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31yo Cuckquean (female Cuckold) from Italy. Per contattarmi: cuckquean.mrsy@gmail.com

Primo Assaggio- Parte 4

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E’ passata quasi una settimana dall’inizio di tutto. Posso dire con certezza che è stata la settimana più lunga della mia vita, e forse anche una delle più difficili.

Non sono ancora arrivata al punto più ‘importante’, alla scopata, perchè sono andata ampiamente nel panico. La sera prima dell’appuntamento decisivo io stavo già malissimo, sia fisicamente che emotivamente; l’idea che avrei dovuto affrontare 48 interminabili ore con quell’ansia addosso mi stava distruggendo. Sapevo che non ce l’avrei fatta più.
Più erano i loro contatti fisici, più sentivo che veniva strappato via un pezzo del mio rapporto con lui, un pezzo di quell’accordo tacito che assicura che è solo tuo.

La sera lui mi telefona per raccontarmi dei progetti che aveva per l’indomani (hotel e sessione bdsm), e io smetto di stare zitta. Smetto completamente di accettare la situazione che io stessa avevo contribuito a creare e gli chiedo di darle buca e di vederci la sera successiva. Potrebbe essere stata la richiesta più egoistica del mese, ma l’ho detta con la disperazione in gola. Avevo bisogno di riaverlo, ero pronta a dire ‘basta’ a tutto, volevo semplicemente smetterla di stare così male, di dormire male, di mangiare male, di respirare male. Tutta la mia vita nell’ultima settimana sembrava aver preso un tono acido di fondo, e ne avevo abbastanza.

Lui capisce immediatamente quanto per me fosse importante, e non esita nel dirmi di sì. Però poi introduce delle…attenuanti diciamo, che mi fanno sentire sempre più egoista e sempre più soffocata. Intanto, la lei in questione aveva mentito ai suoi per poter stare fuori la notte; lui ci ‘aveva messo la faccia’ e non voleva rischiare di rovinare la situazione; c’era il rischio che dopo una buca così colossale lei se ne sarebbe andata e lui non aveva voglia di ripetere tutto l’iter per trovarne un’altra; per il gruppo che lui frequenta, evitarla sarebbe stato impossibile e si sarebbe creata una pessima atmosfera.
Il fatto che fosse lui quello che si era esposto effettivamente per prenderla, mi ha messa all’angolo; il mio desiderio metteva lui in una brutta posizione.

La mia testa ha iniziato a vorticare man mano che sentivo sempre più pressante la consapevolezza che avrei dovuto sopportare lui in quell’hotel per poter mantenere le cose in ordine dopo. Ricevevo rassicurazioni continue, ma non erano nemmeno lontanamente abbastanza perchè il suo tono era già cambiato, era già diventato pensieroso, e sapevo che la mia richiesta era arrivata nel momento peggiore.
Mi dice che avremmo messo una pausa lunga mesi o anni a tutto questo, perchè era evidente che io non ero ancora pronta, che ci avrebbe pensato 40 volte prima di accontenarmi su questo genere di richieste in futuro, e che non ce la faceva più a vedermi stare così male. Ma ancora, saltava fuori il suo tono di voce piatto a dire che era una scocciatura perchè si era esposto in prima persona.

Non ci è voluto molto perchè piangessi per la seconda volta. Stavolta però non era per liberazione perchè ero tra le sue braccia, questa era totale disperazione perchè avevo espresso il mio desiderio più forte -quello di mandare a monte il loro incontro- e mi rendevo conto che non era saggio accontentarlo. Mi sono sentita al limite, avevo la bile in gola e il giorno seguente lui si sarebbe chiuso in una camera d’hotel con lei.
Era più di quanto potessi sopportare.

Ho pianto per un tempo infinito, finchè non sono più riuscita a deglutire. Non volevo che le mie lacrime lo muovessero ad accontentarmi, ma alla fine è stato quello che ha fatto. Probabilmente mi direbbe che aveva deciso immediatamente dopo la mia richiesta, ma dopo il suo “va bene” ci sono state 3 ore di suo monologo sul perchè sarebbe stata una scocciatura, sul fatto che lei se ne sarebbe andata, sul perchè era andata male ecc. Continuavo a scusarmi per la situazione in cui l’avevo messo, e iniziavo a dar fastidio anche a me stessa per la mia remissività. Mi sono costretta a darmi un tono e a proseguire decisa, se lui si stava mettendo a rischio per darmi la possibilità di fare quello che volevo, era il minimo da parte mia esserne convinta.
Nella bonaccia seguente al pianto gli ho proposto di andarci se era così scomodo per lui darle buca, che mi sarei consolata col fatto che sarebbe stata l’ultima volta che dovevo stare senza di lui. Invece alla fine lui le ha dato buca ed ha incontrato me.

Ho dovuto acconsentire ad un loro appuntamento prima di vedere me perchè doveva spiegarle il motivo della sua assenza (completamente inventato); nuovamente lei si è mossa per chiedere rassicurazioni, inizia a seguire la tabella di marcia di tutte le amanti che più tempo passa e più vogliono guadagnare terreno rispetto alla fidanzata. Sono quasi certa che lei vorrà restare sua, e tenterà di mettersi in mostra rispetto a me. E’ ancora molto debole il suo atteggiamento, ma la sicurezza del tempo che verrà le darà man forte e so che tenterà di aumentare la distanza che c’è tra quello che LORO fanno e quello che NOI facciamo. Lei sta già incamminandosi verso quella che sarà la pista da corsa, manco solo io.

