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Metacomunicazione

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Premetto che questo articolo è frutto dei miei studi privati, indi per cui non è permesso il riutilizzo e/o il copia-incolla senza il mio permesso.

 

Probabilmente questo è l’argomento più importante che potrei mai trattare sul blog, e non ho la presunzione di concluderlo in un solo post. Avviso già da ora che se ne sentirà parlare più volte, sempre in maniera diversa ma sempre sottolineandone l’enorme importanza.
Quello che scriverò qui vale come mia personalissima opinione e non vuole essere un messaggio di Verità ultima. Leggetelo come un altro punto di vista abbastanza interessante da poter essere preso in considerazione. Per il resto, ognuno sceglie di vivere come preferisce.
Come dichiarazione d’intenti, vorrei evidenziare la mia assoluta convinzione che tutto il palcoscenico del bdsm/fetish può reggersi in piedi in modo sano e duraturo attraverso una singola azione: la Metacomunicazione.
Ora che ho specificato la mia tesi, prima di mettermi d’impegno ad argomentarla, vi regalo una digressione per capire bene di cosa si sta parlando.

Prendiamo due persone: Fabio e Patrizia. Stanno insieme, non stanno insieme, si conoscono, non si conoscono, sono amici, sono nemici; sono tutte cose che decideremo di volta in volta con gli esempi. I concetti che vi presenterò potrebbero essere caotici e troppo vicini, chiedo venia.

Il concetto base è che nel momento in cui Fabio comunica un messaggio a Patrizia, il processo comunicativo non è finito qui. Si inserisce il concetto di retroazione, laddove una volta comunicato qualcosa da A a B, B con la sua risposta modificherà a sua volta A.
Dato per certo che NON SI PUO’ NON COMUNICARE (il cercare disperatamente di non comunicare -anche con il linguaggio del corpo- è in realtà veicolo di un messaggio chiarissimo “non voglio comunicare”), la nostra vita è totalmente immersa nella comunicazione e nelle sue retroazioni.
Immediatamente agganciato alla retroazione è il concetto di equilibrio omeostatico, che reagisce a qualsiasi cambiamento facendo in modo che resti intatto l’equilibrio precedente al suddetto cambiamento. Un esempio? Consideriamo un individuo disturbato psicologicamente e la sua famiglia. Non è così raro che nel momento in cui l’individuo migliora e/o guarisce, qualcun altro in famiglia si ammala. Se consideriamo come l’equilibrio di quella famiglia comprendesse la presenza dell’elemento disturbato per permettere a tutti gli individui di relazionarsi in un certo modo, l’assenza di questo anello porta al processo omeostatico atto a trovare immediatamente un rimpiazzo. Questo vale per qualsiasi diade-triade o rapporto con più persone; l’equilibrio non è affatto detto che rispecchi quella che è la nostra idea di ‘stabilità’, ‘armonia’, ‘pace’. In una famiglia con la figlia schizofrenica, il padre assente e la madre iperprotettiva, i ruoli sono perfettamente incastrati e funzionanti, e l’equilibrio è assicurato da loro stessi; non solo, vi dirò anche che il loro equilibrio è ben più saldo di quello di una famiglia ‘sana’, in quanto le loro regole e la loro dinamica è ben più fissa ed immutabile delle altre. Vien da sè la considerazione che una comunicazione sana si adatta ai cambiamenti, ma i confini tra il giusto e lo sbagliato qui sono labili ed etici, perciò mi limiterò ad esprimere la mia idea senza cercare di condannare qualcuno.
Considerando invece il rapporto tra due persone, ci rendiamo subito conto quanto spesso e volentieri siamo impegnati nel dare una punteggiatura agli eventi. Prendiamo Fabio e Patrizia, che finalmente possono iniziare a fare il loro dovere in questo post. I due litigano in continuazione: lui accusa lei di essere isterica ed aggressiva, cosa che lo porta ad essere freddo e distaccato per trovare pace; lei accusa lui di essere freddo e distaccato, cosa che la porta ad essere isterica ed aggressiva per attirare disperatamente l’attenzione. Non serve una grande immaginazione per capire l’impasse in cui si sono vicendevolmente intrappolati.

Marito: (al terapeuta) So ormai per esperienza che se voglio la pace in famiglia non devo intromettermi perchè mia moglie vuole fare le cose a modo suo.
Moglie: Non è vero! Quanto vorrei vederti prendere qualche decisione o avere un pò più di iniziativa almeno una volta ogni tanto perchè…
Marito: (interrompendola) Non me lo permetteresti mai.
Moglie: Sarei contenta di lasciarti fare – ma se ci provo, non muovi neanche un dito, e allora devo fare tutto io all’ultimo momento.
Marito: (al terapeuta) Capisce? Uno non può occuparsi delle cose se e quando c’è bisogno – tutto deve essere pianificato e organizzato una settimana prima.
Moglie: (con rabbia) Fammi un solo esempio. Dì quand’è stato che hai fatto qualcosa negli ultimi anni.
Marito: Non ho nessun esempio da fare, perchè è meglio per tutti, anche per i bambini, se ti lascio fare a modo tuo. E’ una verità che ho scoperto molto presto dopo che ci siamo sposati.
Moglie: Sei stato sempre così, da quando mi ricordo – le decisioni le hai lasciate sempre a me!
Marito: Santo cielo, adesso mi tocca sentire anche questa (pausa, poi si rivolge al terapeuta) – ecco cosa dirà, dirà che stavo sempre lì a chiederle cosa voleva – per esempio “dov’è che vuoi andare stasera?” o “come ti piacerebbe passare il week-end?” e invece di capire che cercavo di farla contenta, si arrabbiava…
Moglie: (al terapeuta) Già, però quello che ancora non capisce è che se una sente un mese dopo l’altro la stessa sinfonia “tutto – quel – che – vuoi – cara – per – me – va – bene” una comincia a capire che a lui non gliene importa niente di quello che una vuole… [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.86-87]

