastanza semplice: tratta di una coppia sposata, Martha e George che invitano una domenica la coppia Nick e Honey, molto più giovani di loro. Tutto il dramma ruota intorno al confronto tra queste due coppie e allo scontro incessante tra Martha e George che con numerose escalation continuano a lottare per avere l’ultima parola su tutto. Imbastiscono una serie di giochi psicologici che portano la coppia ospite ad essere coinvolta nel gioco perverso tra i due protagonisti, e a scoprire che questi due mantengono il mito di un figlio immaginario che George ucciderà (sotto lo sguardo incredulo di Martha) alla fine della storia.
Il rapporto dei due protagonisti è un perfetto esempio di doppio legame, dove entrambi sono invischiati in quelle regole che non sono in grado di modificare e che fanno sì che il loro schema comportamentale si replichi all’infinito.
L’importanza della metacomunicazione risulta subito evidente, laddove manca in entrambi la capacità di comunicare sul loro gioco per modificarlo. Mancando quella che è la figura del terapeuta, che sarebbe in grado di cambiare il doppio legame e le regole, i due protagonisti continuano a tentare di distruggersi a vicenda, in un’escalation che non si esaurisce nemmeno alla fine del dramma teatrale, che non segnala certo la risoluzione del conflitto.
Poiché non c’è nulla che distingue la loro metacomunicazione dalla comunicazione, le proposte per modificare il gioco o per cessarlo non vengono ascoltate dall’altro che le interpreta come se fossero parte del gioco stesso.
Un esempio è l’episodio in cui Martha, implorante, prega ripetutamente George di fermarsi, con questo risultato:

Martha: (con tenerezza, si muove per toccarlo) Ti prego, George, basta con i
giochi, io…
George: (le dà con violenza un colpo sulla mano) Non toccarmi! Le tue zampe
tienile pulite per gli studenti!
Martha: (grida spaventata, ma debolmente)
George: (le afferra i capelli e le tira indietro la testa) Adesso stammi bene a
sentire, Martha; hai avuto la serata e la notte tutte per te e adesso non puoi piantarla anche se non hai più sete di sangue. Noi andremo avanti e ti sistemerò in un modo che il tuo spettacolo di stanotte sembrerà un quadretto di Pasqua. Adesso ti voglio un tantino sveglia. (La schiaffeggia leggermente con la mano libera) Tira fuori un po’ di vita, bambina mia. (La schiaffeggia ancora)
Martha: (cercando di liberarsi) Fermati!
George: (la schiaffeggia ancora) Riprenditi! Ti voglio in piedi e in forma, tesoro
mio, perché sto per metterti a terra e allora bisogna che stai su. (La schiaffeggia ancora; le dà una spinta e la lascia andare; lei si riprende
Martha: Va bene, George. Che vuoi?
George: Una battaglia alla pari, bambina. Tutto qui.
Martha: L’avrai!
George: Voglio vederti furibonda!
Martha: SONO FURIBONDA!
George: Lo sarai molto di più.
Martha: NON DARTI PENSIERO DI QUESTO!
George: Sono contento per te, ragazza mia. Adesso giocheremo questo gioco
fino alla morte.
Martha: La tua!
George: Avrai una sorpresa. Ecco i ragazzi. Tieniti pronta.
Martha: (passeggia per la stanza come un pugile sul ring)Sono pronta. [pp.208-9]

2.2 Conseguenze del paradosso

Bisogna tener presente che ogni relazione possiede strumenti di omeostasi che cioè permettono al sistema di restare in equilibrio. Un messaggio paradossale che genera un comportamento paradossale che provoca una comunicazione paradossale, è un sistema omeostatico dove l’equilibrio non solo è stabile ma è addirittura auto-perpetuante. I sistemi di comunicazione insani presentano regole ben più rigide di quelle di un sistema sano, in quanto l’omeostasi condizionata dal circolo vizioso fa si che non sia accettabile il cambiamento, perciò qualsiasi strumento per ristabilire l’equilibrio farà si che la situazione continui in eterno uguale a se stessa.
Sottolineo il fatto che le regole rigide presenti nei sistemi insani ad un osservatore esterno potranno far sembrare laa situazione caotica.
Un’altra importante differenza tra i sistemi sani ed insani è che questi ultimi mancano di metaregole, cioè di regole per il cambiamento delle proprie regole, nel caso in cui si rivelino inadeguate. Questo è evidente se si pensa che il sistema è eterno nel suo circolo.