Parlo del tempo che verrà perchè dopo il mio sfogo disperato abbiamo schiacciato il tasto ‘pausa’, non il tasto ‘stop’. Sono fin troppo consapevole che le cose sono andate molto peggio a causa della mia lontananza da lui. Se avessi potuto vederlo ogni giorno, se fossimo stati a casa nostra sono certa che avrei saputo tenermi in piedi. Invece ero totalmente da sola, in un ambiente infernale, con lui lontano centinaia di chilometri, con la sola speranza di sentirlo un pò al telefono quando aveva tempo. La prova del 9 sono stati i nostri fugaci incontri, dove gli stati agitati erano circoscritti e facili da mandare via.
Ora ci aspettano almeno 15 giorni di vacanza dalle sessioni fisiche del cuckqueaning, e sinceramente non vedevo l’ora. Vederlo ieri sera è stato come tornare a casa dopo il primo giorno di scuola elementare. Siamo sembrati una coppia al terzo giorno insieme, mi era mancato da morire e finalmente potevo tornare a dire “ci vediamo domani” e “ho sonno” senza rivoltarmi lo stomaco. Ho dormito con una facilità che non ricordavo più di avere, mi sono svegliata riposata e la giornata è trascorsa senza toni bassi e acidi. Stasera lo vedo di nuovo e domani finalmente torneremo a casa nostra.
Abbiamo parlato di come tenere lei in questi giorni di pausa, e nonostante sia una cosa che lo annoia, abbiamo deciso di tenerla un pò impegnata con un rapporto ‘virtuale’. Le darà compiti dal telefono e lei risponderà con foto e video (di cui i primi sono già stati mandati, e sono decisamente curiosa di vederli). Ne parlo e lo faccio molto più tranquillamente, perchè per me un rapporto di questo tipo è ancora totalmente abbordabile, nonostante la gelosia già si accenda. Chiusa dentro un cellulare è così piccola che posso tenerla in mano e posso stare con lui mentre lei esegue i suoi ordini. Posso persino darglieli io senza che lei lo sappia. Quando si vedono per me è come se mi legassero ad un muro in una posizione impossibile e mi dicessero “ti libereremo quando avremo finito”.

Riassumendo: la prima settimana è stata un inferno per colpa della lontananza; dopo 15 giorni di rapporto virtuale decideremo il da farsi per il resto dell’estate, e staremo attenti a far sì che non si ripetano più le circostanze appena trascorse.
Di buono c’è che ora sappiamo qual è il limite oltre il quale non andare, quali sono quei fattori che mi fanno crollare.
Tolto il tempo della disperazione, l’idea che avremmo smesso con il cuckqueaning mi faceva rattristare, perchè ancora sono convinta che possa essere la mia strada (anche se ho ancora dubbi sulla forma che deve avere). Vedremo.

First Taste – part IV – ENGLISH VERSION

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It’s been almost a week since the beginning of everything. I can say with certainty that it was the longest week of my life, and perhaps one of the most difficult.

I have not reached yet the most ‘important’ point, their first time, because I went extensively into panic. The night before the date I was already very depressed, both physically and emotionally, the idea that I had to face 48 endless hours with that anxiety it was destroying me. I knew that I couldn’t take it anymore.
Every time they had physical contact I felt that a piece of my relationship with him was being ripped off, a piece of that implied agreement that ensures you that he is only yours.

The night he called me to tell me the plans he had for the next day (hotel and bdsm session), and I stopped being quiet. I completely stopped accepting the situation, which I helped to create myself, and I asked him to blow her off and see each other instead. It may have been the most selfish request of the month, but I said it with despair in my throat. I needed to get him back, I was ready to say “That’s enough” to everything, I just wanted to stop being so hurt, to sleep badly, to eat badly, breathe badly. All my life during the last week seemed to have taken an acid tone, and I had enough.

He understood immediately how important it was for me, and didn’t hesitate in saying yes. But then he introduced some…extenuating circumstances, let’s say, that made me feel more and more selfish and more and more choked.
First of all, she had lied to her parents to stay out the whole night; he was involved in first person and didn’t want to risk ruining the situation; there was a risk that after this huge blow out she would be gone and he didn’t want to repeat the whole process to find another girl; for the group he goes out with, avoiding her would be impossible and would create a bad atmosphere.
The fact that he was the one who was actually exposed himself in order to get her put me in the corner; my desire was putting him in a bad position.

My head began to swirl as the awareness that I’d have to endure the idea of him in that hotel in order to not ruin everything grew in me. I received constant reassurances, but they were nowhere near enough because his tone had already changed, had become thoughtful, and I knew that my request had come at the worst time.
He told me that we would put a pause months or years long to all this, because it was obvious that I wasn’t ready yet, that he would think 40 times before satisfying me with such requests in the future, and that he could no longer see me so hurt. But again, it slipped out of him this flat tone of voice saying it was a hassle because he had exposed himself in first person.

It didn’t take much till I was crying for the second time. But this time it was not for release because I was in his arms, this was total despair because I expressed my strongest desire -to cancel their meeting- and I realized it was not wise to satisfy it. I felt on the edge, I had bile in my throat and the next day he would be locked in a hotel room with her.
It was more than I could bear.

I cried for an infinite time, until I was no longer able to swallow. I didn’t want my tears to move him to please me, but in the end it was what he did. He would probably say that he had decided immediately after my request, but after his “ok” there were 3 hours of his monologue about why it would be a hassle, knowing that she would be gone, the reasons why it was going that bad etc. I kept apologizing for the situation I had caused, and I began to annoy even myself for my compliance. I had to give myself a tone and decide to go on firmly, because if he was putting himself at risk to give me the opportunity to do what I wanted, the least I could do was being sure.
In the calm following the crying I suggested to go if it was so uncomfortable for him to blow her off, that I would be comforted by the fact that it would be the last time I had to be without him. In the end he met me instead.

I had to agree to them meeting before I arrived because he had to explain the reasons for his absence (totally invented); again she moved to ask for reassurances, she begins to follow the roadmap of all the lovers that the more time passes and the more they want to gain ground on the girlfriend. I am almost certain that she will want to be his, and will try to show off in front of me. It’s still a very weak attitude, but the safety of the time spent together that will come will give her a hand and I know she will try to increase the distance between what THEY do and what WE do. She is already walking towards what will be the race track, now it’s my turn.

I speak of the time that will come because after my desperate outburst we pressed the button ‘pause’, not the button ‘stop’. I am too aware that things were so much worse because of my distance from him. If I could see him every day, if we were at our house I am sure that I could stay on my feet. Instead I was totally alone, in a hell with him hundreds of miles away, with the only hope to hear him on the phone when he had a little time. Casting out nines were our brief encounters, where the excited states were limited and easier to expel.
Now we expect at least 15 days of vacation from the physical sessions of cuckqueaning, and frankly I can’t wait. Seeing him last night was like coming home after the first day of school. We seemed a couple on the third day together, I missed him like crazy and I finally could say “see you tomorrow” and “I want to sleep” without destroying my stomach. I slept so well, and I woke up rested and the day passed without low tones and acids. Tonight I’m gonna see him again and tomorrow we’ll finally return to our home.
We talked about how to keep her in these days of rest, and although it is something that bores him, we decided to keep her busy with a ‘virtual’ relationship . He will give her tasks from the phone and she will respond with photos and videos (the first one has already been sent, and I am very curious to see it). I talk about it and do it much more easily, because for me a relationship of this type is still totally affordable, despite the jealousy. Enclosed within a cellphone she is so small that I can hold her in my hand and I can stay with him while she does her ‘homework’. I can even give them to her without her knowing it. When they see each other it’s as if they tie me to a wall in an impossible position and they say “we will release you when we’re done.”