Tutto questo ci porta all’importante concetto della ‘profezia che si autodetermina’ […] che dal punto di vista dell’interazione è forse il fenomeno più interessante nel settore della punteggiatura. Nella comunicazione, il ‘dare la cosa per scontata’ si può considerare l’equivalente della ‘profezia che si autodetermina’. E’ il comportamento che provoca negli altri una reazione alla quale quel dato comportamento sarebbe la risposta adeguata. […] L’aspetto tipico della sequenza (che poi è ciò che lo rende un problema di punteggiatura) è che l’individuo in questione crede di reagire a quegli atteggiamenti e non di provocarli. [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.88]

Una quantità imbarazzantemente grande di conflitti nelle coppie nascono proprio da un’errata punteggiatura, o ancor meglio dalla pretesa di inserire una punteggiatura ad un livello troppo maturo cronologicamente (relativamente al conflitto) per poterlo davvero fare. Se Fabio urta un vaso e Patrizia urla perchè era il regalo di sua nonna, non facciamo nessuna fatica a comprendere la punteggiatura; Fabio potrà scusarsi (e magari lamentarsi un pò perchè il vaso era in una posizione già di per sè precaria) e lei potrà sospirare e raccogliere i cocci (o magari tenergli il muso, non ha importanza).
Tuttavia questa possibilità non c’è sempre: a volte è talmente sottile la ragnatela che ha invischiato i comunicanti con un lento crogiolamento, che diventa assolutamente irrilevante porre una punteggiatura, perchè oramai entrambi hanno alle spalle lo stesso bagaglio e ne sono responsabili in egual modo.
Ha senso allora concentrarsi sull’analisi della loro situazione attuale e al modo per uscire dalle corde con cui si sono intrappolati. Ma facciamo una cosa per volta.

L’ultimo grande concetto che ci manca per poter trattare in modo soddisfacente l’argomento è quello di Metacomunicazione, per l’appunto. Dall’inizio del post non ho fatto altro che parlare di alcuni meccanismi della comunicazione, con relativi esempi laddove l’ho ritenuto necessario. Durante tutto questo post comunicherò sulla comunicazione: ergo metacomunicherò.
La necessità di definire la metacomunicazione è essenziale, perchè mai come in questo campo i livelli si mischiano. Se sto facendo una dimostrazione matematica e qualcuno mi fa una domanda, utilizza la lingua che padroneggia meglio al momento (può essere la sua lingua madre o l’inglese, se si trova in uno scambio culturale, o in qualsiasi altra lingua adatta alla circostanza). Se voglio fare una domanda riguardante la comunicazione, utilizzo la stessa lingua che uso quotidianamente, e le possibilità di creare ambiguità sono moltissime, perchè non c’è più alcuna distinzione tra la lingua che uso per comunicare e tra quella che uso per comunicare sulla comunicazione.
Comunicare sulla metacomunicazione è un livello ancora successivo, replicabile teoricamente all’infinito.
Ora, la metacomunicazione è essenziale per riuscire a chiarire la natura della relazione in corso tra due o più persone, così come per chiarire i ruoli di potere che ci sono all’interno.

I coniugi erano ricorsi allo psichiatra per i litigi (talvolta anche violenti) che scoppiavano tra di loro e che li lasciavano profondamente preoccupati perchè sentivano di aver fallito tutti e due come coniugi. Erano sposati da ventun anni. Il marito era un uomo d’affari di successo. All’inizio dello scambio verbale che riproduciamo, la moglie aveva solo osservato che per tutti quegli anni di matrimonio non aveva mai saputo in che rapporti fosse col marito.
Psichiatra: Lei vuole dire che avrebbe bisogno di ricevere da suo marito qualche indicazione per sapere se è contento di quello che lei fa.
Moglie: Sì.
Psichiatra: Ma suo marito non le fa delle osservazioni, positive o negative che siano?
Marito: E’ raro che io le faccia osservazioni…
Moglie: E’ proprio raro…
Psichiatra: Allora come- come sa che…
Moglie: (interrompendolo) Lui fa solo i complimenti. E’ questa la cosa che sconcerta. Mettiamo che mi si bruci qualcosa che ho cucinato -lui dice che è proprio ‘buono, molto buono’. Ma se preparo un piatto che è veramente buono, lui ripete la stessa frase: ‘Buono, molto buono’. Gliel’ho detto che non capisco quand’è che mi critica e quando mi fa i complimenti. Ma lui pensa che i complimenti mi spingano a far meglio, così quando proprio me li merito lui è al sicuro (li fa sempre). Stanno così le cose…Il valore dei complimenti l’ho perduto.
Psichiatra: Lei vuol dire che non sa in che rapporti è con una persona che le fa smepre i complimenti…
Moglie: (interrompendolo) No, io non so più quando è che mi critica e quando sono veri i complimenti che mi fa.
Anche se i coniugi sono entrambi pienamente consapevoli dello schema in cui sono impigliati, alla fine la consapevolezza non li aiuta a fare qualcosa che uscirne. [Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971), p.76]

