Stazione “Umiliazione”

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Continuo a fare cose di cui mi stupisco.
Mi sono detta di non essere in una posizione di sottomissione, di non cercare umiliazione e di non trarne giovamento. Nonostante tutto, guardo le mie esperienze e mi rendo conto che è come se cercassi volontariamente di inserirmi in situazioni fuori dallo schema previsto per mettermi alla prova. Per vedere se ce la faccio. Se riesco a respirare con i polmoni in acqua.
Beh, ce la faccio.

La cara ragazza in questi giorni è stata capricciosa come poche volte, e ha cambiato idea una decina di volte sul vedere il mio fidanzato prima o dopo le sue vacanze. Ero irritata perchè non sopportavo che lei potesse dettare legge sugli eventi, che potesse decidere quando era meglio o peggio farli; che potesse osare spingerlo a scegliere una via piuttosto che l’altra; che potesse pensare di influenzarlo in qualche modo, come se io non esistessi. Probabilmente è così, per la maggior parte del tempo lei si convince che io non esisto. Deve essere uno dei suoi modi per salvarsi dal senso di colpa.
Potrebbe farsi crescere delle corna (da diavolo intendo) e darsi un pò da fare per rendere più interessante la situazione, ma è chiedere decisamente troppo.

Ieri sera eravamo al compleanno del nostro caro amico (uno dei post iniziali per chiarimenti) e c’era ovviamente anche lei, più il corteo di amichette.
Io e Lui eravamo vestiti benissimo. Avevo speso più di 2 ore per prepararmi ma lui in 20 minuti è riuscito a splendere più di quanto sarei mai riuscita io. Era semplicemente affascinante, e io ho fatto del mio meglio per essere all’altezza.
Arrivati alla porta di casa ero nervosissima all’idea di vederla, di parlarle, di dare ai miei ricordi una sfumatura più reale.
Apre la porta, indossa un mini vestito a tubino che le fa esplodere le forme da tutte le parti. Ho seriamente pensato che avrebbe potuto avere problemi respiratori con un vestito così stretto, ma la sua intenzione era quella di farsi almeno notare in quel frangente.
Scambiamo due frasi di circostanza e lei fa in fretta ad ignorarmi. Torna dalle sue amiche e io ottengo di essere messa volutamente da parte. So che lo fa per timore e disagio, ma una parte di me pensava che potesse anche essere intenzionale.

Quando il nostro amico fa gli onori di casa e ci mostra l’appartamento, arrivo a vedere la camera dove i miei incubi hanno avuto luogo.  Ho avuto una morsa al petto e ho sentito chiaramente la pressione scendere sotto le scarpe. Mi sono sforzata di concentrarmi su cose inutili, ma continuavo a notare dettagli di cui avevo sentito parlare o che avevo visto nelle foto. Quello è lo specchio da cui si faceva le foto nuda, quella è la doccia dove si masturba pensandolo, quello è il LETTO dove si sono strofinati. Mi sentivo minuscola in quella camera e mi stavo sentendo davvero male. Noto i numerosi vestiti lasciati ancora fuori e mi immagino l’indecisione di lei nello scegliere l’abito per la serata.
Finalmente ritorniamo in salotto con tutti gli altri.

Arriva il momento di cenare: Lui è dolcissimo accanto a me e non si fa sfuggire mezza occasione per baciarmi, accarezzarmi, abbracciarmi, vantarsi di me con le altre e guardarmi con il tipico sguardo del “Mi incanti ancora dopo 5 anni, visto?”. Io chiacchiero con tutti e cerco di scrollarmi di dosso l’ansia. Lui insiste per farmi recitare il monologo di Amleto in inglese, e seppure con qualche reticenza lo faccio. Noto gli sguardi continui di lei a lui, quelli a volte infastiditi e a volte curiosi di lei a me. Finisco la mia recitazione e battono tutti le mani, io sono ancora imbarazzata per l’improvvisa “esibizione”.
Passa ancora del tempo e iniziamo tutti a sentirci più a nostro agio, riusciamo a parlare seriamente degli studi e siamo molto più amichevoli. Tutti tranne Lei che invece non parla con nessuno e ad ogni scusa sparisce da qualche parte.

