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Il Ritorno (zombie version)

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Probabilmente pensavate fossi morta, o che mi fossi perlomeno riconvertita al vanilla style.
Non è successo nulla di ciò, e questo elimina due validissime scuse per la mia assenza fino ad oggi; ma che posso farci, sono una temeraria!
Se vi state chiedendo che diamine abbia fatto in tutti questi mesi, “trasferimenti ed università” copre l’80% delle mie possibili giustificazioni. Il restante 20% è pura pigrizia.
Avevo addirittura fatto scadere il dominio del sito, ma come ben potete vedere l’increscioso problema è stato risolto.

Stiamo dunque arrivando alla fine di un altro anno, e io non riesco quasi davvero a capacitarmi del fatto che stia sguazzando dentro al cuckqueaning dalla primavera 2011 (più di due anni, quand’è successo?!). Rileggevo qualche giorno fa i primi post e i risultati più importanti ottenuti durante tutto questo viaggio, e sono stata piuttosto felice nel notare che moltissime mie posizioni sono cambiate. Evitando di concentrarmi sul cambiamento in sè, se sia stato in meglio o in peggio, sono stata soddisfatta nel notare che su più fronti avevo totalmente ribaltato il mio punto di vista iniziale; significa che il tornado non è mai passato, che le cose mi toccano ancora così in profondità da cambiarmi completamente. Significa che le mie paure da cuckquean novizia non mi hanno congelata, che sono riuscita a mettermi in discussione più e più volte.
Uno dei post che volevo scrivere durante la noia estiva riguardava proprio tutte le cose che sono cambiate rispetto all’inizio. Non mi sono mai trascinata abbastanza da farlo (e ancora adesso la mia pigrizia regna sovrana su tutto), ma qualcosa posso tirarlo fuori.

Primo punto che mi viene subito in mente è il: sono una cuckquean ma non sono assolutamente una sub.
Era un punto d’orgoglio e di principio (sono la stessa cosa?), e ci ho messo mesi per riuscire a capire quale fosse il mio problema.
Non posso più dire di non essere una sub. E’ stato un ruolo con cui ho preso confidenza in modo totalmente separato dal cuckqueaning (che, ricordiamolo, è un fetish, non un rapporto D/s – se vi piace fare la coppia cuck con D/s dentro buon per voi, ma teniamo a mente quale sia la vera natura degli elementi originali che state mischiando-) e che ne è sempre stato dissociato. Si stavano confondendo i limiti nel periodo in cui mi masturbavo su Lui che andava con altre, perchè le fantasie finivano sempre con l’avere una sfumatura di power exchange, ma notando quanto lo trovassi un peso più che un divertimento, la cosa è finita lì e i due mondi sono tornati ad essere non correlati.
Avevo iniziato il cuckqueaning ben prima di esplorare come si deve il bdsm. Se qualcuno di voi ha dato un’occhiata al mio profilo fetlife, può notare quanto le cose siano andate avanti. La lista di fetish con cui ho giocato, le pratiche in cui mi sono immersa, l’interesse verso la formalità ecc mostrano quanto io abbia avuto tutto il tempo di innamorarmi di quel mondo e assaggiare com’era fatto. Mi ci sono trovata bene e faccio una discreta brat (se non sapete di cosa io stia parlando va bene lo stesso, tanto non siete voi che dovete occuparvi di tenermi a bada). Vivere insieme a Lui aiutava a farmi inserire nel giusto mindset, perchè mi teneva costantemente sott’occhio e impediva alla mia testa di andarsene per fatti suoi. L’attuale lontananza invece (Lui si è spostato in un’altra università a Milano) ha reso quasi impossibile tenermi col guinzaglio corto, e questo ha messo in Pausa l’intero impianto di sperimentazione D/s.
Ulteriori sviluppi verranno notificati, ma per ora siamo ‘fermi’ al rough e kinky sex.

Altro punto cambiato col tempo: il mio rapporto con le altre.
Non so davvero come si sia evoluto, considerando quanto fosse vitale per me tenere l’Altra come antagonista. Forse mi hanno ammorbidita i mesi di astinenza. Forse (più probabilmente) ho iniziato ad aprire gli occhi man mano che ricevevo email da perfetti estranei che mi chiedevano consigli sulle loro situazioni. Ho conosciuto parecchie donne e sono stata ‘costretta’ a vederle per davvero, a capire i loro problemi e far notare possibili soluzioni. A spostare il mio punto di vista e mettermi nei panni altrui, riconoscendo somiglianze e differenze rispetto a me. Ho fatto conoscenze che mi hanno senza ombra di dubbio cambiata.
Dove in passato ero pronta a puntare le armi per difendermi da tutte, comandata dalle mie insicurezze, ora mi rendo conto che navighiamo tutti nelle stesse paure. Mi ritrovassi adesso a rivivere le primissime esperienze del cuckqueaning so che farei tutto diversamente, perchè avrei un punto di vista molto più empatico verso la posizione dell’amante.
Per tutte le Cuckcake (si chiamano così adesso, le amanti di un rapporto cuckquean; carino, no?) di questo mondo: avete due palle d’acciaio a sopportare gli stenti di una dinamica del genere, che non solo riesce raramente a far felici tutti i coinvolti, ma che quando c’è da tagliar via l’anello debole, finite quasi sempre con l’essere voi. Tanto di cappello, davvero. Dovete avere due palle quadrate o la faccia come il culo. Qualsiasi sia il caso, fatevi forza.

Ulteriore cambiamento: la mia posizione.
Mi rendo conto di essere estremamente più elastica rispetto agli inizi. Mi è capitato di essere lontana chilometri e non poterlo vedere se non 5 giorni dopo, mi è capitato di avere entrambi nella stanza accanto e sentirli baciarsi, mi è capitato di essere solo una figura di sfondo e mi è capitato di preparare anche per lei la cena. In tutto questo non ho avuto il minimo problema. Continuo a trovare molto più divertente l’idea di poterli sbirciare, ma quello è il mio piccolo animo voyeur (o stalker?) che chiede attenzioni. Per il resto mi piace sentire Lui raccontarmi di essersi divertito a conoscere questa o quella, di quanto siano belle le labbra di una o il seno di un’altra. Non ho problemi nel fare quella silenziosa che finge di essere l’amica che non vuole disturbare la coppietta, così come la padrona di casa che offre dolcetti per mettere a proprio agio l’Altra.
A differenza di mesi fa, non avverto morse al petto quando Lui mi fa cenno di andarmene immediatamente dalla stanza perchè finchè sono via Lei è più a suo agio nel saltargli addosso; non ho problemi a vedere le labbra di Lui gonfie ed arrossate da baci non miei; ci sono profumi estranei che gli stanno addosso molto bene; ci sono ragazze a me estranee che gli stanno addosso molto bene!
Mi chiedo se tutta questa tranquillità derivi dal fatto che sono trascorsi più di due anni, o se dipenda dalle esperienze positive che ho fatto ultimamente conoscendo altre persone che hanno condiviso con me le loro storie e si sono spinte persino a considerare la mia opinione importante.

Potrei continuare con un altro miliardo di particolari.
La gelosia, diventata ormai una spezia che apprezzo ma che non toglie nulla al sapore originale del piatto.
Le mie farfalle nello stomaco, che mi sorprendo ancora nell’avere quando mi rendo conto che sta per succedere qualcosa di serio.
Le mie insicurezze, cullate dalla consapevolezza di non essere la sola ad averle.

Quindi, se vi state chiedendo se ci sia una ‘cake al momento, la risposta è sì. E’ un dolcetto tanto carino e ben educato con me, il che fa fare le fusa al mio animo cuckquean e mi fa stare tranquilla.
Ci sono state un paio di altre ragazze negli ultimi mesi, ma ancora nulla di effettivo, verrete aggiornati in caso di novità impellenti.

Spingendoci verso la fine di questo post, spero di poter scrivere qualcosina prima di Capodanno, altrimenti vi faccio gli auguri sia per Natale che per un felice passaggio anno.
Fatemi sapere come state voi, scrivetemi email che mi fa piacere avere compagnia e…
Niente, a caval donato non si guarda in bocca.