Prendiamo ancora Fabio e Patrizia, e diciamo che lui sia il Master e lei sia la slave; lei è stata ‘collarizzata’ due mesi prima, e come moltissimi fanno, hanno stilato un contratto con tanto di firma e timbro. Quel contratto non è forse metacomunicativo? Non chiarisce la natura della loro relazione? Non stanno forse parlando della loro relazione su quel pezzo di carta? Poniamo il caso in cui Fabio e Patrizia metacomunichino senza sapere di farlo, senza distinguere consciamente i livelli. Mettiamo che Fabio abbia fatto qualcosa che ha ferito profondamente Patrizia a livello emotivo; qualcosa che doveva essere taboo, che doveva essere FUORI dal bdsm, e che invece era entrato con forza e l’aveva lasciata totalmente spogliata della sua sicurezza. Immaginiamoci Patrizia che gli dice – Non dovevi farlo -, e Fabio che le risponde – Non sei tu a dare gli ordini qui -.
Il problema? Patrizia sta metacomunicando, Fabio no. Fabio non ha distinto i livelli, e si sta comportando esattamente nel ruolo che gli è dato, non astraendosi. Ma per metacomunicare c’è bisogno di uscire dalla bolla di ruoli della dinamica relazionale. E’ come se due soldati di fazioni opposte in guerra abbandonassero le armi, si sedessero ad un tavolo e giocassero a scacchi decidendo le rispettive strategie.
Mi sembra estremamente chiarificatore citare il meraviglioso scritto teatrale di Edward Albee, Chi ha Paura di Virginia Woolf, dove la comunicazione tra i due protagonisti (che sono sposati) si piega al loro gioco e risulta così scarsa a livello metacomunicativo da mostrare gli effetti disastrosi di due ruoli che non riescono più a fare altro che distruggersi a vicenda.
Anzi, per essere sicura di dire con certezza tutto quello che voglio dire sull’argomento, cito me medesima copiando un paio di miniparagrafi da una ricerca che avevo fatto in passato, incentrata proprio sui paradossi della/nella comunicazione.

2. Il paradosso nella comunicazione

Entrando nello specifico dei paradossi pragmatici, questi hanno particolare valore nelle comunicazioni umane in quanto generano comportamenti che possono cadere nella schizofrenia e altre patologie.
Nell’interazione umana, si genera un paradosso quando:
・ Vi è una forte relazione di tipo complementare (ufficiale e subordinato, ad esempio).
・ Viene data un’ingiunzione che deve essere obbedita ma deve essere disobbedita per essere obbedita.
・ La persona che nella relazione ricopre la posizione one-down (sottomesso) non è in grado di uscire dallo schema paradossale in quanto non può metacomunicare*** (cioè comunicare sulla comunicazione paradossale).

La forma più frequente di paradossi nella pragmatica della comunicazione umana è un’ingiunzione che richiede un comportamento specifico, che proprio per sua natura non può che essere spontaneo. Ad esempio, chiunque riceva il messaggio “Sii spontaneo!” si ritrova in una posizione insostenibile, perché per obbedire ed essere spontaneo deve entrare in uno schema di non spontaneità, che è l’obbedienza. Alcune varianti possono essere:
(a) “Dovresti amarmi”
(b) “Non essere così ubbidiente”
(c) “Sai che puoi fare quello che vuoi, non preoccuparti se però poi piango”

Queste ingiunzioni sono paradossali in quanto richiedono la simmetria in un tipo di rapporto complementare.
Sottoporre una qualunque persona per lungo tempo ad un tipo di comunicazione di questo tipo significa ledere significativamente la sua salute mentale, in quanto uno stimolo paradossale non può che generare una risposta altrettanto paradossale. Il lavaggio del cervello infatti si fonda quasi esclusivamente sul paradosso pragmatico.

Lo studio condotto a metà del 1900 da Bateson, Jackson, Haley e Weakland ha gettato nuova luce sul comportamento schizofrenico, ipotizzando che fosse l’ambiente a generare la schizofrenia, e non la schizofrenia a degradare l’ambiente circostante. Secondo loro infatti lo schizofrenico “deve vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali in qualche modo saranno appropriate”. Studiando approfonditamente questo tipo di comunicazione, sono arrivati a coniare il termine doppio legame.
Questo è generato quando:
・ Due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica per una di esse, per alcune, o per tutte.
・ Viene dato un messaggio che è strutturato in modo tale che (a) asserisce qualcosa, (b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione, (c) queste due asserzioni si escludono a vicenda.
・ Si impedisce al ricettore del messaggio di uscir fuori dallo schema stabilito, o metacomunicando o chiudendosi in se stesso.