In summary: The first week was hell because of the distance, after 15 days of virtual relationship we’ll decide what to do for the rest of the summer, and we will be careful to ensure that those circumstances won’t happen again.
The good news is that now we know what is the limit beyond which we must not go, what are the factors that make me fall.
Without the time of despair, the idea that we would have stopped with the cuckqueaning made me sad, because I’m still convinced that it can be my own way (although I still have doubts about the form that it should have). We will see.

Primo Assaggio- Parte 3

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Mi aspettavo il botto, ma alla fine non è giunto.
Ho disperatamente cercato di passare la serata tentando di non pensare al fatto che stava per fare sesso con un’altra, e alla fine è venuto fuori che dovrò ripetere la prova eroica perchè non l’ha fatto.
Non che non abbiano fatto nulla, anzi.
Una cosa che sto sentendo maturare è la profonda rabbia ogni volta che scrivo “un’altra”, perchè ormai si può tranquillamente parlare di “lei”. Riconoscere la sua figura è una cosa cui non ero ancora pronta, e non mi sento tale nemmeno adesso. Lui non si sta avvicinando ad una a caso, non più; questa ragazza è fissa da almeno 3 incontri e lo sarà per parecchi altri temo. Quindi, si avvicina il momento in cui dovrò accettare che lei ha completamente indossato l’abito dell’amante, e che per il periodo che seguirà sarà una presenza reale come il tavolo su cui è appoggiato il mio pc. Non è scontato come pensiero, sentir parlare di una persona può dare la speranza di far finta che sia solo immaginaria.
Quando i racconti di lui diventano troppo dolorosi io cancello le loro facce e mi limito a registrare la scena come se stessi guardando un porno. Tutta la questione potrebbe essere solo frutto della mia fantasia. Ma lei continua ad essere nominata, attraverso le parole di lui inizio a riconoscere uno schema comportamentale, il suo carattere, il suo modo di relazionarsi. Sapere che è reale è la più dolorosa scoperta del giorno.

I suoi “aggiornamenti” stanno iniziando ad avere un sapore acido di gelosia, perchè la mia testa automaticamente dipinge il momento in cui si guardano e assumono quell’espressione tipica di due persone che condividono qualcosa (fosse anche solo l’intenzione di stare incollati tutta la notte), ed è una cosa che mi fa imbestialire.
Tentando di parlare con lui oggi, mi sono resa conto di aver fatto quei discorsi senza senso che tanto volevo evitare, quelli dettati dalle pure emozioni. Ciò che sento di più forte al momento è insicurezza e gelosia. Avendo solo queste due, sposto su di lui la responsabilità di farmi sentire meglio: vorrei che fallisse nei suoi tentativi con lei perchè non riesce assolutamente a togliere dal proprio corpo l’imprinting “mi sveglio solo se c’è lei, la MIA”.
Mi sono anche resa conto che ho paura dei suoi silenzi e delle sue parole, ho paura di credergli e accettarlo quando mi dice che non riuscirebbe a farlo con una che non conosce assolutamente, che vuole che lei abbia una piccola cotta per lui, che ancora non sa se vorrà mantenere i rapporti con lei anche in futuro.
Mi sento un pò come i bambini che si tappano le orecchie e iniziano ad urlare per non sentire più nulla. Io mi tappo le orecchie su quello che mi dice e gli urlo che qualsiasi cosa fa mi sento sempre peggio.

Oggi è la giornata in cui mi rendo anche conto che sto iniziando seriamente ad essere gelosa, e il non poterlo vedere tutti giorni mi toglie qualsiasi sicurezza sul mio ruolo. Così come lei potrebbe essere immaginaria, anche io mi sento così. Lei fa parte dei racconti che ascolto attraverso un telefono, ma loro due almeno si vedono, spesso; sono IO quella che ha come unico contatto con la “realtà di coppia” il cellulare e passa le giornate a mordersi la lingua. Potrei essere un fantasma, un racconto che lui ogni tanto tira fuori con lei quando diventa troppo curiosa.
Un’altra cosa che diventa sempre più reale è il suo interesse nei confronti di lui. Può anche scriverselo in faccia che lui non vuole relazioni, per quanto mi riguarda ciò non cambia il fatto che si permette di scrivergli che vuole assolutamente scopare con lui. Ne avessi il potere vorrei farle esplodere il cellulare in mano.

Probabilmente questo è il gradino che immaginavo di dover superare: dal “insicurezza e gelosia” a “insicurezza+gelosia=competizione”. Il passo più complicato, riuscire a prendere tutto questo e a girarlo a mio vantaggio. Ma come posso fare se mi sento totalmente calpestata? Gli accenni di orgoglio mi spingono ad evitare qualsiasi tipo di buona disposizione perchè mi sembrerebbe di mettere la testa sotto la sabbia lasciandole libera la strada per crearmi problemi. Sì tesoro, vieni pure, scopati il mio fidanzato, prenditi una cotta per lui, no non badare a me, sarò invisibile accanto al comò, fa come se non ci fossi.
Devo affrontare la loro prima volta (e se ho capito bene come funziona il mio contorto senso di gelosia, anche le volte successive), trovare il modo di creare quella reazione chimica per la competizione, riassettare il mio fisico perchè non posso andare avanti per molto non mangiando e dormendo 5 ore a notte, costruire qualcosa che mi dia nuovamente un’identità precisa. La persona che ero fiera di essere al momento non sta facendo nulla di eclatante, sta solo ascoltando come una brava cretina il suo fidanzato raccontarle quanto la sua amica gli si sia strusciata addosso infoiata come mai nella sua vita.
I miei complimenti.

Devo trovare il modo di ritornare me stessa, ho paura che se perdo il momento giusto in cui alzare la testa, resterò sommersa per parecchio tempo.
A breve arriverà la loro scopata, io devo tirarmi su, cazzo.
Non posso andare in guerra senza armi.