Angolo Indicizzazioni del giorno:
cuck queanita
masochista sottomessa da master vicino al cornuto
vecchia troia, che fa bdsm

Il Rant sul cocktail

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Pensavo di aver risolto i miei problemi di insicurezza. Invece mi sono ritrovata con Lui che mi parlava di lei (per comodità la chiameremo Piñacolada) in modo così entusiasta, come se fosse possibile per Lui immaginare una relazione con lei. Che è adorabile, carina, bella, simpatica, interessante, un corpo bellissimo e bla bla. Che la ‘cake passerebbe in secondo piano perchè Lui penserebbe all’altra, che se non riuscisse a farci qualcosa se ne pentirebbe tantissimo perchè con lei lo vuole.

Come si fa a smettere di vedere una minaccia? Siamo al solito problema. Se io gli permetto di godersi questa gioia con questa ragazza, io in che posizione mi metto? Quando mi dice che mi ama perchè le cose belle succedono grazie a me, mi sta dicendo che una tipa l’ha spinto a pensare che fosse una vera fortuna avere il cuckqueaning, perchè altrimenti l’avrebbe persa e sarebbe stato un peccato. Non è su di me, è su di lei. Sono il mezzo attraverso il quale lei è diventata approcciabile, e questa è una cosa da festeggiarsi. La conosce da nemmeno 24 ore, è anche chiaro che io stia spingendo al peggio ogni cosa che penso. Ma quando loro si saranno conosciuti meglio? Quando succederà davvero qualcosa? In quel momento quale razionalizzazione mi salverà? Dove si trova il limite tra il cucking e il poli? Quand’è che passo dal permettere il sesso e una cotta da lei a Lui ad una relazione? A Lui che si invaghisce di lei? Con del vero affetto di mezzo, dove finiscono tutti i paletti che avevamo messo? Che cosa cambierebbe per me?

Mi ha dato fastidio il fatto che non potessi scrivergli, sempre col pensiero di disturbarli. Che Lui non si fosse premurato di farlo più spesso. Ero entusiasta all’inizio, ma poi la mia coinquilina è andata via e io sono rimasta da sola. Il cuckqueaning si fa in due, ma sono io quella rimasta in un angolo per 15 ore. E mi ha dato fastidio che Lui mi dicesse che non scriveva perchè parlavano fitti e metteva a disagio farla aspettare. La frase peggio formulata della storia. È anche difficile dover ogni volta ingoiare il rospo quando Lui dice qualcosa che mi fa male, perchè non posso mica dirgli di controllare ogni singola frase che gli esce dalla bocca, e certamente non mentre è concentrato su un’altra. Quindi devo stare zitta mentre si preoccupa del suo disagio e non del mio. A me ci penserà dopo quando avrà finito con lei.

Mi ha ricordato quel particolare messaggio che, mentre era con la prima amante, mi aveva fatto perdere la calma. Che avrebbero tardato ad arrivare perchè erano troppo presi a scopare. Di nuovo.

Come Queanbull non posso prentendere che Lui tenga in considerazione ogni singola variabile. Devo essere io quella in grado di gestirsi da sola. Se mi sento improvvisamente vulnerabile, devo accontentarmi del fatto che ci sia una safeword che mi salvi in caso di emergenza. Ma quand’è l’emergenza? Quand’è che il mio stare male è accettabile come danno collaterale?

Sarebbe tutto così facile se si trattasse di sesso. Avrebbe un senso. Avrebbe un fine che si potrebbe raggiungere, Durerebbe un tot e poi basta fino alla prossima. Invece sono rimasta sola un’intera giornata perchè Lui stava facendo stare bene un’altra. Perchè coccolava un’altra. Non stava succedendo nulla di rilevante per me come cuckquean. Stava invece succedendo qualcosa di abbastanza importante per Lui da ignorarmi, da non accorgersi che il cellulare era spento, dal non chiedersi perchè io non mi stessi facendo sentire, se stessi bene o meno. Ciò che stava accadendo era abbastanza da giustificare una sparizione simile, pur sapendo che per me non lo sarebbe stato (o sarebbe corso a dirmelo alla prima possibile). Queste realizzazioni erano sensazioni quel giorno. Era una sensazione di disagio fissa. Era la sensazione di depressione quando poi è tornato, entusiasta o meno che fosse di sentirmi. Non che non volesse sentirmi, ma non stava morendo dalla voglia, o l’avrebbe fatto prima.

Ho avuto l’assaggio di cosa succede quando Lui è preso da qualcuna. Semplicemente non c’è per me. Non ha considerato di cos’avrei potuto aver bisogno io. Non ha considerato come mi sarei sentita nel vivere una cosa che amo come il cuckqueaning in un modo che però mi faceva male. Che sapevo benissimo che per come era la vita universitaria mi sarei dovuta abituare a decine di nuovi incontri che richiedevano la piena attenzione, così come dell’avere queste conoscenze sotto mano costantemente, mentre noi elemosiniamo i giorni. Non deve farmi la tirata giustificatrice in cui elenca tutti i motivi per cui non si può fare diversamente. Questo non rende il tutto meno amaro, e lui non ha pensato di dovermi dare qualche colpetto sulla spalla. Non ha pensato che certe cose avrebbero potuto farmi stare male, perchè la mia maturità da cuckquean è decisamente cresciuta. Sono diventata stabile e più matura, quindi perchè mai doversi sempre preoccupare che io abbia delle debolezze? Perchè pensare di poter calpestare una mina, dopo tutto il bell’esempio che stavo dando?

Ho avuto l’infantile reazione, appena arrivato, di rifiutarmi di chiedergli conforto. Mi sono inorgoglita e chiusa a riccio perchè se non poteva esserci quando avevo bisogno di Lui, non avrei certo elemosinato dopo. Ero una bambina che piangeva e piangeva e nessuno veniva a controllarla. No, peggio. Ero una bambina cui veniva da piangere e non lo faceva perchè sapeva di essere sola in casa.

È così facile e invitante pensare che Lui mi stia apertamente facendo male. Che Lui si sia dimenticato di me, o che si sia dimenticato delle regole e qualsiasi altra cosa. Mi sto struggendo invece nel costringermi a pensare che sono felice per Lui, che i suoi errori sono stati involontari e impossibili da evitare col mio silenzio, che dovrei semplicemente smetterla di fare la bambina ferita per far sentire in colpa gli adulti che mi hanno trascurata. Non può essere sempre una sensazione di ingiustizia. Mi ci sto spremendo la testa fino allo spasmo, e ho la seria intenzione di crescere. Però mi fa venire da piangere anche il pensiero di abbandonare la speranza di ricevere quelle attenzioni che non ho mai avuto in passato, che quella sarà davvero un’ingiustizia che mai verrà sanata. E che non posso certo far pagare a Lui il prezzo degli errori altrui.

Devo ingoiare i miei problemi e fare l’adulta.

Come faccio a fargli capire che il dirmi che c’è un’uscita d’emergenza se voglio non mi aiuta a sentirmi meglio? Che il punto è totalmente un altro? E quale sarebbe il punto poi? Varrebbe per Piñacolada così come per qualsiasi altra, e ci sarà sempre un passo falso che Lui inevitabilmente si troverà a fare. E non mi aiuta pensare che Lui possa stancarsi di questo mio “cercare problemi”. Mi viene da pensare che giustamente avendo Lui fatto i suoi perfetti comodi nella sua perfetta scena si possa sentire improvvisamente smontato da me. E mi dispiace, non voglio rovinargli qualcosa di bello. Non voglio fare quella che si fa vedere ferita per far sentire in colpa. Ma non ha pensato che io mi sarei rifiutata di chiedergli aiuto anche se ne avessi avuto bisogno, che avevo la necessità di avere Lui interessato. Così come dopo non ha immaginato quale fosse il problema, e anche quando ha scoperto che c’era davvero qualcosa che non andava, non ha ovviamente immaginato cosa fosse e cosa mi avrebbe fatto più male se Lui avesse detto questo o quello. Che se gli dico che il cuckqueaning non mi era sembrato fosse stato fatto in due quella sera, la risposta per farmi calmare e ragionare non è che non poteva farci nulla, che potevamo smettere, che è così con le nuove conoscenze, che sembrava male farla aspettare. Che se gli dico che quello che ha fatto con lei l’avrebbe fatto anche da single (a riprova del fatto che non c’è stata grandissima considerazione per il lato cuckquean della serata, a parte la legittimazione della sua possibilità stessa) la risposta per farmi calmare e ragionare non è che da single ci sarebbe andato ancora più giù, che l’avrebbe corteggiata volentieri, che è la prima volta che resta ad ascoltare invece che parlare, che lei è interessante (non quanto me, certo :) ) e hanno parlato tantissimo tutta la giornata. Se io gli dico che ho bisogno di tempo da sola per zittire quella parte della mia testa che mi sta pugnalando ad ogni sua frase, per calmarmi e farmi ragionare non può venirmi a dire che se non facesse qualcosa con lei se ne pentirebbe. Non può venirmi a dire che la ‘cake non riuscirebbe a farsela piacere così tanto perchè ha per la testa Piñacolada e gli servo io per passare da una all’altra. Che cazzo vuol dire. Perchè dovrei esserne felice?