Possiamo evidentemente notare come alla base del doppio legame vi sia proprio un paradosso pragmatico nella sua definizione da manuale. In particolare, impedire al ricettore del messaggio di uscir fuori dallo schema lo costringe di fatto a reagire forzatamente all’ingiunzione, che in quanto paradossale lo porta a rispondere in modo anch’esso paradossale.
È importante poi sottolineare che questo tipo di relazione non è unidirezionale, ma ogni membro del rapporto avrà importanza eguale rispetto agli altri, e se un doppio legame produce un comportamento paradossale, sarà proprio questo a legare il legatore. Perde allora di senso la domanda “come”, o “perché” in quanto questi sistemi patologici sono circoli viziosi auto-perpetuantesi. Laddove vi è un doppio legame, si potrà diagnosticare nel membro “più disturbato” la schizofrenia.
Davanti ad un doppio legame, le possibili reazioni possono essere:
・ La persona penserà di essersi lasciata sfuggire un particolare importante per rendere sensato lo schema, idea ancora più motivata dal fatto che per tutti gli altri membri lo schema appare come logico. Sarà perciò ossessionata dallo scoprire questi elementi, e non trovandoli porterà la ricerca a fenomeni senza alcuna attinenza col significato e con gli elementi che cerca di trovare.
・ Opterà per la soluzione paramilitare, e cioè prendere tutte le ingiunzioni alla lettera, elidendo ogni idea personale. L’osservatore perciò potrebbe notare comportamenti insensati in quanto mancherebbe la capacità/volontà di distinguere ciò che è banale da ciò che è importante, ciò che è plausibile e ciò che non lo è.
・ Potrebbe scegliere di chiudere i canali di comunicazione ed isolarsi psicologicamente e fisicamente, per evitare di dover reagire all’ingiunzione. L’osservatore si troverebbe davanti ad un soggetto autistico. Per lo stesso motivo la persona potrebbe decidere di diventare iperattiva, al punto da sommergere tutti i messaggi in entrata.

Una volta che il messaggio paradossale è stato imposto alla persona che a sua volta ha risposto con un comportamento paradossale anch’esso, il paradosso è imposto agli altri comunicanti, completando il circolo vizioso. Ogni comunicazione infatti tende a creare un circuito a retroazione positiva, cioè dove una volta che A ha inviato un messaggio a B, questo invia un messaggio sull’output ad A che lo modifica.

***Sull’importanza della metacomunicazione, rimando al paragrafo successivo, su “Chi ha paura di Virginia Woolf”

2.1 Chi ha paura di Virginia Woolf?

“Chi ha paura di Virginia Woolf” è un dramma teatrale di Edward Albee, scritta nel 1962 e rappresentata in tutto il mondo.
La trama è abbastanza semplice: tratta di una coppia sposata, Martha e George che invitano una domenica la coppia Nick e Honey, molto più giovani di loro. Tutto il dramma ruota intorno al confronto tra queste due coppie e allo scontro incessante tra Martha e George che con numerose escalation continuano a lottare per avere l’ultima parola su tutto. Imbastiscono una serie di giochi psicologici che portano la coppia ospite ad essere coinvolta nel gioco perverso tra i due protagonisti, e a scoprire che questi due mantengono il mito di un figlio immaginario che George ucciderà (sotto lo sguardo incredulo di Martha) alla fine della storia.
Il rapporto dei due protagonisti è un perfetto esempio di doppio legame, dove entrambi sono invischiati in quelle regole che non sono in grado di modificare e che fanno sì che il loro schema comportamentale si replichi all’infinito.
L’importanza della metacomunicazione risulta subito evidente, laddove manca in entrambi la capacità di comunicare sul loro gioco per modificarlo. Mancando quella che è la figura del terapeuta, che sarebbe in grado di cambiare il doppio legame e le regole, i due protagonisti continuano a tentare di distruggersi a vicenda, in un’escalation che non si esaurisce nemmeno alla fine del dramma teatrale, che non segnala certo la risoluzione del conflitto.
Poiché non c’è nulla che distingue la loro metacomunicazione dalla comunicazione, le proposte per modificare il gioco o per cessarlo non vengono ascoltate dall’altro che le interpreta come se fossero parte del gioco stesso.
Un esempio è l’episodio in cui Martha, implorante, prega ripetutamente George di fermarsi, con questo risultato:

Martha: (con tenerezza, si muove per toccarlo) Ti prego, George, basta con i
giochi, io…
George: (le dà con violenza un colpo sulla mano) Non toccarmi! Le tue zampe
tienile pulite per gli studenti!
Martha: (grida spaventata, ma debolmente)
George: (le afferra i capelli e le tira indietro la testa) Adesso stammi bene a
sentire, Martha; hai avuto la serata e la notte tutte per te e adesso non puoi piantarla anche se non hai più sete di sangue. Noi andremo avanti e ti sistemerò in un modo che il tuo spettacolo di stanotte sembrerà un quadretto di Pasqua. Adesso ti voglio un tantino sveglia. (La schiaffeggia leggermente con la mano libera) Tira fuori un po’ di vita, bambina mia. (La schiaffeggia ancora)
Martha: (cercando di liberarsi) Fermati!
George: (la schiaffeggia ancora) Riprenditi! Ti voglio in piedi e in forma, tesoro
mio, perché sto per metterti a terra e allora bisogna che stai su. (La schiaffeggia ancora; le dà una spinta e la lascia andare; lei si riprende
Martha: Va bene, George. Che vuoi?
George: Una battaglia alla pari, bambina. Tutto qui.
Martha: L’avrai!
George: Voglio vederti furibonda!
Martha: SONO FURIBONDA!
George: Lo sarai molto di più.
Martha: NON DARTI PENSIERO DI QUESTO!
George: Sono contento per te, ragazza mia. Adesso giocheremo questo gioco
fino alla morte.
Martha: La tua!
George: Avrai una sorpresa. Ecco i ragazzi. Tieniti pronta.
Martha: (passeggia per la stanza come un pugile sul ring)Sono pronta. [pp.208-9]

2.2 Conseguenze del paradosso

Bisogna tener presente che ogni relazione possiede strumenti di omeostasi che cioè permettono al sistema di restare in equilibrio. Un messaggio paradossale che genera un comportamento paradossale che provoca una comunicazione paradossale, è un sistema omeostatico dove l’equilibrio non solo è stabile ma è addirittura auto-perpetuante. I sistemi di comunicazione insani presentano regole ben più rigide di quelle di un sistema sano, in quanto l’omeostasi condizionata dal circolo vizioso fa si che non sia accettabile il cambiamento, perciò qualsiasi strumento per ristabilire l’equilibrio farà si che la situazione continui in eterno uguale a se stessa.
Sottolineo il fatto che le regole rigide presenti nei sistemi insani ad un osservatore esterno potranno far sembrare laa situazione caotica.
Un’altra importante differenza tra i sistemi sani ed insani è che questi ultimi mancano di metaregole, cioè di regole per il cambiamento delle proprie regole, nel caso in cui si rivelino inadeguate. Questo è evidente se si pensa che il sistema è eterno nel suo circolo.

Possiamo ipotizzare tre diverse situazioni paradossali che possono generare tre quadri clinici patologici:
・ La persona viene biasimata per il modo in cui vede il mondo o per la percezione che ha di se stessa. La persona (spesso un bambino dai propri genitori) tenderà perciò a diffidare dei propri sensi. Verrà esortata a vedere le cose “nel modo giusto” e ad essere accusata di esser pazza per pensare le cose in un certo modo. Il quadro clinico della persona corrisponderà a quello della schizofrenia, in quanto non sarà più in grado di trovare nessi logici che gli altri vedono apparentemente con chiarezza e lei no.
・ La persona viene rimproverata per il fatto di provare sentimenti che non dovrebbe provare. Si sentirà perciò in colpa per la propria incapacità di provare sentimenti adeguati, e il senso di colpa potrebbe essere l’ennesimo sentimento non giustificato. Cercando di provare quello che gli viene detto di dover provare, il comportamento della persona corrisponderà al quadro clinico della depressione.
・ La persona riceve da individui per lei importanti asserzioni dove le si chiede un certo tipo di comportamento e il suo opposto, ritrovandosi nella situazione di poter obbedire solo disobbedendo. Il comportamento corrispondente è quello della delinquenza o di instabilità.

In definitiva, ciò che fa di una relazione paradossale un circolo senza fine è l’impossibilità di cambiare le regole dello schema (metaregole) o di comunicare sulla situazione paradossale (metacomunicazione). I membri infatti non possono vedere, rimanendo all’interno della relazione, le alternative che non sono in essa contenute.

Non dimentichiamoci però che la nostra esistenza è satura di paradossi. Molti rapporti assicurano la propria stabilità quando i partner considerano realmente la possibilità di lasciarsi. La comunicazione paradossale abbiamo già detto che genera patologie laddove si forma un doppio legame per lungo tempo e questo diventa il pilastro base della comunicazione stessa.

Citare questi paragrafetti mi ha permesso anche di inserire gli esempi delle conseguenze di questi tipi di comunicazione paradossale.
Se consideriamo il mondo BDSM dove il dolore non è mai solo dolore e un “Sei solo una puttana” non vale mai (o almeno, quasi mai) fuori dalla sessione, la metacomunicazione svolge un ruolo a dir poco vitale per la coppia.
Specialmente per coloro che praticano i loro fetishes 24/7 è necessario saper conversare su metalivelli, perchè non c’è nemmeno più l’ambiente circoscritto dal tempo della sessione, perciò smette di esserci un Dentro e un Fuori.
Me ne rendo conto sempre di più man mano che pratico all’interno del bdsm: la metacomunicazione è l’unica cosa che impedisce di cadere all’interno di un rapporto paradossale e deleterio. Vedo moltissime coppie (non necessariamente intese come coppie ‘romantiche’) che non metacomunicando consciamente si ritrovano invischiate in un circolo vizioso che li intrappola sempre di più, in una spirale di pretese e concessioni non capite.