Possiamo ipotizzare tre diverse situazioni paradossali che possono generare tre quadri clinici patologici:
・ La persona viene biasimata per il modo in cui vede il mondo o per la percezione che ha di se stessa. La persona (spesso un bambino dai propri genitori) tenderà perciò a diffidare dei propri sensi. Verrà esortata a vedere le cose “nel modo giusto” e ad essere accusata di esser pazza per pensare le cose in un certo modo. Il quadro clinico della persona corrisponderà a quello della schizofrenia, in quanto non sarà più in grado di trovare nessi logici che gli altri vedono apparentemente con chiarezza e lei no.
・ La persona viene rimproverata per il fatto di provare sentimenti che non dovrebbe provare. Si sentirà perciò in colpa per la propria incapacità di provare sentimenti adeguati, e il senso di colpa potrebbe essere l’ennesimo sentimento non giustificato. Cercando di provare quello che gli viene detto di dover provare, il comportamento della persona corrisponderà al quadro clinico della depressione.
・ La persona riceve da individui per lei importanti asserzioni dove le si chiede un certo tipo di comportamento e il suo opposto, ritrovandosi nella situazione di poter obbedire solo disobbedendo. Il comportamento corrispondente è quello della delinquenza o di instabilità.

In definitiva, ciò che fa di una relazione paradossale un circolo senza fine è l’impossibilità di cambiare le regole dello schema (metaregole) o di comunicare sulla situazione paradossale (metacomunicazione). I membri infatti non possono vedere, rimanendo all’interno della relazione, le alternative che non sono in essa contenute.

Non dimentichiamoci però che la nostra esistenza è satura di paradossi. Molti rapporti assicurano la propria stabilità quando i partner considerano realmente la possibilità di lasciarsi. La comunicazione paradossale abbiamo già detto che genera patologie laddove si forma un doppio legame per lungo tempo e questo diventa il pilastro base della comunicazione stessa.

Citare questi paragrafetti mi ha permesso anche di inserire gli esempi delle conseguenze di questi tipi di comunicazione paradossale.
Se consideriamo il mondo BDSM dove il dolore non è mai solo dolore e un “Sei solo una puttana” non vale mai (o almeno, quasi mai) fuori dalla sessione, la metacomunicazione svolge un ruolo a dir poco vitale per la coppia.
Specialmente per coloro che praticano i loro fetishes 24/7 è necessario saper conversare su metalivelli, perchè non c’è nemmeno più l’ambiente circoscritto dal tempo della sessione, perciò smette di esserci un Dentro e un Fuori.
Me ne rendo conto sempre di più man mano che pratico all’interno del bdsm: la metacomunicazione è l’unica cosa che impedisce di cadere all’interno di un rapporto paradossale e deleterio. Vedo moltissime coppie (non necessariamente intese come coppie ‘romantiche’) che non metacomunicando consciamente si ritrovano invischiate in un circolo vizioso che li intrappola sempre di più, in una spirale di pretese e concessioni non capite.

“Il fatto è che una persona non può scegliere la sola alternativa che la aiuterebbe a scoprire quello che la gente vuol dire; non è in grado – se non viene molto aiutata – di discutere i messaggi degli altri. Ma se non è in grado di farlo, l’essere umano è simile a ogni sistema autoregolantesi che abbia perduto il suo regolatore; gira entro una spirale di deformazioni interminabili che sono però sempre sistematiche” [Bateson, Gregory, Jackson, Don D., Haley, Jay e Weakland, John, “Toward a Theory of Schizophrenia”, Behavioral Science (1956), 1, pp. 251-64]

L’ambiente cuck in particolare è pieno zeppo di queste situazioni, perchè si basa sulla stessa pratica paradossale del tradire senza tradire davvero. Le oscillazioni tra ciò che è oltraggioso all’interno della coppia e ciò che non lo è sono veloci e instabili, nonchè imprevedibili. Se la diade ha anche un doppio legame di tipo Mistress e sottomesso, abbiamo la perfetta ricetta per una situazione intricata destinata ad intricarsi ancora di più, dove i paletti limite vengono spostati più in là senza alcuna logica. Come se in un rapporto BDSM la safe-word (metacomunicazione per eccellenza, la porta di ‘salvezza’) venisse cambiata arbitrariamente da uno dei due ogni giorno senza che l’altro lo sappia, così da intrappolarlo all’interno del ruolo senza possibilità di scampo.
Persino nei contratti di collarizzazione più stretti, laddove viene indicata come regola finale “La slave non può decidere di interrompere la relazione”, c’è sempre la libertà di metacomunicare e modificare le regole attraverso delle metaregole.
E’ un tipo di libertà che non deve MAI, MAI essere revocata. E deve essere nella testa di tutti che questa libertà non PUO’ essere revocata perchè saltando di livello si può sempre arrivare a parlare da pari a pari con il partner che si ha di fronte.
La sottomissione è pur sempre un atto di volontà individuale, così come essere Master/Mistress o essere slave richiede la collaborazione di entrambi, ed entrambi hanno pieno diritto di conversare con l’altro per correggere la dinamica qualora stesse uscendo fuori dai binari.