E quando manca la differenza tra le sue amiche e  le sue possibili amanti mi ritrovo a non sapere quando posso sentirmi messa da parte e quando no. Un momento la ‘cake è una potenziale amante e il momento dopo non mi dice che la sente al telefono, o con chi messaggia ecc. Ha i suoi rapporti e le sue amicizie, non posso chiedergli un resoconto di ogni contatto che capita in università. Ma come faccio io a sapere dove sto in tutto questo casino? Perchè devo fare io la paranoica e chiedergli con chi si sente, che cosa dice ecc?

C’è che non posso dargli la colpa per non avere la sfera di cristallo.

Quindi sì, sono infantile, ho bisogno di rassicurazioni infinite perchè non ho fisicamente il modo di andare dalla me di 4 anni e spiegarle cos’è che non va. Lui resta un ragazzo e non il mio salvatore, e anche se Lui si prendesse una cotta e vivesse questa pseudo relazione alternativa con chicchessia pur continuando ad amarmi ecc, diventasse anche un poli, facesse qualsiasi cosa gli venisse in mente, comunque non cambierebbe il fatto che il problema alla nascita è un altro. Perciò a Piñacolada non riconosco alcuno status speciale, così come a Lui non figuro nessun’arma in mano. Sono solo persone che vivono e che fanno cose che mi ricordano eventi sepolti, e mi sembra che ad ogni colpo io possa sentire ancora lo stesso male di 20 anni fa. Dovrò scoprire che la me bambina sarà sempre lasciata sola e che nessuno potrà salvarmi da questo ricordo. Ma ho 23 anni e le cose sono diverse, no?

 

 

Il Rant

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In questi mesi mi si è rivoluzionato il mondo, e per alcune cose dovrò scrivere post a parte per essere sufficientemente esaustiva. Al solito impedimento degli impegni universitari, adesso si aggiunge il problema della mancanza di internet nel mio nuovo appartamento; finchè Fastweb non si deciderà, ahimè sarò costretta a farmi viva in modo estremamente saltuario. A parte questo, ci sono alcuni argomenti/pensieri che stanno iniziando a toccarmi da vicino e penso che li annoterò qui, come futuri memo per i post discorsivi intracuckqueaning che sempre mi capita di dover scrivere.
Annuncio già da adesso che il tono sarà sul polemico andante. Non vogliatemene, è per amore retorico.

1) I BabyDom.
Ossia i Dom al di sotto dei 24 anni, generalmente.
Ditemi qual è il vostro problema (“vostro” inteso in senso lato). Le ragazze sub dai 18 anni in su vengono sommerse da messaggi di Dom di ogni età; non importa quanto masochista, quanto sottomessa, quanto inesperta o esperta dica di essere, è la benvenuta. Non parliamo poi delle ragazze Femme dai 18 anni in su; hanno un seguito persino maggiore. Finchè le vuoi prendere o le vuoi dare ma sei una donna, tutto fila liscio come l’olio. Se sei un maschio sub dai 18 anni in su puoi trovarti con discreta facilità una Femme dai 18 anni in su o un Dom (bisex o gay o con un particolare gusto per la dominazione maschile) di qualunque età.
Ma non se sei un Dom dai 18 anni in su. Lì no. I Dom nascono già che hanno 26 anni. I Dom iniziano la loro carriera a 26 anni, ma hanno già la fama automatica di uno che è nell’ambiente da 8. Ma se sei proprio in quella fascia d’età, beh, puzzi di latte. Sei immaturo, inaffidabile, scostante, capriccioso, presuntuoso, pretenzioso, irresponsabile.
La maggior parte dei bdsmers iniziano a fare esperimenti con questo lato del sesso già da giovanissimi: 14-15 anni. Alcuni (come me) vengono attratti da queste dinamiche sin da piccoli, in piena infanzia. Ma se un “babydom” dice di aver iniziato a far pratica di bdsm a 14 anni, allora no. E’ un fake. A 14 anni a malapena si sa dove infilarlo il pene, figuriamoci fare del bdsm.
Beh, mi dispiace per chiunque abbia pregiudizi totalmente gratuiti e random sui Dom under25, ma esistono, e capita non raramente che siano meglio di molti Dom over30.
Sappiamo benissimo che con la società odierna molti uomini arrivano a 40 anni che sono ancora attaccati alla gonnella della madre, o uomini che a 30 anni sono a malapena capaci di gestirsi da soli. Dove sta scritto che un 24enne non può essere un ottimo Dom?
Da quando il bdsm si fa con l’età? Da quando nel sesso ci sono esperienze che assolutamente non puoi aver provato a quell’età machecosastaidicendo?
Posso capire alcune pratiche specifiche come il bondage sospeso, il cutting, tutte quelle pratiche rischiose che richiedono effettivamente anni ed anni di pratica e conoscenza medica (cosa che spesso non hanno comunque, nemmeno a 50 anni), ma in generale il bdsm non dovrebbe avere a che fare con il comunicare col partner? Essere in grado di mostrare in modo trasparente cosa si desidera e cosa si è disposti ad offrire per il piacere dell’altro? Perchè uno di 23 anni dovrebbe essere più sordo di uno di 34 ai bisogni di una sub? Che storia è?! O ha la sensibilità e la decenza di ascoltarla, o non ce l’ha! Fine. Indipendentemente dall’età.
Non ho la più pallida idea da dove salti fuori questo pregiudizio, ma mi lascia seriamente attonita.

2) “Questo è sbagliato”
Questa mi diverte sempre. Siamo nel bdsm&fetish, notoriamente una minoranza non benvista dalla società. La maggior parte di noi cresce sentendo fino alla nausea ritornelli di “sei malato” “questo è sbagliato” “ma come puoi anche solo pensare una cosa simile” “dovresti farti curare” ecc, eppure all’interno della community capita spessissimo di giudicare i reciproci fetish con lo stesso tipo di giudizio che la società applica nel discriminare i bdsmers. Così ti ritrovi in queste situazioni paradossali dove uno che si eccita leccando i pavimenti dà del depravato mentale a quello che si eccita succhiando le maniglie delle porte. Io questa non la capisco. Che senso ha sfogare il rifiuto che si riceve dalla società all’interno della minoranza, dove si dovrebbe ben sapere cosa significhi venire rifiutato per un gusto sessuale?
Ci sono cose che non ti piace vedere o pensare? Bene, non pensarle e non guardarle! E’ come vedere un omosessuale razzista…
Che diamine avete di sbagliato VOI?!

3) La solidarietà femminile.
E’ una bufala. E’ una cosa inventata da non so chi, ma chiunque sia stato merita di aver fatto qualunque fine abbia fatto.
Parlo conscia di quei pochi, pochissimi casi vissuti nella mia esistenza che sono stati la classica eccezione che conferma la regola: miracolose isole di salvataggio in cui trovavo davvero delle amiche e pensavo di redimere l’umanità.
Per il resto, siamo iene e ce ne freghiamo altamente le une delle altre. Passiamo dall’ignorarci in toto al fare finta di sopportarci (quando gli obiettivi d’interesse sono diversi) all’odio manifesto (quando gli obiettivi d’interesse convergono).
Un amico oggi mi diceva che pensava fosse più facile per una donna trovare una partner sessuale per la coppia, dato che tra donne ci si trova generalmente meglio a parlare ecc.
No.
Ho visto casi di amicizia femminile sincera. Ne ho assaggiati alcuni, per limitati periodi di tempo. Ma accettiamo il fatto che le donne sono competitive quanto o più degli uomini, e sono disposte a giocare sporco sin dal primo round.