First Taste – part III – ENGLISH VERSION

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I was expecting the blast, but in the end it didn’t come.
I desperately tried to spend the evening not thinking that he was about to have sex with another girl, and in the end it turned out that I have to repeat the heroic test because he didn’t do it.
Not that he has done nothing.
One thing that I’m feeling growing is the deep anger every time I write “another girl,” because now we can easily talk about “her.” Recognizing her figure is something I was not ready to do yet, and I don’t feel like I am even now. He is not approaching a random girl, not anymore; this girl has stayed for at least 3 meetings and I’m afraid she will be for many others. So, the moment is approaching when I must accept that she has completely worn the lover dress, and that for the period that will follow she will be as real as the table my computer is on now. It’s not an obvious thought, only hearing about a person can give you the hope that he/she is only imaginary.
When his stories become too painful I erase their faces and limit myself to record the scene as if I were watching a porn. The whole issue could just be a figment of my imagination. But she continues to be named, through his words I begin to recognize a pattern of behaviour, her personality, her way of relating to him. Knowing that she is real is the most painful discovery of the day.

His “updates” are starting to have a sour taste of jealousy, because my head automatically depicts the moment when they look at each other and assume that kind of expression typical of two people who share something (even the only intention of spending the whole night together), and it’s something that makes me mad.
When I tried talking to him today, I realized I did that kind of nonsense-talk I wanted to avoid so much, that one dictated by pure emotions. What I feel stronger than anything else now is insecurity and jealousy. Having these two, I push to him the responsibility to make me feel better: I would like for him to fail in his attempts with her because he cannot quite take away from his body the imprinting “I wake up only when she is here, MY girl.”
I also realized that I’m afraid of his silences and his words, I’m afraid to believe and accept it when he says that he would not be able to do it with a girl he doesn’t know, that he wants her to have a little crush on him, that he still doesn’t know if he wants to maintain contact with her in the future.
I feel a bit like a kid who covers their ears and starts screaming in order not to hear anything. I cover my ears over what he says and I shout that whatever he does I feel worse and worse.

Today is the day where I also realize that I’m seriously beginning to be jealous, and the fact that I can’t see him every day leaves me without any security on my role. So just as she might be imaginary, even I could be that. She is part of the stories I hear through the phone, but at least they see each other. Often. I’m the one whose only contact with the “Couple Reality” is the phone, and spends her days biting her tongue. I might be a ghost, a story that he occasionally tells her when she gets too curious.
Another thing that becomes increasingly evident is her interest in him. She can also write on her face that he doesn’t want any relationship, but for me it doesn’t change the fact that she dares to text him that she absolutely wants to fuck him. I wish I had the power to blow up that phone in her hand.

This is probably the step I thought I’d have to overcome: from “insecurity and jealousy” to “jealousy + insecurity = competition.” The hardest step, being able to take all this and turn it to my advantage. But how can I do it if I feel totally trampled under foot? The hints of pride impel me to avoid any kind of good will because it would be like putting my head in the sand, if I leave them free to create me problems. Yes darling, come, fuck my boyfriend, take a crush on him, no don’t care about me, I’ll be invisible next to the dresser, do as if I were not here.
I have to face their first time (and if I have understood how my twisted sense of jealousy works, I’ll have to face even the next times), find a way to create the chemical reaction for the competition, readjust my body because I cannot go on for that long not eating and sleeping 5 hours a night, to build something that will give me back a clear identity. The person I was proud to be is not doing anything extraordinary at the moment, just listening like a good moron to her boyfriend telling her that her girl-friend has rubbed herself on him, horny as ever.
My compliments.

I must find a way to return to myself, I’m afraid that if I lose the right time to raise my head, I’ll stay submerged for a long time.
Soon they will fuck, I gotta pull myself up. Shit.
I can’t go to war without weapons.

Primo Assaggio- Parte 2

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Probabilmente questo testo avrà un tono molto più tranquillo dell’altro. Potrei azzardare un ‘noioso’. Se vi interessano le scene d’azione, prego attendere il prossimo post, altrimenti buon proseguimento con la seconda fase del “Oddio e adesso con che coraggio lo incontro?”

Per chi non si ricordasse dove eravamo arrivati, il mio fidanzato ha gaiamente passato la notte a sollazzare la sua amica (non fate caso ai verbi, ma non riesco ancora ad essere tranquilla nel parlarne), io meno gaiamente mi sono svegliata proprio mentre lui tornava a casa, mi sono fatta raccontare per filo e per segno quanto è stato divertente il tutto e poi l’ho lasciato riposare mentre mi annodavo lo stomaco.
La stessa sera ci siamo incontrati. Cioè, ieri sera.
Ero nervosissima e per via del brutto tempo sono stata in grado di mettermi solo degli stivaletti e un paio di jeans quando volevo invece sfoggiare qualche bel vestitino. Il top nuovo fortunatamente dava un accenno di ricercatezza, perciò mi sono avviata con discreta fiducia.

Optiamo per un mondanissimo centro commerciale, tanto per stare al riparo dalla pioggia, e vederlo dal vivo dopo quello che era successo mi metteva davvero a disagio.
Improvvisamente mi sembrava di stare con un’altra persona, con un estraneo: i movimenti erano diversi, la voce aveva un timbro e un ritmo totalmente diverso dal solito, persino la faccia mi era sconosciuta. Era come se potessi rendermi conto di ogni suo singolo tratto che nell’insieme non era più la somma cui ero abituata.
Mi teneva per mano, mi abbracciava, mi faceva complimenti e scherzava ma per me lui era uno sconosciuto che sapevo aveva passato la notte con un’altra. Non ce l’avevo con lui, pensavo soltanto “Ehi, chi credi che io sia?! So che sei stato con una poche ore fa, e adesso fai già il cascamorto con me”. Vedevo le sue mani e quando non riuscivo a non pensare che lui era il MIO ragazzo, si insinuava il ricordo di ciò che avevano toccato. Mi cingeva le spalle e pensavo che l’aveva fatto anche con lei, che aveva scherzato anche con lei, che aveva toccato e leccato anche lei. Non mi sembrava di avere problemi con la cosa in sè, non era la sequenza “stai con me – sei stato con un’altra” a darmi fastidio, ma quella “sei stato con un’altra – ora stai di nuovo con me” ad essermi insopportabile. Tutto il suo corpo aveva impronte fosforescenti, potevo riconoscere ogni singola cellula che era stata a contatto con un altro corpo e non sopportavo che sporcasse anche me. Non mi sentivo pulita.