Leggo di troppi rapporti che vanno alla deriva e che, con un occhio sufficientemente lungimirante, si mostrano destinate a circoli viziosi sempre più stretti finchè uno dei due (o entrambi) non soffocherà.
Pensiamoci.

Bibliografia: Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971);
Watzlawick, “Il codino del Barone di Münchhausen”, Milano Feltrinelli (1989)

Humiliation Station – ENGLISH VERSION

Standard

I keep on doing things that surprise me.
I told myself I wasn’t in a sub-position, that I wasn’t searching for humiliation and I didn’t like it. Despite everything, I look at my experiences and I realize that it’s as if I’m looking for situations outside the provided framework just to test me. To see if I can. If I can still breathe with my lungs underwater.
Well, I can.

Lately our dear girl has been capricious like a child, and she changed her mind a dozen times about seeing my boyfriend before or after her vacation. I was irritated because I couldn’t bear to see her dictating us, deciding when doing it was better or worse; that she could dare to push him to choose one way rather than another; that she believed she could influence him in some way, as if I didn’t exist. Probably that’s how it is: for most of the time she is convinced that I don’t exist. It must be one of her ways to escape from her guilt.
She could grow a pair of horns (devil’s horns I mean*) and play the field to spice up the situation, but maybe I’m asking for too much.

Last night we were at the birthday of our dear friend (see one of the initial posts for clarifications) and she was there too of course, plus the parade of girl friends.
He and I were very well dressed. I had spent more than two hours to get ready, but he in 20 minutes was able to shine more than I would have ever been able to. He was just charming, and I did my best to match up.
At the door I was very nervous to the idea of finally seeing her, talking to her, giving my memories a realer shade.
She opens the door, wearing a mini sheath dress that blows up her forms from all sides. I seriously thought that she might have breathing problems with a dress that tight, but her intention was to show off at least at that juncture.
We exchange two sentences of circumstance and she’s very quick to ignore me. She goes back to her friends and I get to be deliberately put aside. I know that she does it for fear and discomfort, but a part of me thinks that it can also be intentional.

When our friend does the honors and shows us the apartment, I finally see the room where my nightmares have taken place. I had a weight on the chest and clearly heard the pressure drop below my shoes. I forced myself to concentrate on useless things, but I kept noticing details that I had heard or seen in the photos. That is the mirror she used to take her nude photos, that‘s where she masturbates in the shower thinking of him, that‘s the BED where they rubbed on each other. I felt tiny in that room and I was feeling really bad. I noticed the many clothes left out and I guessed her indecision in choosing the dress for the evening.
Finally we go back in the living room with everyone else.

Dinner time: he is very sweet next to me and doesn’t miss half of a chance to kiss me, caress me, hug me, boast about me and look at me with the typical look of the “you charm me even after 5 years, you see?”  I chat with everyone and try to shake off the anxiety. He insists with me to make me recite Hamlet’s soliloquy in English, and though with some reluctance I do it. I notice her eyes always on him, and when hers meet mine they’re sometimes annoyed  and sometimes curious. I finish my acting and they’re all  clapping their hands, I’m still embarrassed by the sudden “performance”.
More time passes and we all begin to feel more comfortable, we can speak seriously about our studies and we are much more friendly. Everyone but her, who doesn’t talk to anyone and with every kind of excuse disappears somewhere.

At the end of the evening 5 of us remain and she still avoids us as if she held a grudge against us.
We sit on the sofa, she is beside me and he is on HER side, but they don’t talk to each other. She decides to go to sleep shortly after with the excuse that she had to wake up early (but she was just begging him through sms to stay for the night a couple of hours ago!) and she does the most pathetic scene of the evening: she greets everyone with kisses and hugs and then turns to him and…. gives him a wave of her hand.

Now, if she really wanted to act like the innocent one and not making me suspect anything, she has really failed. How could I not think there was something suspicious?!
He teases her and gets up to say goodnight, she touches his cheeks with hers but she looks terrified, I have an inquisitorial gaze that was telling a great deal.
After she’s gone, just the time for some befitting and we also go back home.

Result of the evening from the cuckqueaning point of view: disappointment. Disappointed because I was prepared for a battle that didn’t happen. I would rather believe that she is so subtle as to not even having to commit to prove something to me or tease him on these occasions because when I’m gone she can do whatever she wants; but instead she was just so uncomfortable that she didn’t say a word and had to camouflage herself with the furniture.
How can I feel superior to a piece of furniture? C’mon, it’s idiotic, and I’d look like a fool.
I was hoping for some gesture, phrase or attitude that didn’t happen. I found myself hoping that she would try to humiliate me. Anything better than that cowardly silence.
In her place? In her place I would have made sure that I’d wanted to get away from that house and that I could no longer find where I parked the car through my veil of tears. I would have been so mean to me in her place.