4) Il Dom nullafacente.
Questa è grave, ed è tanto più grave quanto più spesso la trovo in giro. E’ questa tendenza a ritenere che il vero Dom sia servito, riverito, obbedito, adorato, amato, divinizzato e…..basta. La sub non deve fare altro che imparare a leggere ogni bisogno del suo Dom e…basta.
Basta cosa?! Da quando il Dom si è trasformato nello stereotipo del marito 50enne che sta spaparanzato sul divano a farsi portare la birra dalla moglie (non gliel’ha chiesta, ovviamente, lei ha inteso da sola che lui la volesse)?
Cos’è che il Dom dà alla sub, a parte ordini diretti e indiretti? Dopo averla trasformata nel perfetto robottino che lo serve e riverisce, lui cosa fa? Si gode il modello finchè non è fuori moda?
Ognuno è libero di vederla come vuole, e se la sub ha come unico ed esclusivo bisogno quello di soddisfare Lui, allora va bene. Ma i bisogni di lei DEVONO essere presi in considerazione. Il Dom DEVE prenderli in considerazione. Troppo facile dire “voglio una sub che abbia come unico scopo di vita quello di servirmi”. Vorrei un pò di sana presa di responsabilità da parte del Dom, grazie. Vorrei che interagisse con me ad un livello un pò più profondo e si impegnasse con me, sudasse sangue insieme a me per far sì che entrambi possiamo dire di essere soddisfatti l’uno dell’altra.
Nemmeno Dio è rimasto sempre là in poltrona a fare niente a parte farsi adorare (sia quello religioso che quello filosofico), perciò togliamo questo velo divino al Dom. Non sei Dio, sei una persona come le altre e se vuoi entrare in una relazione D/s dovrai farti il culo per la partner che hai scelto e che ha scelto di stare con te, esattamente come lei se lo farà per te.

5) “E’ solo un gioco”
Questo punto è strettamente legato al 2).
Se ti piace pensare il bdsm come un gioco tra te e il tuo partner o chi ti pare e piace, da fare e poi mettere da parte mentre vivi la tua vita: accomodati. E’ perfetto così.
Non pensare però che sia così per tutti.
Ci sono moltissime persone per le quali il bdsm non è soltanto un gioco, ma un vero e proprio stile di vita. Influenza le amicizie che fanno, il modo in cui interagiscono, il modo in cui vedono l’umanità, la loro sensibilità sociale, la loro fottuta routine quotidiana. Alcuni non possono eccitarsi in altro modo. Alcuni hanno avuto dei seri problemi e questo è l’unico modo che hanno per sublimare il trauma. Alcuni sono semplicemente fatti così da che lo ricordano.
Evitiamo perciò i perbenismi, ognuno la vive come vuole.
E il fatto che qualcuno faccia il/la sub 24/7 non significa che non possa romperti l’osso del naso se non la smetti di dirgli come dovrebbe vivere la sua vita.

6) “Non mi avrebbe accettato, così le ho mentito per 47 anni”
Questo è un argomento delicato. Delicatissimo. Che richiede l’analisi di un sacco di variabili e permette una marea di giustificazioni. E il mondo non è mai tanto brutto quanto sembra davvero.
Ma ho il preciclo, non mi funziona bene il filtro sociale/buonsenso e andrò per estremismi: via tutte quelle balle. Che sia o meno bdsm, non si può pensare di poter costruire un rapporto sulla menzogna. In amore ci dovrebbe essere fiducia. Dov’è qui la fiducia? Nel partner e in se stessi? Nella coppia?
Questa è un’altra di quelle cose che non capisco e non capirò mai. E lo dico dopo aver passato anni io stessa a sparare balle a ritmo patologico: per proteggermi, per nascondermi, per insicurezza, per sfiducia ecc. Ma quando ho smesso mi sono resa conto di cosa non avevo fatto per tutto quel tempo, nonostante le mie credenze: non avevo amato. Non avevo amato davvero. Non mi ero lasciata andare, non mi ero fidata, non avevo permesso alla persona che amavo di dimostrarsi degna della mia sincerità e starmi vicino come desiderava. Come mi aveva dato fiducia che gli avrei lasciato fare. E non l’avevo fatto.
Nel bdsm si raggiungono situazioni epocali. Menzogne che si protraggono da così tanto tempo che si farebbe prima a cambiare identità. Gente che inizia ad avere dubbi su quale sia la personalità vera, se è vero che gli piace leccare le gambe delle sedie o se è vero che ha una moglie e tre figli.
Non ci sono mezze misure o isolette di salvataggio qui. Purtroppo è bianco o nero quando si arriva al nocciolo della questione: o c’è fiducia o non c’è. Se menti, non c’è. Che tipo di amore sia quello che ne viene fuori, beh, non sta a me calcolarlo. Ma stiamo parlando di pratiche bdsm che per il benessere psicofisico dei coinvolti richiede una TOTALE sincerità. Se menti non stai mettendo a rischio solo te stesso, ma anche il tuo partner. E non lo ritengo giusto.
Un esamino di coscienza, please.

Oh wow, mi sento meglio.
Fine del rant.
Non odiatemi.

Angolo Indicizzazioni del Giorno

come curare bdsm  -> attento che non è giornata eh.
storie cuckold io lei il negro  -> negro è un termine razzista, johnny. questo è il tipo d’uomo che chiama la moglie “vacca troia” perchè fa la Sweet dopo 9 anni che lui le scassava le palle per andare con un altro. che brava gente.
blog dove trovo video di mogli che fanno le corna porno  -> ormai i siti porno ne sono pieni, basta che cerchi nelle categorie.
la patologia cuckold  -> ripeto, non è giornata.
cuckquean move  -> una mossa tipo i pokemon?
rimasta gravida dopo 9 mesi partorisce marito cornuto e cuck  -> lei partorisce suo marito? paradosso temporale? cosa?

Libreria BDSM

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Ciao belli!
Mi pare ormai chiaro che io compensi con l’informalità la distanza eccessiva tra un post e l’altro. Non vogliatemene.
Un breve flash d’aggiornamento sulla mia casta vita di questo inizio 2013: sono stata impegnata per tutto febbraio con l’improvviso trasferimento nel mio nuovo appartamento (che adesso è inondato di scatole, vogliomorire), il tutto continuando a frequentare quattro corsi contemporanei all’università. Proverò a tuffarmi in un numero imbarazzante di esami a metà marzo, tanto per vedere se ce la faccio.
Ecco. Finito.
Avvincente, eh?
Questo per farvi capire con quanto imbarazzo io rivolgo i miei pensieri giornalmente al cuckqueaning, e di conseguenza a questo blog. Cosa dovrei dirvi?
Sì, sono ancora una cuckquean, sì a Lui ancora eccita l’idea di cornificarmi. Detto questo, quando manca la materia prima (che non so più se è la ragazza o il tempo, ora come ora) c’è poco da fare. Il trasferimento inoltre ha messo fine alla convivenza biennale con Lui, e sono discretamente terrorizzata davanti alle possibili conseguenze in fatto di stile di vita. Mi ero abituata fin troppo bene. Adesso si torna alla realtà.
Considerando la totale mancanza di attività ufficiale in fatto di fetish, e -in gran parte- anche di bdsm (che però sta entrando in un binario sperimentazione di cui forse vi parlerò più tardi), con cosa posso mai aver riempito il mio tempo per non impazzire?
Libri, ovviamente.

Ricordate quando scrissi quella pacata e positiva recensione su 50sfumature? Bene, in questi ultimi 2 mesi mi è scattato qualcosa, e improvvisamente ho sentito l’urgenza di scoprire se nel mondo esisteva qualcosa di meglio.
Apparentemente sì.
Perciò, Signore e Signori, ecco a voi, i libri bdsm che hanno sollazzato la sottoscritta!!! *inserire qui applauso*