A fine serata rimaniamo in 5 e lei ancora ci evita come se ce l’avesse con noi.
Ci mettiamo tutti sul divano, lei è accanto a me e lui è dalla SUA parte, eppure non si parlano. Lei dopo poco decide di andare a letto con la scusa che doveva svegliarsi presto (ma se lo aveva pregato per messaggio di restare per la notte!) e fa la scena più patetica della serata: ci saluta tutti con baci e abbracci e poi si volta verso di lui e…gli fa un cenno con la mano.

Ora, se voleva davvero fare l’innocente e non farmi sospettare niente, ha davvero fallito alla grande. Come potevo non pensare in ogni caso che ci fosse qualcosa sotto?!
Lui la prende in giro e si alza per salutarla, lei gli sfiora le guance ma sembra terrorizzata, io ho uno sguardo inquisitorio non da niente.
Dopo che lei se n’è andata il tempo di qualche convenevole e anche noi ci ritiriamo.

Risultato della serata dal punto di vista cuckqueaning: delusione. Delusione perchè mi ero preparata ad una battaglia che non è avvenuta. Preferirei pensare che lei è così subdola da non doversi nemmeno impegnare a dimostrare qualcosa a me o a stuzzicare lui in queste occasioni perchè tanto non appena io sono andata lei può fare quello che vuole; invece semplicemente era così a disagio che non ha fiatato e si è mimetizzata con la mobilia.
Come faccio a sentirmi superiore ad un mobile? Andiamo, è da idioti, e risulto io la pazza.
Speravo in qualche gesto, frase o atteggiamento che non è avvenuto. Mi sono ritrovata a sperare che lei tentasse di umiliarmi. Qualsiasi cosa meglio di quel silenzio da fifoni.
Al posto suo? Al posto suo avrei fatto in modo che io volessi scappare da quella casa e che non riuscissi più a trovare dove avevo parcheggiato la macchina per gli occhi troppo pieni di lacrime. Sarei stata COSI’ cattiva con me al posto suo.

Qualche idea?
– Poteva fare lei gli onori di casa, e farmi vedere nel dettaglio la sua camera dove hanno quasi scopato, in particolare.
– Poteva farsi sfuggire numerosi dettagli delle volte in cui lui è rimasto da lei tutta la notte. Canzoni, discorsi, aneddoti, qualsiasi cosa sarebbe andata bene.
– Poteva approfittare del fatto che lui per i primi 20 minuti era andato in cucina e non aveva ancora avuto modo di fare l’affettuoso con me per raggiungerlo e attaccare bottone.
– Poteva non indossare le mutandine, e dopo averlo raggiunto in cucina, farglielo capire per bene.
– Poteva toccarsi e poi venire a complimentarsi per la mia collana (un regalo di lui) toccandola con le dita bagnate e costringendomi a sentirne l’odore.
– Poteva mandargli qualche foto mentre eravamo a cena. Lui avrebbe ricevuto le foto ma non avrebbe potuto farmi vedere niente (come di solito facciamo), così io avrei saputo di certo che gliele aveva mandate lei e sarei andata in paranoia per il fatto dell’essere stata esclusa.
– Poteva trovare delle scuse per stare sola con lui. Quando lui è andato in bagno, ad esempio, avrebbe potuto raggiungerlo e tutti alla festa avrebbero fatto “innocenti” battute sul fatto che erano spariti entrambi. Sarei stata l’unica a sapere che le dicerie avevano un fondo di verità.
– Poteva offrirsi di masturbarlo così lui sarebbe tornato dal bagno con il cazzo in tiro, e io avrei saputo cos’era successo.
– Poteva chiedergli di aiutarla con i libri che doveva restituirgli, ma erano in camera sua e doveva cercarli…
– Poteva attaccare bottone con me e farmi un discorso sul tradimento, sulle sue (finte) brutte esperienze e su quanto ero fortunata io ad avere un fidanzato così innamorato e fedele.
– Poteva sedersi vicino a lui a tavola e fargli il piedino.
– Poteva fare la sociale e con la scusa di continuare una qualche conversazione con me, seguirci anche quando andavamo sul balcone perchè lui doveva fumare, così da non lasciarci mai da soli.
– Quando sul balcone lui si è punto 2 volte con la pianta che c’era alle sue spalle, alla seconda lei poteva tentare di proteggerlo, poteva pungersi lei o fingere una storta per farsi accudire da lui che avrebbe dovuto occuparsi di lei per il senso di colpa.
– Sul divano poteva mettersi con le ginocchia alte verso di lui, così da mostrargli che non aveva la biancheria intima. O poteva farlo per mostrargliela. Poteva farlo persino mettendosi più vicina a me ma dandomi le spalle per poter parlare con lui.
– Poteva chiedergli un massaggio ai piedi e poi sorniona verso di me “Tanto non ti dà fastidio, vero?”
– Poteva mandargli sms lungo tutta la serata.
– Poteva parlare con lui di aneddoti cui io non ero stata presente, per escludermi.
– Quando doveva salutarlo, invece che far alzare lui poteva chinarsi lei su di lui.
– Poteva mettere un pò di musica, e con molta naturalezza iniziare a ballare fissandolo.
– Poteva fingere di aver ricevuto un messaggio che l’aveva turbata molto, e poteva chiedergli di parlare in privato. Con una faccia sufficientemente convincente nessuno avrebbe pensato male, perchè se era successo qualcosa di grave era possibile che lui conoscesse già le circostanze e che quindi lei si fidasse a confidarsi con lui.
– Poteva andare a portare giù il cane e chiedergli di accompagnarla, visto che era l’uomo più forte presente. “Così mi sento più sicura”.
– Poteva rincarare la dose ogni volta che lo tirava da qualche parte dicendomi “Te lo rubo per un attimo”, “Te lo prendo in prestito”.
– Ancora sull’idea del togliersi le mutandine, poteva raggiungerlo e mettergliele in mano di nascosto. Lui avrebbe dovuto trovare il modo di sbarazzarsene o di nasconderle, e io le avrei allora scoperte dopo e sarei andata in paranoia.
– Spostando la conversazione generale sul sesso (cosa per niente difficile) poteva vantarsi del fatto che lei era particolarmente stretta o che poteva controllare benissimo i muscoli, o che sapeva muoversi benissimo. Qualsiasi cosa.
– Poteva chiedermi di andare con lei in cucina per aiutarla e poi mollarmi lì a fare i servizi.
– Sparecchiando, poteva chinarsi verso lui in modo da mostrare la scollatura.
– Poteva mettersi davanti a me e poi, dandomi le spalle, chinarsi in avanti verso di lui.

