Primo Assaggio- Parte 4

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E’ passata quasi una settimana dall’inizio di tutto. Posso dire con certezza che è stata la settimana più lunga della mia vita, e forse anche una delle più difficili.

Non sono ancora arrivata al punto più ‘importante’, alla scopata, perchè sono andata ampiamente nel panico. La sera prima dell’appuntamento decisivo io stavo già malissimo, sia fisicamente che emotivamente; l’idea che avrei dovuto affrontare 48 interminabili ore con quell’ansia addosso mi stava distruggendo. Sapevo che non ce l’avrei fatta più.
Più erano i loro contatti fisici, più sentivo che veniva strappato via un pezzo del mio rapporto con lui, un pezzo di quell’accordo tacito che assicura che è solo tuo.

La sera lui mi telefona per raccontarmi dei progetti che aveva per l’indomani (hotel e sessione bdsm), e io smetto di stare zitta. Smetto completamente di accettare la situazione che io stessa avevo contribuito a creare e gli chiedo di darle buca e di vederci la sera successiva. Potrebbe essere stata la richiesta più egoistica del mese, ma l’ho detta con la disperazione in gola. Avevo bisogno di riaverlo, ero pronta a dire ‘basta’ a tutto, volevo semplicemente smetterla di stare così male, di dormire male, di mangiare male, di respirare male. Tutta la mia vita nell’ultima settimana sembrava aver preso un tono acido di fondo, e ne avevo abbastanza.

Lui capisce immediatamente quanto per me fosse importante, e non esita nel dirmi di sì. Però poi introduce delle…attenuanti diciamo, che mi fanno sentire sempre più egoista e sempre più soffocata. Intanto, la lei in questione aveva mentito ai suoi per poter stare fuori la notte; lui ci ‘aveva messo la faccia’ e non voleva rischiare di rovinare la situazione; c’era il rischio che dopo una buca così colossale lei se ne sarebbe andata e lui non aveva voglia di ripetere tutto l’iter per trovarne un’altra; per il gruppo che lui frequenta, evitarla sarebbe stato impossibile e si sarebbe creata una pessima atmosfera.
Il fatto che fosse lui quello che si era esposto effettivamente per prenderla, mi ha messa all’angolo; il mio desiderio metteva lui in una brutta posizione.

La mia testa ha iniziato a vorticare man mano che sentivo sempre più pressante la consapevolezza che avrei dovuto sopportare lui in quell’hotel per poter mantenere le cose in ordine dopo. Ricevevo rassicurazioni continue, ma non erano nemmeno lontanamente abbastanza perchè il suo tono era già cambiato, era già diventato pensieroso, e sapevo che la mia richiesta era arrivata nel momento peggiore.
Mi dice che avremmo messo una pausa lunga mesi o anni a tutto questo, perchè era evidente che io non ero ancora pronta, che ci avrebbe pensato 40 volte prima di accontenarmi su questo genere di richieste in futuro, e che non ce la faceva più a vedermi stare così male. Ma ancora, saltava fuori il suo tono di voce piatto a dire che era una scocciatura perchè si era esposto in prima persona.

Non ci è voluto molto perchè piangessi per la seconda volta. Stavolta però non era per liberazione perchè ero tra le sue braccia, questa era totale disperazione perchè avevo espresso il mio desiderio più forte -quello di mandare a monte il loro incontro- e mi rendevo conto che non era saggio accontentarlo. Mi sono sentita al limite, avevo la bile in gola e il giorno seguente lui si sarebbe chiuso in una camera d’hotel con lei.
Era più di quanto potessi sopportare.