Partiamo subito da un genere che non definirei “racconto erotico bdsm”. Qui siamo in un vero e proprio fantasy, di migliaia di pagine, con centinaia di personaggi e una storia discretamente complicata. Parlo delle due trilogie di Jacqueline Carey, denominate ufficiosamente “trilogia di Phedrè” (in italiano: “Il dardo e la rosa“; “La prescelta e l’erede“; “La maschera e le tenebre“) e “trilogia di Imriel” (in italiano i libri son 6, li hanno arbitrariamente tagliati a metà per farci più soldi: “Il trono e la stirpe“; “Il sangue e il traditore“; “Il principe e il peccato“; “La sposa e la vendetta“; “Il bacio e il sortilegio“; “La spada e la promessa“).  La prima trilogia gira intorno a Phedrè, in una terra che è fondamentalmente la Francia di un millennio e qualche secolo fa, dove tutti si distinguono per la loro religione post-cristiana che segue il precetto “ama a tuo piacimento”. Vi interessa vedere come un’intera società possa tenersi in piedi esclusivamente sul sesso? Beh questa è l’utopia che dovete leggere allora. La protagonista ha una macchia rossa nell’occhio che la identifica come la prescelta di Kushiel (un loro dio particolarmente dominante e sadico ghghgh), ed è, senza tanti mezzi termini, una gran puttana. Vabbeh, a parte questi commenti sessisti e totalmente non richiesti, c’è tanto, tantissimo bdsm. Cosa interessante, per quanto il sesso sia il punto focale di tutta l’opera, non è però il punto focale della trama. La trama ha tutta una sua strada, segue una grande crescita dei personaggi, eventi giganteschi che cambiano i destini di intere nazioni, e il sesso/bdsm fa da struttura basilare, ma non come protagonista. Nessuno lo nota quasi. Sarebbe come raccontare una storia e soffermarsi stupiti sul fatto che tutti bevano acqua e respirino. E’ estremamente piacevole e leggibile per questo. E amo il co-protagonista maschile (ho tuttora una cotta per lui che non riesco del tutto a superare). Quando vi sarete stancati di leggere il punto di vista della sottomessa masochista infoiata per eccellenza, ecco che viene in aiuto la seconda trilogia, quella di Imriel. Si dia il caso che lui sia dalla parte di chi dà (o meglio, “di chi le dà”), e sto ancora ghignando nel leggere i vari libri (sono attualmente al terzo di sei). Scritto bene, tradotto altrettanto bene, la trama prende, ci sono dei rassicuranti punti ripetitivi tra un libro e l’altro che più che annoiare ti fanno sentire a casa, e nel complesso mi è piaciuto davvero. Assolutamente consigliato.
Non leggetelo se vi danno fastidio le tematiche omosessuali.
voto: 9

Passiamo ad un’altra saga, stavolta interamente incentrata sul bdsm, al punto da potersi presentare quasi come un vero e proprio manuale: dall’autrice Cherise Sinclair, praticamente tutti i suoi libri lol. Mi soffermerò solo su quelli che ho letto: la serie ancora non conclusa (evvai!) “Masters of the Shadowlands” (ossia “Club Shadowlands“, “Dark Citadel“, “Breaking Free“, “Lean on me“, “Make me, Sir“, “To command & collar“), due della serie “Mountain Masters & Dark Haven” (ossia “Master of the Mountain” e “My Liege of Dark Haven“), ed infine uno dei suoi libri singoli, “The Dom’s Dungeon“. Mi permetto di trattarli tutti insieme in blocco perchè generalmente seguono la stessa struttura. C’è la protagonista che per qualche motivo si ritrova invischiata in un club bdsm esclusivo, c’è qualcosa che deve tenere nascosto -o un problema che farà da tiratrama-, ha qualche trauma, incontra uno dei Dom del club, ci fa una serie infinita di sessioni, si innamora di lui, inizia lo spannung con il segreto che viene rivelato/un tradimento di fiducia/il problema tiratrama che le fa rischiare la vita, il Dom la salva, dopo tante peripezie vissero per sempre felici e contenti. Vi giuro, ogni santo libro è così. Allora com’è che ne ho sopportati volentieri 9 e non vedo l’ora che pubblichi gli altri? Prima di tutto è una ventata d’aria fresca per quanto riguarda le scene bdsm. Lei SA di cosa sta parlando. Quando dicevo che potrebbe essere usato come un manuale non scherzavo: c’è l’ABC del bdsm nei suoi libri. Dai termini tecnici come subdrop – topdrop (non potrò mai ringraziarla abbastanza per aver pubblicato di un particolare del genere, visto che la tendenza a riconoscerlo è recentissima nella comunità internazionale), alle dinamiche relazionali, ai tipi di sessioni che si possono fare, con quali strumenti, con che linguaggio, quanta formalità ecc. Ogni libro prende in considerazione una dinamica diversa, dal “solo a letto” al “24/7”, con una propensione per le protagoniste parecchio in carne (noi povere skinny abbiamo due sole protagoniste dalla nostra sigh). Le storie sono piacevoli ed incredibilmente scorrevoli, e specie nella serie Masters Of The Shadowlands si arriva a vederli tutti come una grande famiglia (considerando che ogni libro si concentra su un dato Master che viene accoppiato, così non vedi l’ora di sapere nel prossimo libro quel personaggio con chi capiterà), in un’utopia comunitaria da serie tv familiare. Temo farei qualsiasi cosa pur di avere l’opportunità di vivere un’ambiente del genere, dannazione a me.
Assolutamente consigliati anche i suoi.
Non leggetelo se non sopportate il romanticismo. C’è sempre il lieto fine mieloso.
voto: 8

Eeeeeee andiamo oltre, approdando sui libri singoli che ho letto qui e là. Da premettere che mi prendo la briga di aspettare l’estate per leggere le loro storie in completo, così da scoprire se ciò che mi è piaciuto di loro è stata una botta di culo o vero e proprio talento.

Iniziamo con quello che non è un libro singolo (vi ho trollati!), ma un bilibro. La serie “The Dark Duet” (ossia “Captive in the dark” e “Seduced in the dark“) e OMMIODDIO ho appena scoperto che questo marzo uscirà un epilogo. Ok, è una trilogia. *cerca di restare calma ma sta saltellando per tutta la stanza agitando il portatile*, di C.J.Roberts. Iniziamo subito con un disclaimer: non leggetelo se avete problemi con il non-consensual. Questi due -quasi tre- libri sono interamente sulla sindrome di Stoccolma. La nostra protagonista viene rapita e tenuta per un training di qualche mese in vista dell’asta che l’avrebbe vista comprata come schiava sessuale da parte di un magnate del petrolio. Il suo rapitore ha un conto in sospeso con lui ed è pronto ad usare lei per ottenere la sua vendetta. Solo che lungo la strada lei fa quello che non dovrebbe fare, e si innamora del suo rapitore, nonostante sia una mossa idiota. E lungo la strada lui ci si fa prendere anche, ma tenterà fino all’ultimo di resistere. Questo non è un libro bdsm, nella misura in cui tutto quello che avviene non è sottoscritto alla regola SSC=Safe-Sane-Consensual. Non c’è niente di consensuale, lei viene di fatto picchiata e violentata e soggiogata psicologicamente. Lui riesce a farle incrinare il cervello, a trasformarla in qualcosa che nemmeno lei sa cos’è. E lui è di una cattiveria squisita in più di un occasione. Ragazzi, ho avuto quasi -ma solo quasi- problemi ad accettare la cosa ma…l’ho adorato. Ho letto questa serie nel giro di poche ore, e anche se il mondo sembrava più scuro e morbido dopo essere uscita dai due libri, mi sentivo così piena e soddisfatta. Certo, avrei evitato la totale redenzione del personaggio antagonista fossi stata nell’autrice, ma tant’è, non si può avere tutto dalla vita. Resta che per i fan delle storie dark e per tutti quelli che adorano vedere la protagonista di un libro ridotta ad un ammasso poco umano sia fisicamente che mentalmente, questo è il libro per voi.
Non leggetelo se avete problemi con i rapimenti, gli stupri, le violenze, i lavaggi del cervello ecc *ridacchia*
voto: 9

Passiamo ad un singolo -stavolta è vero-: Comfort Food, di Kitty Thomas. Indovinate un pò? Ancora non consensual, e ancora sindrome di Stoccolma! YAY! Tizia rapita, chiusa per settimane in una stanza totalmente vuota, asettica, senza il minimo spiffero d’aria o di freddo, a subire il peggior atteggiamento che lei potrebbe mai sopportare dal suo rapitore: il più totale silenzio. Lei è costretta per tutto il tempo a decifrare i suoi gesti, a capire che cosa vuole, quali regole seguire, il tutto nella più totale apatia in cui lui ha deciso di immergerla, per farne lui solo sa cosa. Non posso dire altro senza rivelare l’intera trama, o parti importanti di essa ma….mi è piaciuto. Cazzo sì. Rispetto a Dark Duet (qui sopra) è meno lungo, ha meno climax (credo sia decisamente voluto), il setting della storia è claustrofobico e il lettore è totalmente inondato dai pensieri della protagonista. Proprio come lo è lei, visto che la sola voce che può sperare di sentire è la propria. Ma l’ho decisamente apprezzato.
Non leggetelo se oltre al non-consensual, non riuscite a reggere la mancanza di “giustizia”: lui NON viene redento. E’ perfetto e sociopatico così com’è <3 noi lo amiamo anche per questo <3
voto: 7/8