Concentrandomi potrei trovare altre cose, milioni di altre cose. Poteva farmi vivere la peggiore serata della mia vita, e invece me ne sono stata come una bambola di porcellana: perfetta, intoccata.

Lui oggi mi dice che ha intenzione con lei di spostare il discorso su una dominazione molto più psicologica, e vuole che io mi avvicini un pò a lei in modo da “usare” me per rincarare alcune frecciate. Ancora non so bene cos’abbia in mente ma l’idea mi piace.
Ultimamente le idee mi piacciono tutte. Per qualche strana ragione, quando lui mi parla di quello che vuole fare avverto un leggero bruciore nello stomaco diverso da quello del panico o della gelosia. E’ come se riscaldasse più di bruciare.

E’ quella sensazione del “ancora…” di cui parlavo.
In questi giorni ho anche giocato a mettermi in una posizione molto più sottomessa del solito. Abbiamo fatto una sessione bdsm che lui ha improvvisato dal nulla, non ho avuto nemmeno il tempo di prepararmi ed è stato tutto estremamente coinvolgente.

Gli mando foto che tecnicamente dovrebbe mandargli lei, ma io lo faccio per una sorta di piccola presa di territorio, come a voler dimostrare che anche su queste piccole cose so fare molto meglio di lei.
Infine, parlare in generale del cuckqueaning sta prendendo un tono strano. Oltre alla solita nostra metacomunicazione, ogni tanto si inserisce questo tono diverso dal solito che mi fa sottolineare alcune sfumature umilianti, che mi chiede di scrivere sul blog tutte le cose che lei avrebbe potuto fare per mettersi in mostra, che mi dice che devo avvicinarmi a lei quasi a volerle essere amica. Diventa a volte una metametacomunicazione, ma lui assume una voce diversa persino da quella che gli sento fare con lei. Una voce cui fondamentalmente non mi sento di dire di “no” perchè fa sembrare tutto eccitante. “Eccitante” nel senso di “Intrigante” (vedere il post 1).

Lei è una merda, questo è già assodato. Ma con lei usata come arma per stuzzicare, io e lui stiamo scoprendo dei giochi a due che ci legano ancora di più.

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