“Il fatto è che una persona non può scegliere la sola alternativa che la aiuterebbe a scoprire quello che la gente vuol dire; non è in grado – se non viene molto aiutata – di discutere i messaggi degli altri. Ma se non è in grado di farlo, l’essere umano è simile a ogni sistema autoregolantesi che abbia perduto il suo regolatore; gira entro una spirale di deformazioni interminabili che sono però sempre sistematiche” [Bateson, Gregory, Jackson, Don D., Haley, Jay e Weakland, John, “Toward a Theory of Schizophrenia”, Behavioral Science (1956), 1, pp. 251-64]

L’ambiente cuck in particolare è pieno zeppo di queste situazioni, perchè si basa sulla stessa pratica paradossale del tradire senza tradire davvero. Le oscillazioni tra ciò che è oltraggioso all’interno della coppia e ciò che non lo è sono veloci e instabili, nonchè imprevedibili. Se la diade ha anche un doppio legame di tipo Mistress e sottomesso, abbiamo la perfetta ricetta per una situazione intricata destinata ad intricarsi ancora di più, dove i paletti limite vengono spostati più in là senza alcuna logica. Come se in un rapporto BDSM la safe-word (metacomunicazione per eccellenza, la porta di ‘salvezza’) venisse cambiata arbitrariamente da uno dei due ogni giorno senza che l’altro lo sappia, così da intrappolarlo all’interno del ruolo senza possibilità di scampo.
Persino nei contratti di collarizzazione più stretti, laddove viene indicata come regola finale “La slave non può decidere di interrompere la relazione”, c’è sempre la libertà di metacomunicare e modificare le regole attraverso delle metaregole.
E’ un tipo di libertà che non deve MAI, MAI essere revocata. E deve essere nella testa di tutti che questa libertà non PUO’ essere revocata perchè saltando di livello si può sempre arrivare a parlare da pari a pari con il partner che si ha di fronte.
La sottomissione è pur sempre un atto di volontà individuale, così come essere Master/Mistress o essere slave richiede la collaborazione di entrambi, ed entrambi hanno pieno diritto di conversare con l’altro per correggere la dinamica qualora stesse uscendo fuori dai binari.

Leggo di troppi rapporti che vanno alla deriva e che, con un occhio sufficientemente lungimirante, si mostrano destinate a circoli viziosi sempre più stretti finchè uno dei due (o entrambi) non soffocherà.
Pensiamoci.

Bibliografia: Watzlawick, Beavin, Don D. Jackson, “Pragmatica della comunicazione umana”, Roma Astrolabio (1971);
Watzlawick, “Il codino del Barone di Münchhausen”, Milano Feltrinelli (1989)

First Taste- ENGLISH VERSION

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I don’t even know where to start.
Should I start with how I feel? With telling what happened?

I have very few things on my mind, really. Every now and then, just when I force myself to think about something, a voice in my head that does not sound like mine tells me “What the hell have you done?”

I imagine a young woman who calls her best friend in the middle of the night, forces her to get out of bed and meet her somewhere; her friend is almost shocked, the young woman’s face literally is melting in tears. She says, “He … he cheated on me!” And a sob escapes.
Here, to this touching picture I’d add “Yes, but I asked him to do it.”
Another little voice in my head  is asking if I think I’m a normal person. Probably not.
Since I am closed like a clam and I can’t come up with an illuminating account, I’ll try starting from the outside. How do I feel physically?
There are various hypotheses about that, and I say hypothesis because at the moment my head seems quite unplugged from my body. There are several options: you could see that I’m not feeling that good, with slow but strong heartbeat, a boulder on the eyelids, a lump in my stomach (isn’t it supposed to be in someone’s throat? Not for me); someone may think that because of apathy I’m not really feeling anything, and all the symptoms above can be easily reconnected to the fact that I have my period and I’ve slept less than 4 hours. But these are irrelevant details.
It would be nice to write something important, any account that would remain in memory, serve me as an official starting point and the others as a random, weird story. Instead I believe that I will keep writing using this hateful tone, metacommunicating  on the metacommunication I should do, because it is better for me to put more and more levels.
Now another voice (yes, it’s starting to get crowded in here) asks “Which part of your brain have you burned?” Another one agrees with me that smelling correcting-fluid for years had to have some effect in the end. [[Warning, this product can lead to wicked acts, read carefully the package insert, do not use below 5 years of marriage]]
Am I married? No, but I like to think I’m not too far from it. At least I have those 5 years for real.
At this point someone might wonder whether it is worth continuing to read, while others might be thinking that if they don’t understand what they are reading about they will close the tab (firefox users are welcome) in 2 seconds. Well, be content: I asked my boyfriend to cheat on me.