So che sono stata silenziosa e distaccata per la maggior parte della serata, non sono riuscita un solo attimo a vederlo come facevo prima. Ero spaventata dal non riuscire più a riconoscerlo; avevo letto parecchie volte di altre coppie cuckquean che dopo una ‘sessione’ si concedevano del tempo solo per loro, per tranquillizzare la lei e rafforzare ancora di più il loro legame. Avevo letto dei racconti innamorati e sognanti di quelle donne. Mi stavo incazzando con me stessa perchè non riuscivo a farlo anche io. “Con che coraggio mi tocchi?” era l’unica cosa che provavo quando appoggiava la mano su di me o si avvicinava al punto da sfiorarmi la spalla. Non riuscivo nemmeno a credere che i complimenti che mi faceva fossero sinceri, per me erano manovre per farmi ammorbidire; una manovra come quella fatta con la sua amica. Mi vergognavo e non sapendo che dire rimanevo in silenzio.

Quando ormai mancavano giusto un paio d’ore alla fine dell’appuntamento gli ho chiesto di andare in un posto dove saremmo stati soli. Volevo riuscire a cambiare le cose perchè non avrei sopportato di tornare a casa e sentirmi più abbandonata di prima.
Raggiunto il posto dovevo solo trovare il modo di comunicare con lui. Continuavo ad essere restia al contatto fisico, chiusi nella stessa macchina in silenzio mi sembrava che tutto il suo corpo urlasse il ‘tradimento’. Più sentivo quelle urla e più non lo riconoscevo come il MIO fidanzato. Non mi era possibile sopportare che avessi davanti la stessa persona che amavo con tutta me stessa, e più le evidenze si scontravano con la mia realtà, più cercavo di distorcerla per salvarmi. Preferivo che mi abbandonasse piuttosto che mi tradisse.

Appena lui ha iniziato a parlare (non ricordo nemmeno più di cosa, forse stava metacomunicando sulla ‘sessione’) ho sentito gli occhi bruciarmi per le lacrime. Sebbene la voce mi suonasse ancora diversa, riconoscevo quel modo di trattare i contenuti. Solo io e lui avevamo quel tipo di registro, e più me ne rendevo conto più mi scioccavo pensando “sei TU ad averla toccata allora!”. Notando la mia espressione, appena si è avvicinato ho notato la cautela con cui si muoveva per non darmi fastidio, e a questa premura ho iniziato a piangere. Non sto parlando di piangere come quando ti scendono le lacrime e ti smoccoli il naso. Per un tempo indefinito ho singhiozzato con il mio intero corpo come se dovessi strapparmi, mi sono fermata solo perche mi girava così tanto la testa che ho avuto paura di svenire. Mi sono passate per la testa tutte le fantasie che mi ero fatta sulla sua serata, e mi faceva male sovrapporle ai ricordi di me e lui spensierati nel nostro appartamento.

Una volta finito lo sfogo fisico mi sono immediatamente sentita meglio, tutte le sensazioni che avevo assorbito si erano staccate da me, avevano trovato una valvola attraverso cui uscire e mi avevano alleggerita. Il primo bisogno è stato quello di baciarlo, per sentire un suo contatto amorevole e ricostruire la mia figura. Ho riscoperto il suo corpo come qualcosa che volevo fosse mio e non mi sentivo così dalla prima volta in cui eravamo ritornati insieme, un anno fa.
Abbiamo fatto l’amore e non mi sono mai sentita così possessiva, come se cercassi di dimostrargli che solo io potevo farlo stare così bene. Sapevo che era un mio desiderio egoistico, e che parlando di puro fisico le possibilità di trovare qualcuna più brava di me con lui sono alte, ma ho riconosciuto in me la volontà di farlo di nuovo mio e so che fa parte di ciò che volevo suscitare col cuckqueaning.

Stasera forse ci sarà l’ultima parte, quella più difficile. Sono stata tranquilla per tutta la giornata, ma dargli il via libera mi è costato il batticuore e il sudore alle mani. Continuo ad essere spaventata, e non ho idea di cosa vorrà dire sapere che lui ha fatto sesso con un’altra. Che lui avesse voluto toccarla per me era stato già abbastanza per mandarmi nel panico, ora si sta parlando di qualcosa di peggio.
Dopo ieri sera ho la speranza e la fiducia che come coppia siamo in grado di ricucire questi tagli, e cercherò di far sì che il mio terrore di riprovare quel dolore non mi fermino dal far evolvere e fiorire quest’esperienza come qualcosa che ci legherà ancora di più.

Detto questo, continuo a tremare.

First Taste – part II – ENGLISH VERSION

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Perhaps this post will have a much calmer tone than the previous one. I would even dare saying a ‘boring’ tone. If you are interested in action scenes, please wait for the next post, otherwise enjoy this one with the second phase of “Oh my God, and now where do I find the courage to meet him?”

For those who don’t remember where we’re at, my boyfriend has happily spent the night entertaining her friend (please, pay no attention to verbs, I still can’t be calm while talking about it), I woke up not that gaily just when he was returning home, I got him to tell me word for word how fun it was and then I left him sleeping as I knotted my stomach.
The following night we met. I mean, last night.
I was very nervous, because of the bad weather I was only able to put the boots and a pair of jeans when I’d have rather showed some pretty dress. The new top happily gave a hint of sophistication, so I left home with fair confidence.

We opted for a big shopping center, just to be safe from the rain, and seeing him in person after all that had happened made me very uncomfortable.
Suddenly I felt like I was with a totally different person, a stranger: the mannerism was different, the voice had a tone and a pace totally different than usual, even his face was strange to me. It was as if I could notice every single trait of him that didn’t make the whole sum I was used to anymore.
He held my hand, hugged me, gave me compliments and joked, but for me he was a stranger who had spent the night with another girl. I wasn’t angry at him, I only thought “Hey, who do you think I am?! I know you have been with another girl a few hours ago, and now you’re already playing the lovesick Romeo with me.”
I saw his hands and when I couldn’t help but think that he was my boyfriend, the memory of what those hands had touched crawled under my skin. His arm around my shoulders and I thought that he had done it with her too, he had joked with her too, he had touched and licked her too. I didn’t seem to have problems with the thing itself, it wasn’t the sequence “you’re with me -> you have been with another one” that was bothering me, but the one “you have been with another one -> now you’re with me again.” Fingerprints were glowing on his whole body, I could recognize every single cell that had been in contact with another body and I couldn’t stand that he would stain me too. I didn’t feel clean.

I know that I was silent and cold for most of the evening, I wasn’t able to see him as I did before even for one moment. I was afraid of not being able to recognize him anymore; I had read several times that other cuckquean couples after a ‘session’ would take time just for themselves, to reassure the cuckquean and strengthen their bond. I had read the loving and day-dreaming stories of those women. I was angry with myself because I couldn’t do it. “How dare you touch me?” was the only thing I felt when he leant his hand on me or got closer to the point of touching my shoulder. I couldn’t even believe that those compliments were sincere, for me they were tricks to soften me; a trick just like the one used with his girl-friend. I was ashamed, and not knowing what to say I just remained silent.

