La pace?

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Un altro aggiornamento ci sta, tanto per non accumulare troppe cose da dire o rischiare di mischiare emozioni e perdere sfumature caratteristiche di ogni passo.

Qualche giorno fa, la sera successiva alla chiamata sono crollata per l’ennesima volta. Alla sensazione di essere completamente sola nel sentire così tanto male mi sono di nuovo lasciata prendere dal panico. Perchè io parlo di emozioni istintive e lui di stabile razionalità; io di pazzie di un momento e lui di convinzioni radicate. Mi è sembrato di parlare lingue diverse, di non poter essere consolata perchè non si era allo stesso livello, non mi sembrava si stesse parlando nemmeno della stessa cosa. Ho pianto e le lacrime avevano un sapore molto più dimesso, come di una persona allo stremo delle forze che non ha più molte energie per dimenarsi. Forse sarà uno degli ultimi pianti che avrò riguardo al cuckqueaning, come se stessi esaurendo le lacrime.

In questi giorni Lui ed io stiamo rafforzando il loro rapporto virtuale, per accertarci che non si allontani visto che lui mi ha promesso un pò di vacanza dalle sessioni fisiche. Curiosamente sono piena di idee per loro, senza nemmeno volerlo ogni tanto mi scappa qualche ‘consiglio’ e scopro che a lui non dispiacciono questi miei coinvolgimenti. Io non vorrei starci in mezzo, ma da un certo punto di vista è come se controllassi anche io la cosa. Sì, è così in ogni caso considerata l’impostazione della dinamica che abbiamo costruito, però ora è come se riuscissi a sentirlo ”fisicamente”.

Ho chiesto di poter leggere gli sms che si mandavano e sono rimasta scioccata per la persona che ho trovato. Non sono stata in grado di riconoscere il MIO lui nemmeno per un momento. Parlava in modo diverso, persino la grammatica delle sue frasi era diversa, la punteggiatura era impostata in modo totalmente diverso. Sono rimasta scioccata lì per lì perchè è un uomo che io non conosco e mi sono spaventata. Ho dovuto chiedergli se tutti quei flirt, se tutto quello che scriveva che voleva farle e tutti quei messaggi espliciti cui io non sono abituata li pensava davvero. Ha negato con forza dicendo che è solo un vestito utile al nostro gioco e un pò mi sono tranquillizzata, ma risulto tremendamente paranoica quando gli chiedo di leggere cosa si scrivono. Per me è come vedere da bambina qualcosa di nuovo e volerci stare appiccicata per studiarlo meglio, anche se fosse la cosa più orribile mai esistita.

Lei gli manda foto ogni sera, continuo ostinatamente ad insultare il suo fisico. Poi mi incazzo tremendamente perchè so benissimo che non sto rivolgendomi a difetti davvero esistenti. Non trovo nulla che non vada in realtà, e la cosa mi disarma. Lei non ha nulla che non vada.

Scrive dei loro incontri (su richiesta di Lui) e io leggo prospettive più emotive e coinvolte, che modificano anche l’immagine di lui rispetto a quella che lui mi aveva dato. Lei sottolinea altri gesti, altri comportamenti, è come sentire un’altra storia e sapere che sta parlando di Lui mi spaventa ancora. Ho il terrore di sentire eventi che lui può aver omesso per un motivo o per l’altro; gesti che magari per lui sono assolutamente irrilevanti ma che per me possono avere un qualche significato.

Vuole sentirla al telefono mentre si masturba (idea mia, che cazzo…) e io già penso che devo assolutamente trovare qualcosa da fare nel frattempo perchè non so se riuscirò a sopportare che lei gli stia sospirando e dicendo chissà cosa dall’altra parte del telefono. Che lui possa dire qualcosa. Non voglio assolutamente fissare il suo volto e cercare ogni minima traccia di eccitazione o interesse per una FEMMINA che gli si mostra disponibile. Sicura del suo lato umano, mi spavento del suo lato animale. Mi dice che non vuole stare al telefono più di 10 minuti, che lei venga o meno, e voglio fare altro perchè altrimenti so che starò a controllare ogni minuto che passa. Se ci stesse di più?

Se durasse tutto di più?

L’altro giorno si parlava del fatto che avevamo deciso che questo gioco doveva durare il tempo che effettivamente ‘viveva’, ma per me è qualcosa che mi occupa la testa 24 ore su 24. Sono stata un’ingenua a pensare che sarebbe potuto essere un divertimento che avrei potuto ignorare quando volevo. Mi occupa costantemente la mente, di giorno e di notte, quando cerco di fantasticare si insinua a dipingere tutto di acido e quando sogno mi macchia con incubi.

In questi giorni sta un pò andando meglio, lo devo ammettere. Gli attacchi di disperazione sono meno acuti, la gelosia mi rimane sotto la pelle senza corrodere, ma voglio comunque stare attenta.

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Ieri sera gli ho chiesto di chiamarla per sentirla masturbare, volevo provare a ‘togliermi il pensiero’ in modo da poter stare più tranquilla nei giorni che venivano. Gli dico che non voglio assolutamente che ci stia più di 15 minuti (5 minuti di margine in caso non fosse già da sola), e mi metto in disparte. Immediatamente mi sento malissimo, mi sale la solita ansia e mi chiedo come posso passare quei 15 minuti d’inferno.
Poi mi viene in mente.

Mi alzo, mi avvicino a lui e tendo l’orecchio verso il cellulare. Lui continua a parlare con un tono che con me non usa (un tono impostato che non vorrei mi rivolgesse a meno che non stesse tentando di prendermi in giro in modo scherzoso) e io mi aggrappo alla sua maglia per tentare di calmarmi. Ci riesco, stranamente. Lo sento parlarle, da lontano sento i sospiri di lei mentre si masturba e io mi stupisco da sola perchè non sono più agitata. Niente ansia, niente agitazione. Mi dispiace solo perchè non riesco a sentire perfettamente quello che lei dice; mi ascolto mentre gli dico che la prossima volta vorrò un auricolare e lui mi chiede “la prossima volta?”. Mi viene da ridere.

Dò qualche altra idea per i suoi compiti, lui ne è entusiasta e a me fa piacere. Gli chiedo di poter leggere quello che lui le scrive PRIMA che invii il messaggio, e lui acconsente sorridendo.

Scopro che un tipo di vicinanza controllata mi fa sentire meglio, sento di avere potere quanto lui su di lei, avverto quel “gioco a 2” in un modo che prima non mi era permesso.

Forse (e dico FORSE) sto riuscendo a trovare la mia dimensione.

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