Altro decisamente recente: Diario di una sottomessa, di Sophie Morgan. Essendo stata costretta a leggerlo in italiano, non posso fare a meno di annunciare con gioia che la traduttrice di 50sfumature adesso ha una collega cogliona quanto lei. Se leggo un’altra volta, da qualsiasi parte, “Dominatore”, giuro che mi metterò ad urlare. “Parola di sicurezza” stride come delle unghie sulla lavagna; è un termine tecnico ed un prestito linguistico, non lo traduci. La sua traduzione di “topping from the bottom” mi ha fatto quasi rivoltare; era qualcosa tipo “comando da sottomessa”. Nuovamente, smettila di contarti i peli incarniti e dimostra di non aver trovato la tua laurea (se ne hai una) dentro alle Pringles: è un prestito linguistico ed un termine tecnico, perdiana. Apre però il problematico discorso sulla formalità bdsm italiana: come lo chiami il Dom? “Signore”? Rispetto all’inglese “Sir”, bisogna ammettere che a parità di significato, la versione nostrana fa davvero cagare. E soprattutto non suona bene quanto l’altra. Manca di connotazioni. Però mi viene la curiosità, perciò, Dom di tutta Italia, vi dispiacerebbe illuminarmi su come vi piace farvi chiamare?
Finita la parentesi, il libro è carino. Scritto in modo informale, parlando direttamente al lettore come un racconto tra le lenzuola in un pigiama party, racconta della strada che la nostra protagonista compie da ragazzina solo leggermente infoiata in masochista al 100%. E’ divertente, ironico, scorrevole, interessante nei contenuti ecc. Quello che non mi è piaciuto è la discreta superficialità con la quale viene creato un ponte tra Sottomessa e Masochista. Son due cose diverse, badate bene. Possono sovrapporsi, influenzarsi a vicenda volendo, ma non sono la stessa cosa. Solo perchè una è sub non significa che vuole farsi menare a sangue o farsi umiliare fino allo stremo. La protagonista è dentro l’hard play per la maggior parte delle volte, e non ci va giù leggera nemmeno con l’umiliazione. Per quanto non tocchi temi bdsm che mi interessano particolarmente, l’ho comunque trovato piacevole da leggere. Nonostante tutto, non mi ha dato nessun particolare brivido, non mi sono affezionata alla protagonista (per quanto spettegolassi su chi sarebbe stato il suo partner finale), non ho saltellato con i cuoricini rosa una volta arrivata alla fine ecc. E’ stata una lettura molto tranquilla.
Non leggetelo se vi avete problemi con pratiche molto dolorose e umiliazioni varie.
voto: 6,5

Infine, avevo iniziato a leggere una nuova serie, sperando in un parallelismo con Masters Of The Shadowlands: “Wicked Ties” di Shayla Black. Che dire, per qualche ragione è stato totalmente insipido. Lei ha uno stalker, il suo bodyguard casualmente è anche un Dom con cui lei dovrebbe lavorare in tv, inizia ad insegnarle cosa vuol dire sottomettersi, lei ha un trauma e si vergogna di ammettere che le piace, alla fine si innamorano e bla bla. Per tutto il libro lei non fa altro che ripetere ossessivamente che non può essere che lei sia eccitata, non può essere che lui tenga a lei, non può essere che lui la ami, non può essere che lei sia una sottomessa, e il SUO CLITORIDE DUOLE. Ogni singola cosa che lui fa, fosse anche solo passare dalla cucina per andare in bagno, lei è lì col clitoride improvvisamente percorso da spasmi e le mutande bagnate. Lei si bagna continuamente. Vorrei sottolineare che questa sintomatologia può dipendere da; vaginiti batteriche, gonorrea, clamidia, candida ecc. Dovrebbe farsi visitare da un medico, invece si ritrova alla fine con il suo bel macho personale, dopo aver addirittura goduto in una threesome. Evvai. Mi riservo di leggere qualcun altro della sua lista giusto per non bocciarla per “così poco”.
Non leggetelo se non volete un altro 50sfumature.
voto: 5

Whoa, sono arrivata alla fine. Continuerò a leggere altri libri a tema bdsm, e magari appena troverò un template adatto per ingrandire questo sito, mi prenderò la briga di fare delle schede per bene con tanto di sezione apposita.
Detto questo, la questione del linguaggio formale in italiano mi ha discretamente interessata, perciò ripeto l’invito: Dom da ogni dove, ditemi come vi piace farvi chiamare.

Ci sentiamo ragà, pregate insieme a me che una qualche vagina (non la mia) (cioè, non solo la mia) cada casualmente sul pene del mio fidanzato. Grazie.

P.S. Se siete interessati a leggere uno o tutti questi libri, contattatemi. Ma sappiate che sono tutti in inglese tranne quelli di Jacqueline Carey e Diario di una sottomessa. Ciuz.

Angolo indicizzazioni del giorno:
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una mistress puo sottomettere lo slavo e renderlo meno di uno zero  -> (LO SLAVO. Muoio. Mi sa che devo dargli un nome)
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benoite femminile plurale  ->  (rispetto)
cuckquean anita tumblr   -> (SMETTETELA)
sverginamento adolescente ragazze italiane esce sangue videohard    
bdsm racconti l’hanno torturata fino

Mini-aggiornamento

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E mi rendo conto di essere davvero coccolata quando persone con cui chatto mi appendono (di proposito) per dare la precedenza ad altrE e un amico mi regala una tazza con una renna stampata sopra. Ragazzi, davvero, non sono una tipa granchè sentimentale ma mi scaldate il cuore così <3

Concluso il ringraziamento d’apertura, concedo quei pochi (nulli) aggiornamenti che ho: finalmente ho finito questa sessione d’esami e fino a metà marzo sono a posto; io e Lui abbiamo parlato di come sfruttare al meglio la sua ormai prossima lontananza per motivi universitari, e concordato (non è ancora una conferma, ma una seria possibilità) che Lui si proclami single nella nuova università.
Trovare una qualsiasi sub quando si è al di sotto dei 30 anni sembra impossibile. Avete qualche problema particolare con l’età?
Fine minipost del 28 gennaio 2013.

 

P.s. Se vi interessano i libri a tematica BDSM date un’occhiata ai lavori di Cherise Sinclair, che scrive SOLO di quello (e al contrario di un’altra autrice che non nomino perchè non voglio contribuire alla sua ignobile fama, sa di cosa sta parlando).

 

Angolo Indicizzazioni Del Giorno

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mi eccito facilmente e quando sono tutta bagnata

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la mia ragazza ha chiesto a mio padre se la scopa e mi fa cornuto umiliandomi

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bdsm aiuto lui non chiama piu

lei lo umilia elui la incula

Siamo davvero così diversi?

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E riesco a scrivere ancora un post prima di capodanno, son felice.
Da raccontarvi purtroppo non ho praticamente nulla, giacchè nè io nè Lui abbiamo potuto coltivare la conoscenza di qualche papabile amante. Però sono riuscita a prepararvi la nuova sorpresina, ossia un Tumblr personale dove mettere tutto ciò che mi viene in mente sul cuckqueaning. Risolvo così il problema gallery. Per chi avesse intenzione di seguirmi anche lì (e la cosa mi farebbe estremamente piacere), il link è: cuckqueanita.tumblr.com
Avviso inoltre che sto aggiornando la pagina sulle canzoni-libri-film dedicati al tradimento, aggiungendo titoli qua e là e preparando la sezione Manga (per chi è pratico d’inglese, giacchè sono tutti in lingua).
Detto questo, avrei una questione che mi gira nella testa ultimamente, e che mi sta dando parecchio da pensare.