Ho pianto per un tempo infinito, finchè non sono più riuscita a deglutire. Non volevo che le mie lacrime lo muovessero ad accontentarmi, ma alla fine è stato quello che ha fatto. Probabilmente mi direbbe che aveva deciso immediatamente dopo la mia richiesta, ma dopo il suo “va bene” ci sono state 3 ore di suo monologo sul perchè sarebbe stata una scocciatura, sul fatto che lei se ne sarebbe andata, sul perchè era andata male ecc. Continuavo a scusarmi per la situazione in cui l’avevo messo, e iniziavo a dar fastidio anche a me stessa per la mia remissività. Mi sono costretta a darmi un tono e a proseguire decisa, se lui si stava mettendo a rischio per darmi la possibilità di fare quello che volevo, era il minimo da parte mia esserne convinta.
Nella bonaccia seguente al pianto gli ho proposto di andarci se era così scomodo per lui darle buca, che mi sarei consolata col fatto che sarebbe stata l’ultima volta che dovevo stare senza di lui. Invece alla fine lui le ha dato buca ed ha incontrato me.

Ho dovuto acconsentire ad un loro appuntamento prima di vedere me perchè doveva spiegarle il motivo della sua assenza (completamente inventato); nuovamente lei si è mossa per chiedere rassicurazioni, inizia a seguire la tabella di marcia di tutte le amanti che più tempo passa e più vogliono guadagnare terreno rispetto alla fidanzata. Sono quasi certa che lei vorrà restare sua, e tenterà di mettersi in mostra rispetto a me. E’ ancora molto debole il suo atteggiamento, ma la sicurezza del tempo che verrà le darà man forte e so che tenterà di aumentare la distanza che c’è tra quello che LORO fanno e quello che NOI facciamo. Lei sta già incamminandosi verso quella che sarà la pista da corsa, manco solo io.

Parlo del tempo che verrà perchè dopo il mio sfogo disperato abbiamo schiacciato il tasto ‘pausa’, non il tasto ‘stop’. Sono fin troppo consapevole che le cose sono andate molto peggio a causa della mia lontananza da lui. Se avessi potuto vederlo ogni giorno, se fossimo stati a casa nostra sono certa che avrei saputo tenermi in piedi. Invece ero totalmente da sola, in un ambiente infernale, con lui lontano centinaia di chilometri, con la sola speranza di sentirlo un pò al telefono quando aveva tempo. La prova del 9 sono stati i nostri fugaci incontri, dove gli stati agitati erano circoscritti e facili da mandare via.
Ora ci aspettano almeno 15 giorni di vacanza dalle sessioni fisiche del cuckqueaning, e sinceramente non vedevo l’ora. Vederlo ieri sera è stato come tornare a casa dopo il primo giorno di scuola elementare. Siamo sembrati una coppia al terzo giorno insieme, mi era mancato da morire e finalmente potevo tornare a dire “ci vediamo domani” e “ho sonno” senza rivoltarmi lo stomaco. Ho dormito con una facilità che non ricordavo più di avere, mi sono svegliata riposata e la giornata è trascorsa senza toni bassi e acidi. Stasera lo vedo di nuovo e domani finalmente torneremo a casa nostra.
Abbiamo parlato di come tenere lei in questi giorni di pausa, e nonostante sia una cosa che lo annoia, abbiamo deciso di tenerla un pò impegnata con un rapporto ‘virtuale’. Le darà compiti dal telefono e lei risponderà con foto e video (di cui i primi sono già stati mandati, e sono decisamente curiosa di vederli). Ne parlo e lo faccio molto più tranquillamente, perchè per me un rapporto di questo tipo è ancora totalmente abbordabile, nonostante la gelosia già si accenda. Chiusa dentro un cellulare è così piccola che posso tenerla in mano e posso stare con lui mentre lei esegue i suoi ordini. Posso persino darglieli io senza che lei lo sappia. Quando si vedono per me è come se mi legassero ad un muro in una posizione impossibile e mi dicessero “ti libereremo quando avremo finito”.

Riassumendo: la prima settimana è stata un inferno per colpa della lontananza; dopo 15 giorni di rapporto virtuale decideremo il da farsi per il resto dell’estate, e staremo attenti a far sì che non si ripetano più le circostanze appena trascorse.
Di buono c’è che ora sappiamo qual è il limite oltre il quale non andare, quali sono quei fattori che mi fanno crollare.
Tolto il tempo della disperazione, l’idea che avremmo smesso con il cuckqueaning mi faceva rattristare, perchè ancora sono convinta che possa essere la mia strada (anche se ho ancora dubbi sulla forma che deve avere). Vedremo.

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