I am one of those who call themselves Cuckquean. Ever heard about Cuckold (if you don’t know anything, close this blog, the world has still hope for you, keep it up)? Behold, I belong to its female counterpart. More dismissive? I like knowing that my man has sex with other women. No, I don’t have sex with other men. Otherwise we would be an open-couple, not a cuckquean couple.
I would like to stop just a moment and focus on how awkward I find the fact that in the community what describes our couple is my practice. I understand that it’s too long to say -we.are.a.couple.with.him.who.fucks.other.women.and.I.am.ok.with.it-  but saying  -Cuckquean Couple- is deeply wrong in my opinion. Logically speaking it presupposes that there are two cuckqueans; the term Cuckquean is not plural, which turns in favor of the interpretation that there is only one cuckquean; on the other hand the term Couple comes into conflict with the sentence, and we must interpret if it is referred to ‘cuckquean’ or it is ‘cuckquean’ that is actually referring to the Couple-category.
Anyway, essence doesn’t change.

Around the middle of March, on a regional train full of schoolchildren, my boyfriend and I started talking about cheating. It is a very common issue for me, because you can actually say that it has always been an obsession for me. That afternoon, however, something was different, and we both were racing towards the conclusion that a pair of horns would have  adorned beautifully my head.  [[“wearing the horns”: This refers to the fact that the man being cheated on is the last to know of his wife’s infidelity. He is wearing horns that can be seen by everybody but him. This also refers to a tradition claiming that in villages of unknown European location, the community would gather to collectively humiliate a man whose wife gives birth to a child recognizably not his own. According to this legend, a parade was held in which the hapless husband is forced to wear antlers on his head as a symbol of his wife’s infidelity. Whether or not this actually happened is unknown but the phrase has survived (Wikipedia: Cuckold)]]
Let me be clear right now: I am not sub towards him. Being humiliated doesn’t get me off, the only pleasure that I gain from what to me is a poisoned stab, is that I can return the favor.

So, on that train suddenly it became clear that I was interested in the issue. That it excited me. “Excited” as in “Intrigued.”
A quick paragraph about my life story will clarify why I felt enlightened at that time: as a child my hero was my best friend, wicked as hell, loved by her friends who were jealous that she used to flirt with me (and yes, I mean that kind of flirting);
my first real crush was on a guy who was so obsessed with his ex that during our dates he did nothing but talk about how he missed her. – Our first carnal knowledge was for me the beginning of a trauma that would have haunted me until the maturity age-;
my second crush, contemporary to the first, was on a guy met on the Internet about whom I still don’t know age/name/provenance/I have doubts even for his gender, who had a crowd of little fan girls;
the third came shortly after the first but always contemporary to the second, it was on another guy known on the net that after months of flirts and calls I found out he was in a story with a girl in the forum where we had met (imagine my apocalyptic shock);
then my first real boyfriend, loved to madness and destroyed with equal enthusiasm; there are few literary pieces that deal with such a rage among young lovers;
then my period of sexual confirmation began, I started going out only with people who live on the other side of the rainbow, and I shouted to the world (but first to my parents) my homosexuality -> during this time I discovered that women really know how to be bitches, and almost at my 19 birthday I decided to pass again through the rainbow;
all this has been followed by interesting months where I rediscovered the guy of my second crush, who AGAIN told me just a bit too late that he was with someone (I fake my apocalyptic shock);
at the same time a guy from the other side of Italy with whom I spend 10 days of paradise and 3 months of hell;
an ambiguous relationship with my best friend of that time who was working on my first boyfriend (the one with whom I had bipolar violent rampages);
and finally a poor bastard who had just left his girlfriend and was used by me in an unworthy manner to soothe my wounds.

Do you want the common denominator? They all had other fishes to fry (except my first boyfriend, but that’s another story) and I always had to run like damn to earn a bit of attention.
You could say ‘repetition compulsion’, but for those who don’t like technical terms we can say that competition has become a drug for me. And it has become what gives me self-esteem, what strengthens my character, what made me think at the end of every relationship: “All things end, and I survive.”
Now my relationship goes on with none other than my first boyfriend, with a flashback worthy of a 6$ harmony (I don’t want to belittle the relationship, I’m crazy about him – and maybe I’m actually crazy-, it’s just that I’m in a fuc**** bad mood at the moment). It was with him that I had that interesting talk about my new ‘hat’.

A ride on the internet told me that I would make a nice Cuckquean. From what I’ve read, 90% of those who have decided to talk about it have set the practice as part of the sub/dom relationship with their Master, were started to it by him, or created this torture on their own.
I say ‘torture’ because contrary to what usually happens to the male counterpart “I enjoy seeing her enjoying others”, the point here is another one. The point is the humiliation of being betrayed, having to endure that another woman touches what is more precious in our world, the fear of him turning around and going somewhere else without us. It’s like playing with fire, every time there is a risk that out there someone way much better than us in everything is waiting, and maybe we even long for it. It is considered an ‘Edge Play’, and it is not recommended for couples not consolidated and not exceptionally in love.

I’ve studied the situation from March to June, thinking about it all the time, anywhere. The question with which I fought was “Do I really want it?” The fear of making a mess and not being able to go back, to crack something that would no longer be straightened. The blind trust that he would not leave me, but the fear of not being able to look at him without thinking “those hands, those eyes, that body, all gave attention to someone else”
I talked about it to the point that I was able to joke about it, to get used to that idea. Almost like waiting for the Cinderella’s carriage.

