Bonaccia o Occhio del Ciclone

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Passati altri 10 giorni.
Nonostante non siano andati come speravo, almeno so che sono trascorsi. I giorni scorrono e mi sembra sempre una vittoria, rinnovata ogni 24 ore.

Inaspettatamente appena rientrati nella nostra casa abbiamo avuto per una settimana come ospite un caro amico che mi ha inconsapevolmente impedito di poter parlare liberamente e sistemare i conti in sospeso, così ho accumulato altra ansia.

La nostra Mare, Cuckmare, Toyslut o come preferite chiamarla, in questi 10 giorni ha continuato con la sua politica del chiedere rassicurazioni ed attenzioni.
Come avevo già anticipato le era stato detto di fare due video, che effettivamente ho visto. Devo ammettere che sentirsi gelose per una cosa simile è offensivo nei miei riguardi perchè ho raramente visto qualcosa di più noioso, però ammetto che essendo totalmente priva di esperienza era prevedibile un risultato simile. Detto ciò, ero gelosa comunque, perchè potevo vedere il suo viso.
La sua era un’espressione che non serve essere esperti di cinesica per capire. La sua eccitazione per lo stare davanti ad una telecamera, per il fatto che quel video era per LUI, per il fatto che le era stato ordinato di farlo, per il fatto che si stava immaginando LUI che la toccava; era come se la sua intera faccia stesse parlando a voce alta. Non mi serve a molto scrivere che avrei voluto soffocarla con il cuscino, ma ammetto che mi piace potermi confidare in quasi assoluta libertà.

Ho persino parlato con lei al telefono. Già, perchè si dia il caso che il mio lui e il caro amico la stessero aiutando per la maturità, e ad una certa lei ha preso questa assurda iniziativa (almeno una volta nella vita ha scelto di fare qualcosa) di chiedere la MIA opinione. Opinione, certo.
Così ho preso in mano il cellulare e ho parlato con lei di cose assolutamente ininfluenti. E’ stata educata, ha sottolineato implicitamente che avrebbe seguito quello che le avrei consigliato, ha urlato tra le righe “Non voglio crearti disturbo”, e ovviamente ha ascoltato la voce della rivale: ha tastato il mio atteggiamento verso di lei, ha controllato se io sospettassi qualcosa.
Odio questi movimenti fintamente furtivi.

Come se non bastasse tutto ciò, appena io e lui siamo finalmente riusciti a rimanere da soli lei ha ripreso per sms questa solfa del voler essere convinta. Del “Non rischiamo per una botta e via” così da poter ricevere come risposta “Non è una botta e via”.

In tutti questi giorni ho continuato a stare zitta praticamente su tutto, le uniche confessioni che non riuscivo a trattenere erano sfoghi contro di lei che venivano puntualmente tarpati da LUI che mi diceva che non dovevo prendermela con lei, che ha i suoi lati buoni, che dovrei vederla in modo diverso questa situazione, prenderne le cose positive.

Ieri ho disegnato sulla mia pelle con la grafite (vecchia abitudine autolesionista), e man mano che mi graffiavo con la punta della matita lui ha preso il posto della mia mano per scrivermi addosso. Il dolore fisico ha svolto il ruolo di valvola di sfogo e mi sono sentita meglio. Ne sono risultate due foto che poi lui ha mandato per email a lei perchè “Hai idea di quanto sarà invidiosa?”. Ho acconsentito anche io alla cosa, naturalmente.
Lei ne è stata entusiasta, io irritata ho continuato a scrivermi addosso.

La sera lui doveva chattare con lei, perchè voleva che anche lei si disegnasse addosso come avevo fatto io. Alla fine l’ho invitato a chiamarla direttamente, perchè così avrebbe potuto concludere in modo più veloce la faccenda, e volevo che lui fosse davanti a me perchè non volevo che mi fosse nascosto nulla. Ho sorriso al “Guarda che potresti sentire cose non piacevoli, sei sicura?”, ma poi “Ssssh adesso, non fare suoni”.
La telefonata è durata più o meno un’ora. Ho a stento riconosciuto la sua voce: quel tono impostato mi capita di sentirlo quando legge, mentre in quell’ambito era una voce maliziosamente autoritaria e di flirt.
Ho cercato di passare il tempo continuando con i miei disegni (che sono stati un pò più violenti), distraendolo spostandomi le mutandine (azione interrotta dal mio disgusto per l’aver disperatamente cercato di attirare la sua attenzione), girando per la stanza senza una meta precisa, aggiustando la qualità delle 3 ulteriori foto che le sarebbero state mandate.
Finalmente hanno chiuso la chiamata, lui le ha ribadito che voleva delle foto di disegni come quelli che avevo io. In tutto quel tempo l’umore mi era precipitato.

Oggi ha fatto un’altra mini scenetta, scrivendo che proprio non riesce ad usare la matita perchè non ne è capace e vuole aspettare che sia lui a farglielo. E’ una povera piccola sbadatella cui si deve prestare attenzione perchè è “ancora troppo piccola e non la si può lasciare da sola” [[si veda il post numero 1 di questo blog]]. Lui allora le ha detto di farsi delle foto ‘interessanti’.

Ora, mi rendo perfettamente conto che questo post è asettico. Potevo scrivere una lista cronologica degli eventi e avrebbe avuto lo stesso effetto. Però è difficile dire come mi sento.
Se nei primi giorni lo stato di disperazione era costante, in questi 10 ho avuto sbalzi d’umore degni di una schizofrenica. Un attimo ero felice e sollevata dell’essere con lui e l’attimo dopo mi veniva in mente che presto o tardi lui sarebbe di nuovo dovuto andare via. Un momento ero eccitata perchè lui mi stava toccando e l’attimo dopo pensavo che aveva toccato così anche lei.
Davvero, ho avuto le montagne russe nella testa, e le ho tuttora. Seriamente snervante.