When it was just  a couple of hours to the end of the date I asked him to go to a place where we would be alone. I wanted to be able to change things because I couldn’t bear to go back home and feel more abandoned than before.
Once reached the place I just had to find a way to communicate with him. I kept on being reluctant to physical contact, closed in the same car in silence I felt that his whole body was screaming the ‘betrayal’. The more I heard the yelling and the more I couldn’t recognize him as MY boyfriend. I couldn’t stand that I had before my eyes the same person I loved with my whole being, and the more the evidences conflicted with my reality, the more I tried to distort it to save myself. I would have rather had him abandoning me than betraying me.

As soon as he started talking (I don’t even remember about what, maybe he was metacommunicating on the ‘session’) I felt my eyes burning from tears. Although his voice still sounded different, I recognized that way of dealing with contents. Only he and I had that kind of nomenclature, and the more I realized it the more I got upset thinking “Then it’s YOU who touched her!” After seeing my expression, when he approached I noticed the caution with which he was moving not to bother me, and at this care I started crying. I’m not talking about crying like when tears come down and you have runny nose. I sobbed for an indefinite time with my entire body as if I was falling apart, I stopped only because I felt so dizzy that I was afraid of fainting. I saw in my head all the fantasies that I had made about their night, and it hurt to overlap them to the carefree memories of us in our apartment.

Once I finished venting physically I immediately felt better, all the feelings that I had absorbed flew from me, they found a valve through which they could go out and release me. The first need was to kiss him, to feel his loving touch and rebuild my figure. I rediscovered his body as something I wanted to be mine and I hadn’t felt like that since the first time we got back together a year ago.
We made love and I had never felt so possessive, as if I was trying to show him that I could make him feel better than anyone else. I knew that it was my selfish desire, and that talking about the purely physical, the chances of finding someone better than me with him are high, but I recognized in me the will to make him mine again and I know it’s part of what I wanted to cultivate with cuckqueaning.

Tonight perhaps there will be the last part, the most difficult one. I’ve been quiet all day, but giving him the green light cost me a pounding heart and sweaty palms. I keep on being scared, and I have no idea of what it will means to know that he has had sex with another girl. Knowing that he wanted to touch her was enough to throw me into panic, now we’re talking about something worse.
After last night I have the hope and trust that as a couple we can mend these cuts, and I will try to make my terror of feeling that pain again not enough to stop me from developing this experience and nurturing it as something that will bind us even more.

That being said, I still tremble.

Primo Assaggio

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Non saprei nemmeno da dove iniziare.
Parto da come mi sento? Racconto prima cos’è successo? Faccio un giro teorico sull’argomento in modo da istruire chi legge?
Ho poche cose che mi girano in testa, davvero. La cosa mi irrita addirittura. Ogni tanto, proprio quando mi costringo a formulare qualche pensiero, una voce nel mio cervello che non suona tanto come la mia mi dice “Ma che cos’hai fatto?”.

Immagino una giovane donna che telefona nel cuore della notte alla sua migliore amica, la costringe ad alzarsi dal letto e ad incontrarsi da qualche parte; all’amica viene quasi un colpo, la giovane donna ha letteralmente il viso sciolto dalle lacrime. Lei dice “Lui…lui mi ha tradita!” e le sfugge un singhiozzo.
Ecco, io a questo toccante quadretto aggiungerei “sì, ma gli ho chiesto io di farlo”.
Un’altra vocina nella testa mi chiede se mi ritengo una persona normale. Probabilmente no.
Visto che sono chiusa a riccio e che non riesco a tirar fuori qualche considerazione illuminante, provo a partire dall’esterno. Come mi sento fisicamente?
Ci sono varie ipotesi a riguardo, e dico ipotesi perchè in questo momento la testa mi sembra abbastanza sconnessa dal corpo. Dicevo, ci sono varie ipotesi: si potrebbe constatare che non sto poi tanto bene, con i battiti lenti ma fortissimi, un macigno sulle palpebre, un groppo alla bocca dello stomaco (una dovrebbe avercelo in gola, no? Io no); qualcun altro potrebbe constatare che per via dell’apatia in realtà non sto sentendo proprio niente, e  tutti i sintomi precedenti possono essere facilmente ricollegati al fatto che ho il ciclo e ho dormito meno di 4 ore. Ma son dettagli irrilevanti.
Sarebbe bello poter scrivere qualcosa di importante, un qualsiasi resoconto che resti nella memoria, che serva a me come punto di partenza ufficiale e ad altre come fonte di notizie un pò strane. Invece credo che continuerò a scrivere con questo tono odioso, metacomunicando sulla metacomunicazione che dovrei fare, perchè più livelli metto meglio è.
Ora un’altra vocina (sì, comincia a farsi affollato) mi chiede “Quale parte del cervello ti sei bruciata?”. Un’altra ancora conviene con me che annusare per anni bianchetti/scolorine alla fine doveva pur avere qualche effetto. [[Attenzione, il suddetto prodotto può indurre atti scellerati, leggere attentamente il foglietto illustrativo, non utilizzare al di sotto dei 5 anni di matrimonio]].
Sono sposata? No, ma mi piace pensare che non manchi molto. I 5 anni ci sono comunque.
A questo punto qualcuno potrebbe domandarsi se valga la pena continuare a leggere, e altri staranno pensando che se non capiscono cosa stanno leggendo chiuderanno la scheda in 2 secondi. Bene, accontentati: ho chiesto al mio fidanzato di tradirmi.

Sono una di quelle che si chiamano Cuckquean. Mai sentito dei Cuckold (se non ne sapete nulla, chiudete il blog, il mondo ha ancora una speranza per voi, continuate così)? Ecco, io faccio parte di quella che è la sua controparte femminile. Più sbrigativa? Mi piace sapere che il mio lui va a letto con altre. No, io non vado a letto con altri. Saremmo una coppia aperta altrimenti, non una coppia cuckquean.
Vorrei soffermarmi un attimo su quanto trovo imbarazzante il fatto che “nell’ambiente” debba essere la mia pratica a contraddistinguerci. Capisco che è troppo lungo dire -siamo.una.coppia.con.lui.che.scopa.altre.e.a.lei.sta.bene-, ma dire -Coppia Cuckquean- è secondo me sbagliato nel profondo. Logicamente parlando presuppone che ci siano due cuckquean intanto; poi il termine Cuckquean non è al plurale, il che volge a favore dell’interpretazione che di cuckquean ce ne sia una sola; in quel caso il termine Coppia entra in conflitto con la frase, e bisogna interpretare se si riferisce a ‘cuckquean’ o se è ‘cuckquean’ che si riferisce alla categoria coppia.
In ogni caso, la sostanza non cambia.