Torniamo all’inizio della mia adolescenza, quando i ragazzi che attiravano la mia attenzione erano quelli con un vasto seguito di innamorate che speravano di essere pescate come in una lotteria e godere delle loro attenzioni esclusive. Mi vedo farmi avanti tra queste ragazze con il sapore dell’ambizione in bocca e la voglia di superarle tutte; eppure mi vedo stare ferma immersa nella mischia, che invece di assicurarmi una strada per poter ottenere il premio tanto ambito, mi concentro sul farmi scegliere di volta in volta tra le tante. Come se, dopo aver superato un test d’accesso, invece di frequentare le lezioni, scegliessi di ridarlo l’anno dopo solo per il gusto di farmi accettare di nuovo. Non mi interessava nemmeno sapere cos’accadeva dopo il lieto fine, quando lui ormai è innamorato di te e dimentica il resto del mondo. A me interessava stare nella mischia e fare in modo che quel faro puntasse di nuovo me. Mi interessava anche vedermi tremare e piangere quando veniva scelta un’altra, per poi prepararmi alla volta successiva. Mi interessava avere un pubblico che testimoniasse i miei sforzi, che li riconoscesse.
Ricordo un pomeriggio passato in un bar con un ragazzo di un’altra scuola. Lui un paio d’anni più grande di me, estroverso e popolare, tutto labbra carnose e occhi chiari e onde bionde sulla testa. Di quel pomeriggio ricordo particolarmente bene il bicchiere di tè freddo che avevo davanti, perchè lo fissavo come se fosse la mia zavorra per restare attaccata sulla Terra, mentre lui mi parlava di quanto gli mancasse la sua ex e della serenata che le aveva fatto davanti a tutta la loro comitiva come dichiarazione d’amore. Quando prendevo abbastanza coraggio alzavo gli occhi e lo vedevo raccontarmi entusiasta tutto l’impegno che ci aveva messo, e l’ansia nell’aspettare una sua risposta. Uscivamo insieme, io e lui, ma suppongo fossi riuscita a guadagnarmi il posto di “Amica Intima” al punto che si sentiva di potermi confidare il suo amore non più corrisposto, e condividere con me il dolore che ne derivava. Non ero in grado di confortarlo più di tanto, presa com’ero dal mio piccolo tumore personale. Parlavamo della sua ex e poi quando mi salutava alla fermata dell’autobus mi infilava la lingua in bocca, tenendo le mani in tasca.
Io ero un tale groviglio di aspettative, capricci, richieste, frustrazioni, vergogna e sensi di colpa, che non riuscivo a stare in casa e passavo le mie giornate in biblioteca a respirare l’odore dei libri, a cercare qualcosa che mi elevasse dallo stagno in cui ero immersa.

Non mi è capitato ancora di dirlo ma…beh, io disegno davvero bene quando ho il cuore stretto in una morsa. Scrivo. Recito a teatro con più passione. Sono più socievole con gli amici. Vedo il dolore con più arte, e mi chiudo in tramonti passati ad ascoltare musica seduta su un piccolo muretto, mentre strofino le nocche contro la pietra.
Ecco perchè il Cuckqueaning per me è così importante; è il carburante che uso per dare il meglio di me, per pretendere un pubblico cui far vedere quanto brillo nonostante tutto, quante cose ho da raccontare.
Non ne conosco davvero la ragione, forse è perchè ho sempre avuto il terrore di essere vuota e noiosa e senza nulla da offrire -persino a me stessa-; per riconoscere il valore dei bei momenti ci vuole una maturità che al tempo non avevo, così mi spezzavo il cuore ogni giorno, per avere semplicemente qualcosa da dire.
La felicità non lascia cicatrici da guardare, mi si permetta la citazione.

Col tempo però le cose sono cambiate.
L’umiliazione verbale nel sesso ho gradualmente accettato che non fa per me, è troppo esplicita per i miei gusti. Mi basta che Lui mi dica “sto immaginando che ci sia Lei al posto tuo ora”, e il resto del lavoro lo fa già la mia testa.
Ho sempre più la convinzione che il Cuckqueaning sia un dono che io faccio a lui per amore, e un dono che Lui fa a me per lo stesso motivo. Gli regalo una libertà che normalmente è negata alle coppie, che non deve restituire in alcun modo se non continuando ad amarmi.
Non voglio identificarmi nella brava mogliettina di casa mentre l’amante è quella mondana da portarsi alle feste, ma mi rendo conto che non è durante la festa che avverto l’amore e la connessione; è quando tutti se ne sono andati ed io e Lui restiamo soli a portare in cucina i piatti e i bicchieri da lavare. E’ mentre facciamo avanti e indietro nel riordinare la sala e Lui mi dà un bacio al volo ringraziandomi dell’aiuto. E’ che l’amante potrebbe essere invitata a feste e presentata pubblicamente e tutto quello che si vuole, ma nel momento in cui c’è da tornare al focolare, ci sono io e nessun’altra.

E mi porta a chiedermi un’altra cosa. E’ comune in tutte le coppie cuck, scambisti, poliamoristi ecc concordare delle regole per non calpestarsi a vicenda. Sì puoi scopare con chi vuoi ma non il giorno del mio compleanno. La barretta di cereali guardando How I Met Your Mother lo fai solo con me. Quel profumo lo metti solo con me.
Piccoli dettagli, piccole ancore di salvezza per confermare un rapporto esclusivo. Certo, in un rapporto monogamo hai una strada a 4 corsie a disposizione, mentre adesso hai una stradina sterrata di campagna. Ma la stradina c’è sempre, ed è solo tua.
Ora, ha davvero senso? Non ci stiamo prendendo in giro?
Che differenza c’è tra l’esclusività che tanti rifiutano nella monogamia (pubblicizzando il loro stile di vita aperto e molto meno egoista) e l’esclusività che comunque si pretende nei rapporti aperti? E’ solo questione di spostare il limite un pò più in là. La pietra dello scandalo non è più semplicemente baciare un’altra donna, ma guardare quel dato film in quel dato giorno con un’altra. I dettagli diventano assurdamente precisi, si ribaltano i valori e le misure: in un rapporto monogamo quello che sembra un gesto vago e ambiguo come anche solo uno sguardo può risultare in un litigio per accusa di flirt adultero; in un rapporto poli/cuck/swing per un cavillo come il far usare le tue pantofole all’altra perchè non ne aveva di sue (esempio random) possono crearsi delle crepe anche importanti, con l’accusa di aver tradito la fiducia dell’altra.
Dov’è questa grande differenza?
Mi si potrebbe dire: la differenza c’è eccome. Dal non poter guardare nemmeno un’altra al poterla scopare liberamente c’è un mondo di differenza. Ed è vero. Ma qui stiamo parlando di sentimenti e di princìpi, e la cosa importante non è più il DOVE quella pietra dello scandalo viene messa, ma il fatto stesso che CI SIA in ogni caso. In tutte le versioni, c’è.
C’è qualcosa che  l’altro fa con la sua amante oltre che con la donna in questione, che fa incrinare il rapporto. Potrebbe essere una libertà condizionata più comoda di un’altra per alcuni, ma sempre di libertà condizionata si tratta.

E allora mi chiedo: non potrebbe davvero anche l’amante aiutare a sparecchiare dopo una festa? Far parte dell’immagine del focolare? Mi servono davvero dei posti nei quali mi cristallizzo nell’immagine della Moglie in tutto e per tutto, unica ed insostituibile nei suoi valori fondamentali? Che libertà sto donandogli? Quella di scopare con le altre, sotto certe regole? E’ solo un gioco sessuale come un altro, non un dono.
Un dono con scadenza e con limiti non è un dono, è un noleggio.
E man mano che sposto quella pietra sempre più in là, noto che il mio cervello formula automaticamente un rifugio sicuro altrove. Sì potrà fare tutte le mansioni della moglie, ma quella con l’anello sarò io. Sì potrà anche avere l’anello, ma quella che starà per sempre con Lui sarò io. Sì potrà stare per sempre con Lui, ma quella che avrà i suoi figli sarò io. Sì potrà dargli anche dei figli, ma chi li crescerà sarò io. Sì potrà crescerli anche lei, ma chi verrà considerata la Prima Moglie sarò io. Sì potrebbe anche essere ritenuta lei la Prima Moglie, ma quella più utile a Lui sono io. E via così all’infinito.
Non abbiamo risolto niente. Non si risolve niente nemmeno con il poliamorismo. Le regole restano sempre quelle, sono solo spostate più in là. A molti fa comodo semplicemente perchè hanno deciso di vivere in quello spazio che si sono ritagliati all’interno del limite, ma il limite c’è sempre.
Dov’è il dono d’amore totalmente disinteressato?

E’ a questo che sto pensando, negli ultimi giorni prima di Capodanno. Al valore di ciò che stiamo cercando di costruire, e al significato che esso ha, al modo in cui ci modifica.
Ai tabù e alle paure che sembrano scomparire ma che in realtà prendono solo una forma diversa, e non appena te ne rendi conto, tornano a punzecchiarti. Avevi solo dimenticato di avere il sassolino nella scarpa, ma ora ti sei spostato e lo senti di nuovo.
Sono certa che la gelosia resterà sempre, e resterà sempre una grandissima motivazione per andare avanti a testa alta; ma mi chiedo se non mi stia illudendo, sentendomi nobile e forte per ciò che riesco a donargli. Temo di starmi chiamando una Guerriera, chiusa però nelle mie stanze d’avorio, lontana mille miglia dalla guerra.