But yesterday he said that after an entire night of “cuddles” with a friend of his, he might be able to do it.
The feeling? I dissipated the blood on the floor like electricity. Minutes of pure excitement, followed by a calm state of morbid interest (it seems an impossible paradox?And yet …) and my voice saying in a firm tone “If you can make it happen, do it.” The last glimmer of clarity led me to ask him not to go directly to sex, but to stop at some stage before.
She knows that he has a girlfriend but she doesn’t know about me being a cuckquean. He is making her a sub (he’s more like a mentor than a master) since she has ‘natural talent.’ I’m quite angry with her because knowing that I exist and being almost his sub isn’t stopping her from being all coquettish, and this is making me insanely jealous.

By the way, he went out with her again. And again. And again.

Saying I was nervous is an understatement: I watched 3 movies in a row, I ate nothing and spent the rest of the evening walking restlessly from one room to another. Suddenly I hated him for being out having fun, I would have wanted to tell him to go home and call me, I would have taken the car and driven there. But I forced myself to wait, because I was determined to overcome the difficult initial phase in order to really understand if this “thing” was right for me.
I’ve waited until he didn’t answer me on the phone anymore and I got nervous because I knew why. I forced myself to sleep, it took me over half an hour and finally I lost consciousness on an unspecified part of my iPod. Night without dreams and I woke up with palpitations at 6 am. I knew that because I had just watched the time on the phone. Suddenly my stomach tightened up so I looked better at the screen, and there was not even one message. Which meant only one thing: he was still with her.
Another similarity? It was like waking up from anesthesia before the operation was over.

For just a second I had this vision of him between her legs, I got anxious and I opened the window, letting the cold air in. I wrapped myself in the sheet and started to buffer my brain with loud music, trying to stop the spasms in my legs. Another clinical diagnosis might determine that I was having a panic attack. That’s where I started to treat myself with apathy. I am sure that on some scream by Linkin Park my face was able to contract in a weeping’s grimace, but I didn’t have the time to cry because he finally sent a message. The answer evidently showed to him that I was awake at that impossible hour and so he called me.

As he began to tell me the details (requested by me of course) I was already in complete apathy: I listened with interest, laughed at some scenes, commented on a few sentences and congratulated him because if it were me I would have fucked him like mad.
They didn’t know each other and yet she was already totally lost into him, begging him to fuck her.
He said sincerely that he would have rather spent the night with me, but I found out that I feel insane thinking about him with her. I was able to see some public photos of her on facebook, and I can’t even say that I don’t like her because I would go with her too without problems  (just for the record). She seems to have a more mature body than mine (no-chest, no-hips) and I cannot deny that this humiliates me. There is this silent war between me and her, and I’m so infantile that I left on him two hickeys just because I wanted her to see them.

I apologize, I’ve still haven’t written the goal of all this mess: to trigger my competitive instinct (something like “you’ll be so dazzled by me that you will not be able to focus on anything else”) we opted for the fusion of jealousy and instinctive sense of abandonment. I love that he can go with others, but still thinks that I’m everything that he wants; I love that his love for me is confirmed in such a dramatic way, right after my painful catharsis; I love that at the end of everything I have not only confirmed his love, but I also feel reborn after I’ve won the battle against the lover.
This situation doesn’t turn me on, all this cuckquean-thing doesn’t involve me sexually, and this makes it even more difficult. His position is far from being obvious or easy, and I really appreciate his ‘work’. The fact that he gets a clear personal pleasure is just another painful detail that I add to the recipe.

So, he spent the night with her and actually did what I had seen in my hallucination. Let’s say that they were doing petting, but she was the only one receiving attentions. It just depends on me to choose whether to continue to the last step (the sexual intercourse) or to stop here. My determination tells me that I must go on, because I was already prepared to the fact that the first times were the hardest, but I cannot deny that it’s hard to stay calm. In just few days because of three ‘innocent’ references I have lost sleep and appetite.
I know that I want to go on, but curiously, I’d need a clone of him during his dates in order to hold myself back from snapping. I would like a second xK00 hugging me and telling me “He is an idiot, I know, he shouldn’t have believed you,” while his real one is out with HER.
I feel guilty and embarrassed by what I want, the fact that for me it’s not a matter of sexual excitement just makes things more complicated.
I listened to him telling me about hot and painful stuff and I kept telling myself “You asked for it.”

I go through the stages of the ‘trauma’ at a breakneck speed, I would like to hurt myself to get his full attention, I regret it because I had his attention to begin with, and I realize that what I want is the attention of the him who bites her breasts and wants to open her legs. I wish that he had suddenly stopped and materialized next to me whiIe I was sleeping without peace. I wish he had felt so bad after receiving my answer to his “Here I am,” that morning at 6 am. I almost wish that to my “Go to her,” he had replied “No, you’re still too young and cannot be trusted alone.”

A part of me is already more relaxed  because this desire to blame him is only a rapid phase of blaming myself, which will be a rapid phase within the “I want him near me”, within the “The next time you’ll go with someone I’ll do something so grand that you will want to eat your eyes for not being there.” Everything is ok. I have just to survive to this.

My boyfriend has touched that girl. My man has touched another girl. MINE and OTHER .

I must have gone nuts.