Intorno a metà Marzo, in un treno regionale colmo di scolaresche, io e il mio fidanzato abbiamo iniziato a parlare del tradimento. E’ un argomento molto comune per me, perchè effettivamente si può dire che ne sia sempre stata ossessionata. Quel pomeriggio però qualcosa era diverso, entrambi ci stavamo dirigendo velocemente verso la conclusione che un paio di corna avrebbero meravigliosamente adornato la mia testa.
Sia ben chiaro sin da ora: non ho alcun rapporto di sottomissione verso di lui. Non mi eccita essere umiliata, l’unico piacere che ricavo da quella che per me è una frecciatina avvelenata alla mia persona è che posso ricambiare il favore.

Quindi, su quel treno è diventato improvvisamente chiaro che a me interessava la questione. Che a me eccitava. “Eccitava” nel senso di “Intrigava”.
Un veloce paragrafo sulla mia storia di vita chiarirà quanto mi sono sentita illuminata in quel momento: da bambina il mio idolo era la mia migliore amica che, perfida come poche, adorava far ingelosire le sue amiche facendo la civetta con me (e sì, intendo proprio QUEL tipo di civetteria); la mia prima vera cotta è stata per un ragazzo che era così ossessionato dalla sua ex che durante i nostri appuntamenti non faceva che parlarmi di quanto le mancava. – il nostro primo contatto ‘biblico’ è stato per me l’inizio di un trauma che mi avrebbe perseguitata fino alla maggiore età-; la mia seconda cotta, contemporanea alla prima, è stata per un tizio conosciuto su internet di cui tuttora ignoro l’età/ilnome/laprovenzienza/hodubbianchesulsesso che aveva uno stuolo di corteggiatrici internettiane (davvero, appena è arrivato internet le ragazzine hanno perso la verginità mentale a 12 anni); la terza, poco successiva alla prima, ma sempre contemporanea alla seconda, era per un ragazzo conosciuto ancora su internet che dopo mesi di flirt e chiamate scoprii essersi fidanzato da mesi con una del forum che frequentavamo (immaginatevi lo shock apocalittico); poi il mio primo vero ragazzo, amato alla follia e distrutto con altrettanta foga, ci sono pochi pezzi letterari che trattano un tale accanimento tra piccoli amanti; inizia il mio periodo di conferma sessuale, inizio a frequentare solo gente che abita dall’altra parte dell’arcobaleno, e mi impegno anche a sbandierare al mondo (ma prima di tutto ai miei) la mia omosessualità –> durante questo periodo scopro quanto sanno essere puttane le donne, e al mio quasi 19simo compleanno decido di riattraversare l’arcobaleno; seguono interessanti mesi dove riscopro il tizio della seconda cotta, che ANCORA UNA VOLTA mi dice un tantinello troppo tardi che si vede con una (fingo lo shock apocalittico), contemporaneamente un tizio dall’altra parte dell’Italia con cui passo 10 giorni di paradiso e 3 mesi d’inferno, un rapporto ambiguo con la grande amica del tempo che contemporaneamente si stava lavorando il mio primo ragazzo (quello con cui avevo i raptus bipolari violenti), ed infine un povero cristo da poco mollatosi con la ex usato in modo indegno per tappare le mie ferite.

Volete il denominatore comune? Avevano tutti altro per la testa (eccetto il mio primo ragazzo, ma è un’altra storia) e ho sempre dovuto correre come una dannata per guadagnarmi un pò d’attenzione.
Si potrebbe dire ‘coazione a ripetere’, ma per chi non ama i termini tecnici possiamo limitarci a dire che la competizione per me è diventata droga. E’ diventata ciò che mi dà autostima, quella che indurisce il mio carattere, qualcosa che ad ogni fine rapporto mi ha fatto pensare “Tutte le cose finiscono, e si sopravvive”.
Ora il mio rapporto prosegue con niente poco di meno che il mio primo ragazzo, con un ritorno di fiamma degno di un harmony da 6 euro (non voglio sminuire il rapporto, lo amo da impazzire – e forse sono effettivamente impazzita-, è che ho un umore di ****a al momento). E’ con lui che c’è stato l’interessante discorso sul mio nuovo cappello.

Un giro su internet tutt’altro che piacevole mi conferma che sarei una Cuckquean, e che le mie simili non se la passano poi troppo bene secondo i miei canoni. Diciamo che il 90% di quelle che hanno deciso di parlarne hanno impostato la cosa come parte del rapporto di sottomissione con il loro Master, sono state iniziate alla pratica dal lui della situazione oppure hanno ideato questa nuova tortura personale da sole.
Dico ‘tortura’ perchè al contrario di quanto solitamente succede per la controparte maschile “godo nel vederla godere con altri”, qui il punto è un altro. Il punto è l’umiliazione del venire tradite, del dover sopportare che un’altra tocchi ciò che ci è più caro al mondo, ciò che temiamo possa voltarsi da un’altra parte ed andare via. E’ giocare col fuoco, ogni volta rischiare che ci sia una eccessivamente meglio di noi in tutto, e magari persino desiderarlo. Viene considerato un ‘Edge Play’, e non lo si consiglia a coppie non consolidate e non  particolarmente innamorate.

Arrivo finalmente io. Io che studio la situazione da Marzo a Giugno, pensandoci sempre e ovunque. La domanda con cui ho lottato è stata “Lo vuoi davvero?”. La paura di fare un disastro e non poter tornare indietro; di incrinare qualcosa che non si sarebbe più raddrizzato. La fiducia cieca che lui non mi avrebbe lasciata, ma il terrore di non riuscire più a guardarlo senza pensare “quelle mani, quegli occhi, quel corpo hanno dato attenzioni ad un’altra”.
Ne parlo al punto da riuscire a scherzarci sopra, da abituarmi all’idea. Quasi come aspettare la carrozza di Cenerentola.