C’è davvero un modo per uscire dallo schema di rapporto esclusivo?

Il mulino bianco e le renne.

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Ve lo posso giurare non sono morta.
Scopro che il dominio del sito era scaduto (e che quindi era il momento di rinnovarlo) e ricordo anche che stavo ponderando l’idea di un nuovo template per il sito, qualcosa che mi permettesse di maneggiare più facilmente qualche galleria di immagini o una piccola compilation di canzoni; qualcosa di più interattivo insomma. Non ho ancora trovato nulla che faccia davvero al caso mio, non vorrei abbandonare la gaiezza di questi colori che col tempo ho imparato a fare miei (immaginate che mortorio sarebbe se oltre ai miei post depressi fosse depressivo anche il template?!). Se trovate in giro qualcosa che ritenete decente per questo sito, mandatemi una email.
Detto questo, con cosa sono stata impegnata in questi mesi?
Da settembre in avanti con l’università (tutto bene con gli studi, grazie), da agosto a settembre non me lo ricordo più, da settembre-ottobre con una cosetta che dopo vi racconto e…AH! Ecco con cosa mi sono impegnata da agosto a settembre!

Avete presente Ermenpippa?
Ecco, io vi ho lasciati che loro avevano fatto la loro scopata e dovevano organizzarne un’altra con il mio consenso. Per superare una buona volta tutta quella questione della Me-Mefistofele avevo deciso di contattarla io stessa per cellulare. Così c’è stato questo breve periodo durato un paio di settimane o poco più in cui io e lei messaggiavamo tutto il giorno. All’inizio era un bel pò chiusa e diffidente, ma la cosa non faceva che spingermi ad essere più insistente. Così col passare dei giorni aveva iniziato a lasciarsi andare e  – non mi sento meno Uomo nell’ammetterlo –  iniziavo a starci bene insieme. Dopo la mia pessima esperienza con le amiche di sesso femminile, non era male avere una persona-vaginata con cui parlare.
Parlocchiamo del più e del meno, iniziamo a decidere un giorno in cui potevamo vederci tutti insieme questa volta (con l’idea poi di lasciarli da soli), le scuse e gli alibi per riuscire a farla venire ecc. Un magico pomeriggio lei inizia a scrivermi di cos’aveva sentito durante il giorno in cui io ho fatto La prima Cornunione. Stavo ricevendo un feedback dall’Amante. Ero al settimo cielo, lei mi parlava di come lui la baciava, aveva un tono di confidenza tra amiche, mi chiedeva consigli su come farlo godere e…era perfetto. Quella era una vicinanza che mi piaceva davvero. Pensavo già a come sarebbe stato rivivere le corna, aggiungendovi però questa vicinanza confidenziale-emotiva raggiunta con Lei. Era piacevole, e avrebbe continuato ad esserlo non fosse che…
Sappiate che Lui ancora me lo rinfaccia scherzosamente, dicendomi che “l’ho fatta fuori”, “l’ho eliminata”,”l’ho cancellata”,”l’ho mangiata viva”, e altre espressioni carine. Che ci crediate o meno, non era mia intenzione.
Un momento eravamo lì a parlare di come lei doveva fare per farlo godere, io le rispondevo sinceramente, le davo consigli, cercavo di mettermi nei suoi panni, lei mi diceva le sue sensazioni, quello che le era piaciuto e quello che non le era piaciuto, quello che avrebbe voluto avere da un amante, io continuavo con i miei consigli, le dicevo dov’erano i suoi punti deboli da rinforzare, cos’è che stava mancando e perchè non era ancora soddisfatta. Lei probabilmente inizia improvvisamente a sentirsi troppo nuda, ma non fa in tempo a ritrarsi che aveva già iniziato ad aprire troppo la bocca. Il modo in cui parlava di cosa si aspettava da Lui non mi piaceva, tantomeno la totale indifferenza verso quello che LEI avrebbe dovuto fare; il totale rifiuto nell’ammettere le proprie colpe, così come guardare alla realtà dei fatti che aveva intorno; il chiamare certe persone “amici” tradendone altre, la scuola-la famiglia- gli affetti…in tutti quei giorni avevo avuto tutto il tempo di vedere un bel quadro lucido della sua vita, e ho fatto quello che solitamente non dovrei fare (ma che purtroppo faccio spesso): ho detto la verità. Ho detto quel che pensavo davvero di ciò che non andasse nella sua vita e di quanto certe azioni fossero più deleterie di altre. Sicuramente è stata una mossa azzardata da parte mia, chi sono io per dire a Pinco Pallina che dovrebbe fare questo e quest’altro? Nessuno per l’appunto, ma eravamo in tema di confidenze e io mi stavo davvero impegnando per farle capire che quello che vedeva di sbagliato era soltanto uno spettro dettato dalle sue insicurezze, e che il vero motivo risiedeva altrove. Qui sembra una cosa tanto nobile, ma il discorso era in realtà parecchio crudo (ammetto di esserlo) e diretto, con saltuari momenti di fastidio dovuti a cose offensive verso Lui che non si rendeva conto di dire.
Per farla breve si incazza e dice che non vuole frequentare persone che stanno a farle vedere le sue debolezze, e quindi Ciao.
E’ davvero finita così con Ermenpippa.
La ricorderemo con tanto affetto, nevvero? E’ stata la prima amante nominata su questo blog, e quasi con perfetto tempismo anniversaristico, PUF, se n’è andata. Quindi facciamo un grande applauso ad Ermenpippa, ti vogliamo bene! *scena da talkshow della RAI*

Segue momento di calma piatta e poi un breve intermezzo particolarmente divertente con la coinquilina di una mia amica, che, sotto lo sguardo attonito di tutti i presenti (non eravamo soltanto io e Lui) si lancia in questa serie di flirt evidentissimi, chiari come un’insegna al neon di LasVegas. Aveva scritto sulla fronte “fammi tua qui davanti a tutti” praticamente. Ricorderò anche lei con grande affetto, perchè ha fatto in tempo a flirtare e cercare di fare la sexy per due sole occasioni, prima che la mia amica decidesse di terminarla. Ho provato a spiegarle che mi stavo divertendo come una cretina e che avrei sinceramente voluto vedere come avrebbe continuato (e avevo suscitato in lei lo stesso gusto perverso del vedere fin dove si sarebbe spinta), ma altri problemi personali con lei hanno avuto la meglio e quindi PUF anche lei. La mia relazione da sogno è stata salvata dalla mia amica-eroina, che ringrazio con tutto il cuore per il pensiero ma-la-prossima-volta-non-terminarmi-le-possibili-amanti-sono-già-abbastanza-difficili-da-beccare-senza-che-tu-ti-ci-metta-contro. Però ammetto che è stato tutto divertente, compreso il salvataggio dello status quo.

Adesso sono nuovamente in astinenza (mentre Felix Quinn proprio non lo è! per dettagli registratevi al suo blog che ora è diventato privato. *fine angolo pubblicità*), prego il mio Lui di trovare qualcuna perchè io qui sto seccando come l’orticello di casa mia giù in Puglia in piena estate, prego che qualcuna lo molesti per strada, prego persino che la tizia al tabacchino sia perlomeno FEMMINA. Ci credo che vado nel panico più totale ogni volta che arriviamo al sodo, ho un’esperienza una volta ogni 5-6 mesi (lo so, alcuni di voi stanno aspettando da anni, mi dispiace, non volevo risultare irrispettosa).
Forse la settimana prossima si rivedrà con quella sua compagna di università con cui c’è stato il quasi intrallazzo l’anno scorso, sempre in questo periodo. Non le avevo dato un soprannome, ma non penso che ce ne sarà bisogno perchè non credo che il suo “no” si tramuterà in “sì”.
Sappi che anche se non ti ho dato un nome perchè non te lo meriti, voglio bene anche a te. Grazie di avere una vagina da avvicinare al mio Lui.
Mi fermo qui perchè sto cominciando a suonare seriamente inquietante.
Ditemi come state, mandatemi emails a volontà.

Rosso di sera bel tempo si spera.

P.S. Al prossimo post torno con l’Angolo Indicizzazioni del Giorno

P.P.S. Per chi se lo stesse chiedendo, sì, il titolo è totalmente casuale.

P.P.P.S. Mi piace come la mia “Immagine del giorno” sia in realtà lì da mesi.