Any idea?
– She had the chance to do the honors, and show me in detail her bedroom where he almost fucked her.
– She had the chance to let slip many details of the times he stayed with her all night. Songs, speeches, anecdotes, anything would have worked.
– She had the chance to take advantage of the fact that for the first 20 minutes he had gone into the kitchen and had not yet had the opportunity to be affectionate with me, so she could have reached him and talked to him.
– She had the chance not to wear panties, and after having reached him in the kitchen, making him notice it.
– She had the chance to touch herself and then come to compliment my necklace (a gift from him) by touching it with wet fingers and forcing me to smell it.
– She had the chance to send him some pictures while we were at dinner. He would have received the pictures but wouldn’t have been able to show me anything right then (as he usually does), so I would have known for certain that she had sent them to him and I’d have gone paranoid about the fact that I was excluded.
– She had the chance to find excuses to be alone with him. When he went to the bathroom, for example, she could have reached him and everyone at the party would have done “innocent” jokes about the fact that both of them were gone. I would have been the only one who knew that the rumors had some truth.
– She had the chance to offer to masturbate him so he would have returned from the bathroom with a raging hard on, and I would  have known what had happened.
– She had the chance to ask him to help her with the books that she had to give him back, but oops they were in her room and they’d had to look for them…
– She had the chance to strike up a chat with me and make me a speech about betrayal, about her (fake) bad experiences and how lucky I was to have a boyfriend so in love and faithful.
– She had the chance to sit next to him at the table and play footsie with him.
– She had the chance to be the social one and with the excuse to continue with some conversation with me, follow us when we went to the balcony because he was smoking, in order to not leave us alone.
– When on the balcony he pricked himself twice with the plant that was behind him, the second time she could have tried to protect him, she could have pricked herself or pretended a sprain to make him worry for her and take care of her.
– She had the chance on the couch to put her knees high towards him, so as to show that she had no underwear. Or she could have done it to show her panties. She could have done it even closer to me, but putting her back towards me to speak with him.
– She had the chance to ask him a foot massage and then slyly at me “you don’t mind, do you?”
– She had the chance to send text messages to him throughout the evening.
– She had the chance to talk to him about anecdotes in which I had not been present, to exclude me.
– When she had to say goodbye, she had the chance to bend down to be over him.
– She had the chance to put some music, and very naturally begin to dance staring at him.
– She had the chance to pretend to have received a message for which she was very upset, and could have asked him to talk in private. With a sufficiently convincing face no one would have thought bad of her, because if something serious had happened it was possible that he already knew the circumstances and that therefore she trusted to confide in him.
– She had the chance to bring the dog down for a walk and could have asked him to accompany her, as he was the strongest man present. “So I’m safer.”
– Sha had the chance to make matters worse every time she took him for herself by saying “I’ll steal him a moment” or “I’ll borrow him.”
– Again on the idea of taking off her panties, she could have come to him and put them on his hand on the sly. He would have had to find a way to get rid of them or hide them, and I’d have discovered it later, and then I would have gone into paranoia.
– Moving the general conversation on sex (which is not at all difficult) she could have boasted that she was particularly tight, or that she could control her muscles very well, or she could move very well. Whatever.
– She had the chance to ask me to go with her into the kitchen to help her and then leave me there doing the dishes.
– Clearing the table, she could have bent down over him to show her cleavage.
– She had the chance to stand in front of me and then, having her back to me, lean forward toward him.

…..but she didn’t.

Concentrating I could find other things, millions of other things. She could have made me live the worst night of my life, and instead I’ve been like a porcelain doll: perfect, untouched.

He now tells me that he intends to move with the speech on a more psychological domination, and he wants me a little closer to her in order to “use” me to pile it on. Still don’t know what he has in mind but I like the idea.
Lately I like all the ideas. For some strange reason, when he speaks about what he wants to do I feel a slight burning sensation in the stomach, different from panic or jealousy. It’s as if it warms more than burns.

This is the “more …”-feeling I was talking about.
These days I also played the subdued role much more than usual. We did a bdsm session which he improvised from scratch, I didn’t even have the time to prepare myself and it was very exciting.

I send him photos that technically she should send to him, but I do it for a sort of a small pinch of territory, as if to prove that even on these small things I can do much better than her.
Finally, speaking in general about cuckqueaning, it’s taking a strange tone. In addition to our usual metacommunication, occasionally this different kind of tone makes me point out some humiliating nuances, makes me write on the blog all the things she could have done to show off, tells me that I have to get closer to her almost as if we were friends. It becomes a meta-metacommunication sometimes, but He assumes a voice different even from the one he uses with her. A voice to which I basically can’t say “No” because it makes everything seem exciting. “Excited” in the sense of “Intrigued” (see post 1).

She is a piece of shit, this is already established. But with her used as a weapon to spice things up, he and I are discovering those kind of games that bind us even more.