Ieri invece mi dice che dopo un’intera notte di “coccole” con una del suo gruppo di amici, potrebbe essere possibile farlo davvero.
La sensazione? Ho scaricato il sangue per terra come l’elettricità. Minuti di pura agitazione, seguiti da un placido stato di interesse morboso (sembra una situazione paradossalmente impossibile? Eppure…) e della mia voce che gli diceva con tono sicuro “se riesci a farlo succedere, fallo”. L’ultimo barlume di lucidità mi spinge a chiedergli di non arrivare direttamente al rapporto sessuale, di ‘limitarsi’ a qualche stadio prima.
Così, ieri esce di nuovo con loro.
Dire che ero nervosa è un eufemismo, guardo 3 film di seguito, mangio pochissimo e passo il resto della serata girando inquieta in casa. Improvvisamente odio che sia fuori a divertisi, vorrei dirgli di tornarsene a casa e chiamarmi, vorrei prendere l’auto e raggiungerlo. Ma mi costringo ad aspettare, perchè sono decisa a superare la difficile fase iniziale per poter davvero capire se questa “cosa” fa per me. Rispondere prima mi sarebbe impossibile, vorrei sterminare il mondo.

Aspetto fino a che lui non mi risponde più e mi sale l’ansia perchè so il motivo (mi sale persino adesso a raccontarlo). Mi convinco a dormire, ci metto più di mezzora e perdo coscienza in un punto non precisato del mio ipod. Notte senza sogni e mi sveglio con il batticuore alle 6 di mattina. So che sono le 6 perchè ho guardato l’orario sul cellulare. Improvvisamente mi si stringe lo stomaco così guardo meglio lo schermo, e non c’è il suo messaggio. Il che significa solo una cosa: è ancora lì.
Un’altra similitudine? E’ stato come svegliarsi dall’anestesia prima che l’operazione sia finita.
Per qualche secondo ho questa visione di lui in mezzo alle gambe di lei, mi alzo angosciata e apro la finestra facendo entrare l’aria gelida. Mi avvolgo nel lenzuolo e inizio a tamponarmi il cervello con la musica alta per cercare di fermare gli spasmi alle gambe. Un’altra diagnosi clinica potrebbe accertare che avevo un attacco di panico. E’ lì che inizio a curarmi con l’apatia. Sono certa che su qualche urlo dei Linkin Park il mio volto riesce a contrarsi in una smorfia di pianto, ma non faccio in tempo perchè LUI finalmente mi scrive. Gli rispondo ed evidentemente stupito dal trovarmi sveglia mi chiama.
Quando lui inizia a raccontarmi i particolari (richiesti da me ovviamente) io sono già nella più totale apatia, riesco ad ascoltare con interesse, a ridere di alcune scene, a commentare alcune frasi e a congratularmi con lui perchè io al posto di lei l’avrei scopato a sangue. L’immagine del sangue è figlia dell’appena nato istinto omicida, non si pensi che io sia tanto feroce a letto normalmente.
Lui mette le mani avanti, dice sinceramente che avrebbe voluto passare la serata con me, che non c’è alcuna possibilità che lui si trovi meglio con altre e tante altre belle cose.

Chiedo venia, ma non avevo ancora scritto l’obiettivo di tutto questo casino: per innescare il mio istinto competitivo (qualcosa tipo “sarai così abbagliato da me che non riuscirai a mettere a fuoco nient’altro”) abbiamo optato per la fusione di gelosia e istintivo senso di abbandono; amo che lui possa andare con altre ma continui a pensare che potrebbe farne tranquillamente a meno perchè sono tutto quello che vuole; amo che il suo amore per me sia confermato in modo così plateale, dopo una catarsi così dolorosa per me; amo che alla fine di tutto non solo io abbia questa maliziosa conferma, ma che mi senta anche rinata nella battaglia appena vinta contro l’amante. Chiunque pensi “che fortunato, può andare con chi vuole” non ha capito minimamente la questione. La sua è una posizione tutt’altro che scontata o facile, e apprezzo davvero che ci si sia prestato; il fatto che ne tragga anche un ovvio piacere personale è solo un altro dettaglio doloroso che aggiungo alla ricetta.

Dicevamo, lui ha passato la notte con lei, ed effettivamente ha fatto proprio quello che avevo visto nella mia allucinazione. Diciamo che hanno fatto petting, ma le attenzioni le ha ricevute solo lei. Dipende solo da me scegliere se continuare verso l’ultimo passo (il rapporto sessuale completo) oppure fermarmi qui. La mia determinazione mi dice che devo andare avanti, perchè ero già preparata al fatto che era proprio il primo periodo quello più difficile; tuttavia non posso negare che è alquanto complicato controllarmi. In sole 48 ore con due accenni così ‘innocenti’ ho già perso il sonno e l’appetito. Se contiamo anche l’apatia perchè non ho idea di come sfogare tutto quello che sento, riconoscerete con me che devo assicurarmi d’arrivarci tutta intera alla fine di quel dannato periodo iniziale.

Qui quindi si aprono le domande, perchè non so proprio come comportarmi. So già che gli dirò di andare avanti, ma curiosamente avrei bisogno di un suo clone durante il suo rapporto per potermi trattenere dall’implodere. Vorrei un secondo lui che contemporaneamente mi abbracci e continui a ripetermi “è un idiota, lo so, non doveva crederti”.
Mi sento colpevole ed imbarazzata da quello che desidero, il fatto che per me non sia una questione di eccitazione sessuale rende solo più complicato il tutto.
Lo ascoltavo raccontarmi particolari piccanti e dolorosi e continuavo a ripetermi “l’hai voluto tu”.

Attraverso gli stadi del ‘trauma’ a velocità folle, vorrei farmi del male per riavere la sua attenzione completa, me ne pento perchè la sua attenzione l’ho sempre avuta e mi rendo conto che è l’attenzione del lui che le morde i seni e le apre le gambe che vorrei. Vorrei che quel lui si fosse di colpo fermato e si fosse materializzato da me che mi giravo nel letto senza pace. Vorrei che si fosse sentito male dopo aver ricevuto la mia risposta al suo “eccomi” stamattina alle 6. Quasi vorrei che al mio “và da lei” avesse risposto con “no, sei ancora troppo piccola e non ti si può lasciare da sola”.

Una parte di me è già più rilassata perchè questo desiderio di colpevolizzare lui è solo una veloce fase della colpevolizzazione di me stessa, che sarà una veloce fase all’interno del “voglio averlo vicino, mi è mancato da morire”, all’interno del “la prossima volta che va con una farò qualcosa di così grandioso che vorrà mangiarsi gli occhi per non essere stato presente”. Tutto nella norma insomma. Si tratta solo di sopravvivere a questo.

Il mio fidanzato ha toccato un’altra. Il mio lui ha toccato un’altra. MIO e ALTRA.

Devo essermi rincoglionita.