La paranoia sta prendendo piede, e ogni volta che gli squilla il cellulare penso che sia lei. Vorrei chiedere ogni secondo che cosa gli ha scritto, se si son detti qualcosa, se gli ha mandato qualcosa per email ecc. Tra i due sono io quella che ci pensa in continuazione. Del resto non potrei mai smettere di monitorare “il nemico”.
Non dovrei considerarla tale ok. Non dovrei nemmeno sminuirla per non considerarla più una nemica. Cosa dovrei fare? Apprezzare i suoi lati positivi e chiederle di essere amiche del cuore per sempre?!

Ad esempio, ora il mio lui sta aggiustandole il pc (via pc. tautologico, lo so) e il sentirla nominare mi fa salire in gola insulti. In qualsiasi momento della giornata potrei sviscerare interi poemi per sminuire la sua persona, la sua esistenza, la sua utilità a livello sociale ed animale e molto altro ancora.
Non so esattamente se questa folle rabbia faccia effettivamente parte della scaletta. Non so nemmeno se questo senso del “c’è qualcosa di sbagliato” sia giustificato (come se stare con lui non mi risolvesse il problema e me ne stupissi).

Mi capita ancora di piangere, così come mi è capitato di ridere, di incazzarmi, di farmi del male e di tentare di fare del male, di distruggere qualcosa, di creare, di ferirmi e di curarmi.
E’ come se le stessi provando tutte per cercare di eliminare la sensazione del pugnale nello stomaco.
Lui dice che devo essere orgogliosa di me stessa, che sto affrontando davvero tanto. Io tutto quello che mi capita lo reinterpreto a posteriori come un qualcosa che se fossi in posizione di totale sub e sapessi trarne arrapamento mi piacerebbe parecchio. Probabilmente a molte cuckquean queste dinamiche (seppur rozze) richiamano alla mente degli schemi di umiliazione che loro stesse utilizzano con successo. Il problema è che io non voglio essere umiliata e tantomeno eccitata. Voglio essere orgogliosa di stare vincendo.
Ma non sento di stare vincendo, sento che tutto quello che ho intorno sta cercando di convincermi ad abbassare la testa per accettare questa situazione. Mi viene detto che non devo prendermela perchè è una cosa di importanza nulla, ma nel momento in cui la attacco mi viene detto che dovrei imparare ad accettarla. Se è così poco influente perchè non posso comportarmi come voglio? Perchè non posso insultarla ed urlare milioni di modi per farla pentire di essere nata? E soprattutto: perchè non posso volere una seconda voce che supporti questo mio odio?
In che modo posso sentirmi vincente? E soprattutto, cos’è che mi fa sentire perdente?
Se provo a pensarci più attentamente, ci sono stati singoli episodi in cui mi sono sentita superiore e in cui lei è stata piccola come un verme. Ad esempio quando l’ho sentita al telefono: il suo tono di voce, la mia posizione nei confronti dell’aiuto che mi chiedeva, tutto sottolineava che lei era infima rispetto a me; o ancora quando lui mi ha detto che non era riuscito a scoparla perchè non si era eccitato con lei; quando ho avuto la certezza di aver scopato meglio del solito e di avergli rinnovato l’enorme abisso che dovrebbe esserci tra me e lei; quando ho visto i risultati dei miei studi, lavori, creazioni e tutto quello che ho fatto per sublimare il dolore e fargli vedere di cosa ero capace in così poche ore.
Ma tutti questi eventi hanno prodotto qualcosa che durava pochi secondi e che è sempre stato immediatamente sostituito da un senso di profonda ingiustizia. Ad esempio: se mi sono graffiata con la matita e mi sono incisa un disegno bellissimo quasi come se le mie vene seguissero un motivo Art Nouveau, perchè cazzo dovrebbe farlo anche lei? Perchè deve imitare me? Ecco una cosa che mi fa incazzare: la sensazione che lei stia cercando di imitarmi.
Io mi faccio dei disegni? Lui le fa fare lo stesso. Io mi faccio delle foto per giocare al flirt telefonico? Lei fa lo stesso. Io chiedo rassicurazioni? Lei ne ottiene altrettante. Io mi sento in croce? Lei se ne costruisce una più alta della mia. Io sviluppo con totale naturalezza sfumature sub? Lei si fa insegnare come essere slave.
Non vorrei sembrare una bambina dell’asilo, ma tutto ciò mi fa incazzare.

Ci sono casi in cui non mi sentirei così? Non ne ho idea. Del resto ho già confermato che qualunque ragazza avesse scelto io l’avrei comunque considerata una troia (fidanzata o meno avrebbe scelto di aprire le gambe pur sapendo che lui è impegnato, e questo per me è essere puttane al 100%). L’unico caso in cui non avrei potuto dir lo stesso sarebbe stato se la tipa in questione fosse stata la cuckoldress di una coppia cuckold; cioè se lo facesse con assoluta cognizione di causa dell’intera situazione.
Ma trovare una donna simile avrebbe richiesto molto più tempo, e ancora adesso sento che sono stata catapultata in tutto questo mondo prima che potessi avere il tempo di prendere aria.

Resoconto finale di tutta questa pappardella: dopo ulteriori 10 giorni sono confusa. Non più disperata, ma sicuramente ferita.

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